Comincia con: “Crampi, contratture, crampi facciali, alle mani, a muscoli che non sai di avere. Perché sei ridotto al minimo. Crampi che non ti puoi alzare né stendere, né contrarre, né rilassare, crampi da bestemmiare. Il minimo cui sei ridotto. Non un minimo negativo, però. È sufficiente: quanto basta, quanto serve, quanto è giusto”.
Continua con: “Vivendo attaccato alla macchina, la macchina ti conquista piano piano, con un movimento lento attraverso le linee”.
Finisce, dopo 245 pagine, con: “Allora ho scaricato il file, mi sono cambiato e sono entrato nella stanza qualche minuto dopo l’attacco, giusto il tempo di riprendermi dal dolore degli aghi e dai primi flussi di sangue che creano piccole vibrazioni sulle braccia, ho cominciato a leggere”.
Comincia e finisce così un libro duro come la realtà che Simone vive, un libro vero perché è la vita vissuta e raccontata in prima persona, un libro libero perché nemmeno la dialisi può farti prigioniero se hai una sensazione da raccontare.
Sono 245 pagine intense, da leggere tutte d’un fiato. Un libro che deve essere letto da chi opera in una Unità di Nefrologia o in un Centro di Dialisi.
Simone Pieranni mostra l’altra parte della “macchina”, quella parte che è la linea di contatto, ma anche di confine, tra chi è “al di qua” della macchina e chi invece è “al di là”; chi nella macchina ritrova un senso di vita e la vita stessa, ma anche frustazioni, disagio, insofferenza, dolore, ansia… e tanto altro che, nonostante la simbiosi che si viene a creare durante quelle 4 ore tra i pazienti, i medici e gli infermieri, nessuno che è “al di qua” può comprendere pienamente, per quanto si sforzi.
Il libro Settantadue #Dialisi criminale di Simone Pieranni (Figura 1 – immagine della copertina) è un ponte che ci fa attraversare questo sostanziale confine di vita e apre orizzonti raccontati ma ancora, per certi versi, misteriosi e sconosciuti, se non superficialmente ignorati!
“Fai la dialisi?” è ancora un terreno per pochi, ma un terreno intriso di sangue e paure, di sentimenti che vanno metabolizzati. Settantadue #Dialisi criminale ci aiuta. Forse è un libro scritto non per raccontare un’autobiografia, ma proprio per far comprendere pienamente, a chi è “al di qua” della macchina, i sentimenti del mondo di là. Noi nefrologi e infermieri di dialisi tocchiamo queso mondo ogni giorno ma, forse, ci è ancora sconosciuto. Chi lavora in dialisi troverà situazioni già note, ma osservate con l’occhio acuto e attento di un giornalista, professione che smette di esercitare per 4 ore a giorni alterni quando fa anche la dialisi.
Buona lettura.


