Settembre Ottobre 2019 - Original Articles

The accuracy of hospital discharge records and their use in identifying and staging chronic kidney disease

Abstract

Administrative databases contain precious information that can support the identification of specific pathologies. Specifically, chronic kidney disease (CKD) patients could be identified using hospital discharge records (HDR); these should contain information on the CKD stage using subcategories of the ICD9-CM classification’s 585 code (subcategories can be expressed just by adding a fourth digit to this code). To verify the accuracy of HDR data regarding the coding of CKD collected in the Italian region Emilia-Romagna, we analyzed the HDR records of patients enrolled in the PIRP project, which could easily be matched with eGFR data obtained through laboratory examinations. The PIRP database was used as the gold standard because it contains data on CKD patients followed up since 2004 in thirteen regional nephrology units and includes data obtained from reliable and homogeneous laboratory measurement.

All HDR of PIRP patients enrolled between 2009 and 2017 were retrieved and matched with available laboratory data on eGFR, collected within 15 days before or after discharge. We analyzed 4.168 HDR, which were classified as: a) unreported CKD (n=1.848, 44.3%); b) unspecified CKD, when code 585.9 (CKD, not specified) or 586 was used (n=446, 10.7%); c) wrong CKD (n=833, 20.0%); d) correct CKD (n=1041, 25.0%). We noticed the proportion of unreported CKD growing from 32.9% in 2009 to 56.6% in 2017, and the correspondent proportion of correct CKDs decreasing from 25.4% to 22.3%. Across disciplines, Nephrology showed the highest concordance (69.1%) between the CKD stage specified in the HDRs and the stage reported in the matched laboratory exam, while none of the other disciplines, except for Geriatrics, reached 20% concordance. When the CKD stage was incorrectly coded, it was generally underestimated; among HDRs with unreported or unspecified CKD at least half of the discharges were matched with lab exams reporting CKD in stage 4 or 5.

We found that the quality of CKD stage coding in the HDR record database was very poor, and insufficient to identify CKD patients unknown to nephrologists. Moreover, the growing proportion of unreported CKD could have an adverse effect on patients’ timely referral to a nephrologist, since general practitioners might remain unaware of their patients’ illness. Actions aimed at improving the training of the operators in charge of HDRs compilation and, most of all, at allowing the exploitation of the informative potential of HDRs for epidemiological research are thus needed.

 

Keywords: chronic kidney disease, hospital discharge records, administrative databases, CKD stage, identification of CKD

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Introduzione

I flussi dei dati amministrativi sanitari regionali, che vengono rilevati sistematicamente per ogni utilizzo delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale con criteri omogenei o molto simili nelle diverse regioni italiane, possono costituire una fonte preziosa per intercettare patologie di interesse. In particolare, i dati delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) potrebbero contribuire ad intercettare i pazienti con Malattia Renale Cronica (MRC). A partire dal 2009, la classificazione delle malattie ICD9-CM usata nelle SDO consente inoltre di specificare lo stadio della MRC mediante l’uso di una sottocategoria (codice a 4 cifre). La stadiazione della MRC potrebbe quindi essere utilizzata sia per fini epidemiologici, sia di programmazione sanitaria.

Il requisito fondamentale e necessario affinché i dati delle SDO possano essere utilizzati per l’identificazione e la stadiazione dei pazienti con MRC è rappresentato dal fatto che la diagnosi riportata nelle SDO sia stata formulata e codificata correttamente. Inoltre, anche gli esiti misurati da Piano Nazionale Esiti (PNE) si basano su algoritmi derivati dalle SDO. Alla luce di queste considerazioni, una buona qualità della codifica delle SDO diviene un obiettivo importante.

