Maggio Giugno 2021

Self-efficacy and self-management in patients in hemodialysis: a narrative review of multidisciplinary theories

Abstract

Hemodialysis is the most common treatment in patients with end-stage chronic kidney disease and the wide accessibility of this therapy has prolonged the patients’ lifespan. However, it involves alterations in their emotional sphere and, often, a reduction in therapeutic compliance as the chronicity of kidney disease requires lifestyle changes difficult to maintain in the long term. The management of a chronic medical condition is in fact a complex process that necessarily requires multidisciplinary action.

The concepts of “Self-efficacy” and “Self-management” fall within the Self-Determination Theory and are relevant in this context because they refer to the beliefs that everyone has about their abilities to control behavior and determine the success in adhering to prescribed therapies.

Furthermore, the promotion of self-efficacy and self-management through an educational approach that makes use of so-called “eHealth” tools can help develop greater self-awareness in dialysis patient, a better control over their care choices and an increased adherence to therapeutic-dietary indications.

This article aims at highlighting the importance of implementing an approach based on eHealth in the management of hemodialysis patients. It also wants to raise awareness of the related multidisciplinary theories to be applied in this clinical context to promote greater therapeutic adherence, and therefore a better quality of life and care.

Keywords: self-efficacy, self-management, hemodialysis, kidney disease, eHealth

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Background

L’insufficienza renale (IRC), in particolare nello stadio più avanzato, è tra le più importanti cause di morte e disabilità in tutto il mondo [1]. L’emodialisi costituisce il trattamento più comune per chi soffre di IRC e il suo utilizzo ha portato a prolungare la vita dei pazienti [2], tuttavia esso comporta molteplici alterazioni, tra cui disturbi del sonno, neuropatia periferica, infezioni, anemia, prurito, disagio emotivo che influenzano diversi aspetti della qualità di vita dei pazienti [3].

Al pari delle altre malattie croniche, la gestione di questi pazienti richiede un processo multidisciplinare coordinato tra operatori sanitari e pazienti [4,5]. La cronicità della malattia renale impone infatti al paziente molte modifiche del proprio stile di vita che diventano spesso difficili da mantenere a lungo termine [6]. La qualità della vita del paziente emodializzato è significativamente compromessa dal vissuto emotivo di dipendenza, che costringe a vivere la propria esistenza con incertezza e preoccupazioni esistenziali costanti, nonché dai sintomi legati all’IRC, ad altre patologie coesistenti e alle caratteristiche del trattamento sostitutivo stesso [7]. Tali condizioni generano nei pazienti in emodialisi il bisogno di rivendicare continuamente il controllo della propria vita e, allo stesso tempo, avvertono una perdita di indipendenza e di mancanza di libertà. Inoltre, la visione del paziente è a volte in conflitto con l’opinione del professionista sanitario su ciò che è meglio per sé stesso (talvolta il paziente può preferire condizioni mediche meno ottimali dal punto di vista clinico o persino scegliere di interrompere la dialisi) in cambio di una maggiore libertà o controllo sugli aspetti della propria vita quotidiana [8]. Di conseguenza è importante che il paziente in dialisi, come accade per gli altri pazienti con patologie croniche, acquisisca un certo grado di autonomia nella gestione della propria condizione di salute attraverso lo sviluppo di abilità di self-care [5,9,10].

 

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