KIDNEY TRANSPLANTATION IN THE ELDERLY PATIENT

Abstract

The increasing number of patients waiting for a kidney transplant is mainly due to the increase in the number of patients over 65 year old.

Kidney transplantation from cadaveric or living donors confer benefits in terms of improved patient survival in suitably selected elderly recipients. The net gain in survival becomes evident two years after transplantation.

The old for old allocation strategy aims to ensure an appropriate match of kidney and patient life expectancy, simultaneously providing a more immunogenic graft to a less immune-responsive recipient.

The entity of life expectancy gain after transplantation should be evaluated taking into account the improvement in dialysis life expectancy that has been observed in the last years, especially in the elderly patients.

By recognizing who the frail patients are, and by measuring their frailty, we can improve our ability to select older patients for transplantation.

The mostly adopted immunosuppressive regimens for older recipients are not different from those adopted in other patients, at least in the induction phase. The maintenance therapy is kept to the lower limits of standard immunosuppression.

Due to the unfavorable effect of a long dialysis vintage on graft and patient survival, it is important to lead older patients to transplantation with no delays.

It has been demonstrated that kidney transplantation from expanded criteria donor in patients 60 years or older is associated with higher survival rates than remaining on dialysis, whereas living donor renal transplantation is superior to all other options.

 

Keywords: Kidney transplantation, aging, immunosuppressive agents, frailty

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Introduzione

Il lento ma progressivo aumento dei trapianti renali riguarda prevalentemente riceventi di età più avanzata. In particolare la fascia di età ≥65 anni è quella che beneficia del maggior incremento (1).

Ciò può essere il risultato di un’efficace cura della malattia renale che ha innalzato l’età di ingresso in dialisi e anche della maggiore disponibilità di organi da donatore cadavere anziano; infatti grazie alla riduzione dei decessi per casa traumatiche, incidenti stradali o incidenti sul lavoro, è mutata la fonte di organi per trapianto che oggi è rappresentata prevalentemente da donatori deceduti per evento cerebrovascolare, quindi di fascia di età più avanzata. 

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La sospensione della dialisi e le cure palliative: da un caso clinico una riflessione generale

Abstract

La sospensione della dialisi è un evento che spesso si verifica precocemente. È comunque un possibile indicatore di scelte inadeguate in un panorama di difficile decifrazione caratterizzato da comorbilità, fragilità e disabilità.

Sono stati sviluppati strumenti sensibili per la conoscenza della prognosi a breve e medio termine e per la conoscenza multidimensionale del paziente che pongono la qualità di vita alla base delle decisioni.

Al pensiero medico attuale si richiede di integrare elementi clinici e fisiopatologici con una forma di intelligenza filosofica “totale” fondata su valori e modalità operative che consentano una comunicazione efficace con il paziente e i famigliari per un percorso di scelta condivisa.

La prassi clinica deve poter contare su un quadro normativo certo e la preparazione specifica nella disciplina delle Cure Palliative.

È inoltre indispensabile che in tutto il percorso di assistenza al fine vita si realizzi l’integrazione tra la competenza specialistica clinica e fisiopatologica con la competenza delle Cure Palliative, per la corretta comprensione dei sintomi e la loro appropriata gestione.

La visione della dialisi rimodulata o palliativa, comprese opzioni di trattamento estemporaneo dopo la sospensione, e il principio di intervento mirato al sollievo dei sintomi con ogni mezzo, devono essere perseguiti fino al momento della morte.

Il “buon uso” della dialisi nella terminalità presuppone un sistema logistico coerente stabile e dedicato a questa tipologia di paziente.

La domiciliarità è setting ideale in cui si può attuare una gestione integrata simultanea del “fine vita” da parte di Nefrologo e Palliativista.

Parole chiave: Sospensione dialisi, età anziana, comorbilità, fragilità, fine vita, rimodulazione trattamento

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Introduzione

Questo caso clinico, di alcuni anni fa, ci ha spinto, nella sua esemplare tragicità, a interrogarci sull’inadeguatezza del modello di assistenza in uso e ci ha spinto a iniziare un percorso per arrivare ad una prassi clinica pertinente alle necessità della medicina attuale. 

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La gestione della emodialisi nel paziente anziano

Abstract

Nowadays individuals > 65 years of age comprise the fastest growing subset of patients with ESRD in developed world. Although dialysis may be a life-extending treatment for patients of all ages, one-year mortality for older dialysis starts is very high. Moreover, in addition to limited life expectancy, many older adults experience functional decline and increased episodes of hospitalization after starting dialysis. In the elderly, a significant burden of harm may arise from the delivery of conventional haemodialysis, with frequent episodes of hypotension   having deleterious effects on both cardiac  and cerebral function.

This poor outcome is mainly due to frailty, a condition characterized by weakness, motility and balance issues, and a declined ability to resist stressors, leading to increased risks of adverse health outcomes a poor quality of life. Determination of the degree of frailty enables the clinician to evolve a holistic treatment plan with better outcome.

 

Key Words: haemodialysis, elderly, geriatric nephrology, frailty, palliative care.

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Introduzione

Negli ultimi decenni l’incidenza della malattia renale cronica è in progressivo aumento per l’effetto combinato dell’invecchiamento progressivo della popolazione generale e per la più alta prevalenza delle principali patologie che determinano un danno renale, ovvero diabete mellito, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari, senza dimenticare il sovrappeso e l’obesità (1).  

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