In letteratura esistono diversi studi internazionali che hanno esaminato la qualità della codifica della MRC nelle schede di dimissione ospedaliera. Un’ampia review condotta su 16 coorti prevalentemente nordamericane [1] ha mostrato che la sensibilità della classificazione MRC delle schede di dimissione ospedaliera era generalmente insufficiente (mediana 41%, range 3-88%), mentre i risultati erano migliori per il valore predittivo positivo (VPP) (mediana 78%, range 29-100%) e per la specificità (mediana 98%). Risultati analoghi sono stati ottenuti in Scozia nel 2013 [2] confrontando i codici di oltre 70.000 ricoveri con i corrispondenti dati degli esami di laboratorio, ottenendo valori di sensibilità inferiori al 10% e specificità >97%. Anche in Italia un recente studio [3], volto a verificare la validità di algoritmi disegnati per identificare quattro diverse patologie croniche (diabete, ipertensione, BPCO e ipotiroidismo) usando database amministrativi sanitari, ha mostrato una specificità prossima al 100% per tutte le condizioni studiate, ma una sensibilità particolarmente bassa quando la fonte ufficiale utilizzata erano le SDO dei ricoveri.

Per valutare la bontà della codifica occorre disporre di indicatori esterni che abbiano una accertata veridicità e che costituiscano il gold standard di confronto. Il database del progetto PIRP [4] può essere utilizzato come standard per verificare l’affidabilità dei dati presenti nelle SDO poiché raccoglie i dati di circa 30.000 pazienti con diagnosi accertata di MRC in fase conservativa, in cui la definizione dello stadio di malattia è basata sui valori degli esami di laboratorio verificati in più visite ambulatoriali presso i centri nefrologici di riferimento [5]. Tutti i pazienti presenti nel registro PIRP sono rintracciabili mediante codice anonimo individuale nei database sanitari della Regione Emilia-Romagna, perciò per ognuno di essi è possibile ottenere l’elenco dei ricoveri ospedalieri registrati nel database regionale SDO.

Obiettivo di questo studio è quindi quello di fornire una valutazione riguardo la qualità della codifica della MRC nelle SDO della regione Emilia-Romagna. In particolare, si è verificato se nelle SDO generate dalla dimissione ospedaliera di pazienti già presenti nel Registro PIRP la diagnosi di MRC fosse presente, se fosse specificato lo stadio della malattia e se lo stadio di MRC della SDO corrispondesse allo stadio di MRC presente nel Registro PIRP (usato come gold standard).

 

Materiali e metodi

Sono stati selezionati tutti i ricoveri ospedalieri dei pazienti in MRC in fase conservativa partecipanti al progetto PIRP effettuati tra il 1.1.2009 e il 31.12.2017. Da questa selezione iniziale di 131.402 ricoveri (Figura 1) sono stati esclusi quelli con dimissione dai reparti di Day Hospital e Day Surgery (n=1.381), quelli effettuati presso ospedali di altre regioni (n=3.036), quelli con diagnosi di insufficienza renale acuta (IRA, n=9.577), quelli nelle cui SDO era presente un codice relativo a una delle patologie renali 403.x (nefropatia ipertensiva cronica), 404.x (cardionefropatia ipertensiva), 581.x (sindrome nefrosica), 582.x (glomerulonefrite cronica), 583.x (nefrite e nefropatia, non specificate come acute o croniche), 590.0 (pielonefrite cronica), 590.80 (pielonefrite, non specificata) e 753.1 (malattia cistica del rene) privi di una contestuale indicazione di MRC (n=2.132). Questi ultimi ricoveri non sono classificabili rispetto ad uno stadio di MRC, né possono essere classificati come MRC assente o non specificata. Successivamente, sono stati esclusi i ricoveri in cui era stato riportato più di un codice 585.x (n=37) e quelli in cui era stato riportato il codice 585.6 (malattia renale cronica che necessita di dialisi cronica, n=8.317). Dei rimanenti 106.922 ricoveri sono stati mantenuti solo quelli (n=4.177) che si potevano appaiare ad un esame di laboratorio eseguito in prossimità del ricovero (±15 gg). Infine, sono stati esclusi i ricoveri durante i quali i pazienti avevano iniziato il trattamento dialitico (n=9), ottenendo un dataset finale di 4.168 ricoveri relativi a 3.225 pazienti.

Le strutture erogatrici dei ricoveri esaminati nel presente studio sono 19 Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere della Regione Emilia-Romagna e, con un numero limitato di ricoveri, l’Istituto Ortopedico Rizzoli. Le Aziende emiliano-romagnole di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini hanno avuto autonomia funzionale come aziende singole fino al 1.1.2014, mentre a partire da tale data hanno costituito l’ASL Romagna. Nei territori di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara vi è la co-presenza delle Aziende ospedaliere e delle Aziende sanitarie locali.

