Posizionare un catetere venoso centrale e prevenire le contestazioni medico-legali

Abstract

Il cateterismo venoso centrale è una procedura di frequente riscontro nella pratica clinica quotidiana. L’introduzione degli ultrasuoni nel posizionamento del catetere venoso centrale ha significativamente ridotto il numero delle complicanze. Tuttavia, se da un lato l’outcome della procedura è migliorato significativamente, dall’altro è aumentato il numero dei contenziosi medico legali. Malgrado la normativa attuale abbia più volte sottolineato l’importanza di raccogliere adeguatamente il consenso informato, a tutt’oggi numerose sono le sentenze che evidenziano come tale procedura sia superficialmente eseguita. L’obiettivo del presente lavoro è quello di analizzare le varie fasi che sottendono il cateterismo venoso centrale con lo scopo ultimo di fornire suggerimenti utili ad evitare potenziali problemi medico legali.

Parole chiave: catetere venoso centrale, prevenzione, responsabilità medica, problematiche medico-legali

Introduzione

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento dei procedimenti penali e civili nei confronti dei medici, nonché delle richieste di risarcimento; tutto ciò nonostante i continui progressi della scienza medica e l’introduzione di nuove e più sicure tecniche operatorie, procedure e linee guida che avrebbero dovuto invece portare ad una riduzione del numero dei contenziosi. Questa tendenza è determinata dalla maggiore consapevolezza da parte dei pazienti[ dei propri diritti e dalla sensibilizzazione operata sia dalle associazioni di difesa dei diritti del malato che da un certo numero di avvocati. Tutto ciò ha portato ad un inasprimento del rapporto tra medico e paziente, con le ben note aggressioni ai camici bianchi e, soprattutto, con l’aumento del numero dei contenziosi. Nei tribunali italiani sono 300˙000 le cause pendenti contro medici e strutture sanitarie pubbliche e private, mentre ogni anno le nuove azioni legali sono 35˙000. Le denunce vengono presentate principalmente al Sud e nelle isole (44,5%), mentre la percentuale scende al 32,2% al Nord e si ferma al 23,2% al Centro. Le aree maggiormente a rischio contenzioso sono quella chirurgica (45,1% dei casi), materno-infantile (13,8%) e medica (12,1%) [1]. Il vero problema, tuttavia, è che il 95% dei procedimenti per lesioni personali colpose si conclude con il proscioglimento del medico [2,3]: in altri termini il medico è diventato la “seconda vittima” dell’errore, o meglio del “mancato errore” medico.

 

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