Novembre Dicembre 2016

Settantadue #Dialisi criminale di Simone Pieranni

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Comincia con: “Crampi, contratture, crampi facciali, alle mani, a muscoli che non sai di avere. Perché sei ridotto al minimo. Crampi che non ti puoi alzare né stendere, né contrarre, né rilassare, crampi da bestemmiare. Il minimo cui sei ridotto. Non un minimo negativo, però. È sufficiente: quanto basta, quanto serve, quanto è giusto”.

Continua con: “Vivendo attaccato alla macchina, la macchina ti conquista piano piano, con un movimento lento attraverso le linee”.

Finisce, dopo 245 pagine, con: “Allora ho scaricato il file, mi sono cambiato e sono entrato nella stanza qualche minuto dopo l’attacco, giusto il tempo di riprendermi dal dolore degli aghi e dai primi flussi di sangue che creano piccole vibrazioni sulle braccia, ho cominciato a leggere”.

Comincia e finisce così un libro duro come la realtà che Simone vive, un libro vero perché è la vita vissuta e raccontata in prima persona, un libro libero perché nemmeno la dialisi può farti prigioniero se hai una sensazione da raccontare. 

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