La valutazione di qualità delle SDO si è basata su di una classificazione delle schede in quattro categorie univoche ed esaustive:

  • ‘MRC assente’: non era stato riportato un codice ICD9-CM di malattia renale cronica 585.x (malattia renale cronica) o 586 (insufficienza renale, non specificata) in nessuna posizione della diagnosi;
  • ‘MRC non specificata’: la MRC era stata riportata con i codici 585.9 (malattia renale cronica, non specificata) oppure 586;
  • ‘MRC errata’: la quarta cifra del codice ICD9-CM etichettava uno stadio di MRC differente da quello registrato nel database PIRP dopo l’esame svolto in prossimità del ricovero;
  • ‘MRC corretta’: i due stadi corrispondevano.

Per ognuna delle quattro categorie si sono calcolate, oltre alla loro percentuale sul totale delle SDO esaminate, la distribuzione per disciplina di dimissione e per azienda sanitaria in cui è stato effettuato il ricovero, nonché lo stadio di malattia renale cronica secondo la classificazione KDIGO [6], in base alla stima del VFG calcolato con formula CKD-EPI, e il trend annuale dal 2009 al 2017 della qualità della codifica. Si è inoltre valutato se la qualità della codifica SDO della MRC era diversa tra le Aziende Sanitarie Locali e le Aziende Ospedaliere, considerando separatamente le AS nei territori dove coesisteva una AOSP/AOSPU. La valutazione della concordanza tra lo stadio dichiarato nelle SDO e il gold standard ricavato dal PIRP è stata eseguita calcolando il kappa di Cohen, limitatamente alle SDO classificate come MRC errata ed MRC corretta, e confrontando discipline di dimissione e Aziende. Questo indicatore misura la concordanza tra due valutazioni con una scala 0-1, dove 0 corrisponde alla concordanza che si può osservare in modo del tutto casuale e 1 alla perfetta concordanza. L’interpretazione del kappa di Cohen si è basata sulle indicazioni contenute in Landis e Koch [7]. Si sono infine calcolate, per ogni singolo stadio di MRC codificato nelle SDO: sensibilità (proporzione dei veri positivi), specificità (proporzione dei veri negativi), valore predittivo positivo (VPP, probabilità che lo stadio SDO sia corretto) e valore predittivo negativo (VPN).

 

Risultati

Descrizione della popolazione studiata

La popolazione studiata è descritta in Tabella 1, e comprende 4168 ricoveri di pazienti con età media 72,9 anni, in maggioranza maschi (68.1%), e con stadi di malattia dal 3a al 5, suddivisi come segue: CKD 4 (38.2%), 3a-3b (33.3%) e 5 (25.9%). I pazienti in stadio CKD 1 e 2 sommati ammontano solo al 2.6%, in linea con la loro prevalenza nella coorte del PIRP. Per la maggioranza dei pazienti, la patologia di base è la nefropatia ipertensiva (53.0%). I ricoveri selezionati hanno come discipline di dimissione preminenti le unità operative di Nefrologia, Medicina Generale e Cardiologia che, nell’insieme, comprendono oltre il 56% dei casi. La distribuzione dei ricoveri è molto equilibrata rispetto all’anno di dimissione, essendo ognuno dei nove anni di osservazione rappresentato da una percentuale di casi compresa tra il 9.7% e il 12.7%.

 

Qualità della codifica delle SDO per la MRC

MRC assente (SDO in cui non era riportato alcun codice diagnosi 585.x o 586): nelle 4.168 SDO selezionate, 1.848 (44.3%) non includevano alcun codice di MRC. Questa proporzione era inferiore tra i ricoveri di pazienti che nel registro PIRP risultavano in stadio 5 (20.5%) rispetto ai pazienti in stadio 3a-3b (61.3%) e in stadio 4 (44.4%). La mancata codifica di MRC si rilevava nell’1.6% delle SDO provenienti da una UO di Nefrologia; questa percentuale era molto più alta nelle altre principali discipline di dimissione, in particolare la mancata codifica risultava dell’81.1% in Urologia, del 79.9% in Chirurgia Generale, del 60.3% in Cardiologia, del 38.0% in Medicina generale. Rispetto alle Aziende Sanitarie, l’assenza della diagnosi di MRC variava dal 18.3% dell’ASL di Cesena e 29.2% dell’ASL di Piacenza fino al 63.1% dell’ASL di Bologna e 70.4% dell’ASL di Imola. La percentuale di SDO con MRC assente è sensibilmente cresciuta nel tempo, passando dal 32.9% del 2009 al 56.6% del 2017. Questo incremento si riscontra in modo uniforme nelle diverse Aziende Sanitarie e in ogni stadio CKD. Di particolare interesse l’incremento di MRC assente verificatosi per i pazienti in stadio 5, la cui percentuale è cresciuta dal 11.1% del 2009 al 34.2% del 2017 e la proporzione di MRC assente tra i ricoveri del 2017 di pazienti in stadio 3a-3b, risultata pari al 74.3%.

MRC non specificata (SDO in cui era riportato un codice diagnosi 585.9 o 586): le SDO con MRC non specificata erano 446, pari al 10.7% del totale e con proporzioni simili negli stadi dal 3a al 5. Secondo la disciplina di dimissione, le percentuali maggiori di MRC non specificata si sono trovate in Medicina d’Urgenza (20.9%), mentre nelle Unità Operative di Nefrologia queste SDO costituivano l’1.1% del totale. Riguardo alle Aziende Sanitarie, la percentuale più alta di MRC non specificate è stata dell’AOSPU di Ferrara (24.2%), e la percentuale inferiore dell’ASL di Bologna (3.9%). Un dato positivo è che il trend temporale delle MRC non specificate è marcatamente decrescente, essendo la percentuale passata dal 14.8% del 2009 al 7.5% del 2017.

MRC errata (SDO in cui lo stadio MRC era specificato, ma non coincidente con quello riportato nell’esame del Registro PIRP fatto in prossimità del ricovero): le SDO con MRC errata erano 833, il 20.0% del totale. Tra tutti i pazienti con codice 585.5 questa proporzione era del 8.5% (n=42), e rappresentava un errore per sovrastima dello stadio di MRC; infatti dal registro PIRP per questi pazienti si ricavava uno stadio CKD di gravità inferiore rispetto a quello registrato in SDO (Tabella 2). Nei ricoveri che avevano indicazione 585.4 le MRC errate ammontavano al 46.5% (n=277); tra di esse, l’89.2% riguardava pazienti con stadio 5 e il rimanente 10.8% pazienti con stadio 3a-3b. Tra i pazienti codificati come 585.3 le MRC errate erano il 54.8% (n=298), relative in grandissima parte (97.3%) a pazienti che in realtà si trovavano in stadio CKD 4 o 5. La quota di MRC errate era ancora più elevata tra le SDO con codifica 585.1 e 585.2, chiaramente trattandosi quasi esclusivamente di casi di sottostima dello stadio reale di MRC.

Nelle dimissioni dalle Nefrologie, le SDO con MRC errate erano il 28.2% (n=269). Le altre discipline con percentuali rilevanti di MRC errate erano Geriatria (37.3%) e Lungodegenza (35.2%). Tra le MRC errate provenienti da dimissione dalle Nefrologie, l’84.4% riguardava nefropatie codificate con uno stadio inferiore a quello del corrispondente esame ambulatoriale PIRP. Tra tutte le SDO con MRC errata, la percentuale di SDO che sottostimava lo stadio reale di MRC era superiore al 90% in tutte le principali discipline di dimissione, tranne che per Nefrologia e Cardiologia. L’ASL di Imola ha avuto la minore proporzione di MRC errate (12.3%), mentre superavano invece percentuali del 30% le ASL di Forlì (42.2%), Modena (34.6%) e Rimini (33.3%). Il trend temporale ha visto la percentuale di MRC errate scendere dal 26.9% del 2009 al 13.6% del 2017 e ha riguardato in particolare gli stadi CKD 3a-3b e 4.

MRC corretta (SDO in cui lo stadio MRC specificato coincideva con quello del corrispondente esame PIRP): le SDO con MRC corretta erano 1.041, il 25.0% del totale. La precisione ottenuta, calcolata rispetto alle sole SDO in cui uno stadio MRC era stato specificato (MRC corretta + MRC errata, n=1874), è stata pari al 55.5% ed era crescente con lo stadio, passando dall’8.3% dei codici 585.1 al 91.5% dei codici 585.5 (Tabella 2). La percentuale di MRC corrette calcolata sul totale dei ricoveri selezionati (inclusi quelli con MRC assente e non specificata) passava dal 17.7% per i codici 585.3 al 41.7% per i codici 585.5.

La Figura 2 consente di apprezzare la maggiore precisione tra le SDO in cui sono stati riportati gli stadi avanzati della malattia, e di verificare che l’imprecisione generalmente riguarda la codifica di uno stadio di malattia inferiore a quello reale. Le SDO in cui era stata riportata una MRC non specificata, oppure in cui la MRC era assente, includevano pazienti con condizioni di malattia renale maggiormente diversificate; tuttavia, la maggior parte di essi si trovava in uno stadio piuttosto avanzato di malattia, coerentemente alla distribuzione per severità dei pazienti della coorte PIRP.

Tra le discipline di dimissione, Nefrologia aveva nettamente il miglior agreement (69.1%); tra le altre discipline con almeno 50 schede di dimissione, solamente Geriatria superava il 20%, mentre Urologia, Oculistica, Oncologia, Dermatologia, e Ortopedia e Traumatologia avevano una quota inferiore al 3% di SDO con l’indicazione corretta dello stadio CKD (Figura 3). Relativamente alle Aziende, sono state 4 quelle con MRC corrette superiori al 30% del totale (ASL Cesena e ASL Piacenza hanno raggiunto rispettivamente il 52.8% e il 44.5%) e sono state 3 quelle che al contrario non hanno superato il 10% di concordanza. Il trend temporale delle MRC corrette appare in decremento dopo un iniziale miglioramento: nel 2017 la percentuale è stata del 22.3%, di circa 3 punti inferiore al valore medio complessivo (Figura 4).

La qualità della codifica della MRC è generalmente migliore nelle ASL dei territori in cui non è compresente una AOSP (Tabella 3): queste ASL hanno la più alta percentuale di MRC corrette (29.6%) e la minore percentuale di MRC assenti (41.4%) e non specificate (8.5%). All’estremo opposto stanno le altre ASL, quelle sul cui territorio opera anche una AOSP: nel nostro studio, i ricoveri presso queste ASL sono stati meno della metà di quelli delle AOSP, e hanno mostrato la minore percentuale di MRC corrette (13.5%) e le più alte percentuali di MRC assenti (53.4%) ed errate (23.9%).

Il kappa di Cohen calcolato su tutti i ricoveri in cui era specificato lo stadio di MRC è risultato pari a 0.50, indicativo di agreement moderato. Questo dato complessivo è influenzato dal valore più alto ottenuto da Nefrologia (kappa=0.69, agreement sostanziale), mentre tutte le altre principali discipline hanno mostrato una minore concordanza (valori non superiori a 0.37, agreement lieve o discreto). Nel tempo, la concordanza è migliorata passando da kappa=0.41 nel 2009 a kappa=0.53 nel 2017.

La sensibilità è risultata elevata solamente per lo stadio 5 (91.5%), e peggiorava con il diminuire dello stadio, limitandosi a valori attorno al 50% per gli stadi 3 e 4 (Tabella 4); il VPP ha mostrato valori attorno al 60% per gli stadi 1, 3 e 5 e inferiori al 50% per lo stadio 4. I ricoveri con dimissione dalle UUOO di Nefrologia avevano generalmente valori più alti di sensibilità e VPP rispetto ai ricoveri con dimissione dalle altre discipline. Specificità e VPN erano invece ovunque elevati tranne che per gli stadi 4 e 5, in cui la specificità è stata rispettivamente del 72.3% e 77.8%. L’area sotto la curva (AUC) superava l’80% solamente per i ricoveri dei pazienti in stadio 5.

 

Discussione

Il flusso informativo delle Schede di Dimissione Ospedaliera (flusso SDO) è lo strumento di raccolta delle informazioni relative a tutti gli episodi di ricovero erogati nelle strutture ospedaliere pubbliche e private presenti in tutto il territorio nazionale.

Le SDO nascono negli Stati Uniti per finalità di carattere prettamente amministrativo del setting ospedaliero, ma grazie alla ricchezza di informazioni in esse contenute sono divenute un irrinunciabile strumento per un’ampia gamma di analisi ed elaborazioni. Tali informazioni comprendono caratteristiche del ricovero (come istituto e disciplina di dimissione, regime di ricovero, modalità di dimissione, data di prenotazione, classe di priorità del ricovero), caratteristiche anagrafiche (fra cui età, sesso, residenza, livello di istruzione), e caratteristiche cliniche del paziente (ad esempio diagnosi principale, diagnosi concomitanti, procedure diagnostiche o terapeutiche). Le informazioni contenute nelle SDO possono essere utilizzate in ambiti che spaziano dal supporto dell’attività di programmazione sanitaria fino al monitoraggio dell’erogazione dell’assistenza ospedaliera e dei Livelli Essenziali di Assistenza, nonché all’impiego per analisi proxy degli altri livelli di assistenza. Inoltre, le SDO possono essere utilizzate per analisi di carattere più propriamente clinico-epidemiologico e di esito. A tal proposito, la banca dati SDO è un elemento fondamentale del Programma Nazionale Esiti (PNE). In particolare, per i ricoveri di carattere nefrologico l’introduzione della quarta cifra nel codice 585 permette di definire lo stadio di MRC, informazione estremamente preziosa perché ogni stadio è ben caratterizzato da una serie di alterazioni biochimiche e metaboliche che richiedono specifiche modalità di diagnosi e di trattamenti terapeutici [8, 9].

Purtroppo, la Scheda di Dimissione Ospedaliera, pur avendo un ricchissimo contenuto informativo ed una copertura pressoché totale delle strutture ospedaliere italiane, presenta dei limiti e delle criticità nell’utilizzo a fini epidemiologici e di ricerca, in particolare problemi di omogeneità della compilazione, di completezza ed accuratezza per alcune informazioni, dovuti anche alle variazioni dei sistemi di classificazione che sono stati introdotti nel corso degli anni. Un’indagine svolta recentemente in Sardegna tra medici dirigenti e medici in formazione specialistica [10] ha rivelato come la mancanza di formazione e la mancanza di motivazione, in particolare riguardo alle potenzialità della SDO per fini epidemiologici, siano percepite tra i principali ostacoli per la sua completa e corretta compilazione.

Noi abbiamo voluto valutare la reale affidabilità della classificazione della MRC disponibile nelle SDO utilizzando i dati raccolti in una singola regione, l’Emilia-Romagna, a cui viene riconosciuto a livello nazionale un ottimo sistema di codifica e raccolta dati, confermato anche nel più recente Rapporto Annuale sull’attività di ricovero ospedaliero. Secondo questo rapporto l’Emilia-Romagna è la quinta regione in Italia per correttezza di compilazione delle SDO [11]. Per quanto riguarda la MRC, dai nostri dati emerge che il VPP delle SDO dell’Emilia-Romagna è basso in ogni stadio di MRC, con la sola eccezione degli stadi 2 e 3 e limitatamente ai ricoveri con dimissioni da Nefrologia. La bassa capacità predittiva della codifica SDO per la MRC per i ricoveri eseguiti in reparti diversi dalla Nefrologia preclude sostanzialmente la possibilità di utilizzare le SDO come fonte dati per identificare pazienti con MRC non ancora noti ai nefrologi. I nostri risultati sono peraltro in linea con quelli di altri studi, eseguiti sia in ambito nefrologico [1, 2] che in ambiti similari sul territorio italiano [3] e che hanno trovato valori insufficienti di sensibilità e VPP.

Un elemento di preoccupazione è la rilevante percentuale di SDO in cui non è stata riportata l’indicazione della MRC. Tuttavia, va anche detto che ragioni pratiche e non cattiva volontà o preparazione potrebbero essere alla base di errori o mancanza di classificazione nelle SDO.

Una di queste è la raccomandazione dell’Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia-Romagna di adottare, come è nello spirito delle attuali SDO, una visione prettamente amministrativa, cioè di privilegiare quelle diagnosi e processi patologici che hanno determinato il maggior assorbimento di risorse durante il ricovero. È intuitivo che, con un’ottica di compilazione prettamente amministrativa, si perdano le informazioni di carattere epidemiologico. Inoltre, vi possono essere anche serie ricadute in termini di sorveglianza, perché se la condizione MRC non viene inclusa nelle SDO, non compare nella lettera di dimissione dal ricovero, e il medico di famiglia viene a perdere un’informazione necessaria, che con ogni probabilità lo avrebbe motivato a considerare la MRC ed eventualmente ad inviare il paziente presso gli specialisti nefrologi. Fornire strumenti per la vigilanza della progressione della MRC è infatti di vitale importanza per limitare il numero di pazienti late referral [12].

Alla mancata codifica di MRC nelle SDO si deve aggiungere che, anche quando lo stadio è stato compilato, questo era generalmente sottostimato: oltre il 50% dei pazienti codificati in stadio 3 e più del 40% di quelli codificati in stadio 4 erano in realtà in uno stadio più avanzato di malattia. Si potrebbe ipotizzare che questo errore dipenda dalla scelta casuale di uno stadio intermedio di malattia nelle situazioni in cui lo stadio di MRC non era noto nel momento della compilazione della scheda. Infatti, mentre ormai nella maggior parte dei referti di laboratori analisi per esterni, accanto al valore della creatinina, è riportato il valore del VFG stimato, questa informazione può mancare nei referti degli esami eseguiti in regime di ricovero; ove compare solamente il valore della creatinina, si rende necessario il calcolo della VFG e quindi l’assegnazione dello stadio.

Il nostro studio presenta alcuni limiti, in particolare la percentuale molto ridotta di pazienti in stadio 1 e 2 nella coorte del progetto PIRP, che non consente di estendere le nostre valutazioni agli stadi iniziali della malattia. Altro limite dello studio potrebbe essere la discrepanza temporale tra la data di dimissione del ricovero e la data dell’esame di laboratorio presente nel registro PIRP: seppur limitato a 15 giorni al massimo, questo periodo potrebbe in alcuni casi aver coinciso con una modificazione della funzione renale, determinando un effettivo cambio di stadio.

 

Conclusioni

Pur con i limiti sopra esposti, la precisione della codifica della diagnosi SDO risulta attualmente insufficiente per l’identificazione dei pazienti affetti da MRC anche in una regione come l’Emilia-Romagna, da sempre attenta all’affidabilità dei dati sanitari amministrativi. Il trend di miglioramento di qualità nel tempo va rafforzato e vanno ricercate le cause degli errori di codifica o della mancanza di classificazione. Occorre intensificare la formazione degli addetti alla compilazione delle SDO, sensibilizzandoli all’utilizzo della quarta cifra. Inoltre, potrebbe essere utile una “rivisitazione” del significato delle SDO, che non rappresentano solo un arido strumento di rendicontazione, ma hanno molte potenzialità per la ricerca epidemiologica.

Sul versante tecnologico, potrebbe essere di grande aiuto realizzare strumenti informatici di supporto agli operatori che prelevino dai collettori dei dati ospedalieri le informazioni utili alla corretta formulazione dello stadio di MRC. In particolare, crediamo che si potrebbe migliorare sensibilmente la qualità della codifica SDO se l’input del valore della creatinina attualmente previsto nel tracciato delle SDO, reso obbligatorio solo per i ricoveri con diagnosi di frattura del femore e infarto miocardico acuto, venisse reso obbligatorio per tutte le discipline. In questo modo, i dati del VFG stimato e dello stadio CKD sarebbero calcolabili in modo automatico e certamente più accurato.

Il messaggio finale del nostro lavoro vuole essere un invito al continuo miglioramento nella raccolta dei dati sanitari. Essi rappresentano una fonte inestimabile per la medicina del futuro, essendo i big data la base per sviluppare una medicina di iniziativa che è l’arma per la realizzazione di terapie di precisione.

 

 

Bibliografia

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