Italians and nephrology: Doxa opinion survey

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Introduzione

Lo studio delle malattie renali è presente sin dall’antichità [1] e nella antica medicina cinese il rene era l’organo yin deputato al controllo dell’acqua corporea mentre il cuore era l’organo yang deputato al controllo del “fuoco corporeo”. Nonostante sia così datata la conoscenza del rene come importante organo delle funzioni del nostro corpo, la nefrologia come specialità nasce solo nella seconda metà del ventesimo secolo ed il termine nefrologia comincia comparire nei dizionari medici solo intorno al 1840 [2]. In realtà dopo la seconda guerra mondiale, nasce un grande interesse per le malattie renali e nel 1949 compare in Francia la ”Societé de Patologie Renale” e nel 1950 in Inghilterra la “Renal Association”. La Società Italiana di Nefrologia nasce nel 1957 ed è la prima società nazionale ad inserire il termine nefrologia nella sua definizione.

Lo sviluppo relativamente recente della Nefrologia insieme all’interesse verso un apparato, quello urinario, che è condiviso con un’altra specialità l’urologia, ha fatto sì che la conoscenza di questa branca medica risulti scarsa per i comuni cittadini. La nefrologia viene, inoltre, molto spesso, confusa da parte della popolazione e talvolta anche dagli stessi medici e dalle istituzioni con l’urologia.

Questa apparente ridotta percezione del ruolo della nefrologia nell’ambito sanitario, è invece in contrapposizione con l’elevata prevalenza delle patologie renali e con la gravità dell’interessamento renale che spesso può condizionare la sopravvivenza stessa degli individui.

Due studi hanno valutato la prevalenza della malattia renale cronica (MRC) in Italia.

Lo studio INCIPE è stato condotto su un campione di 3.870 soggetti dell’area del Nord Est Italia ed ha evidenziato una prevalenza di MRC del 13.2 % nella popolazione generale [3] (full text). Più recentemente la survey CARHES, condotta su un campione di 7.550 (440 /1.5 milioni di abitanti) soggetti residenti in Italia ha mostrato una prevalenza del 7% [4].

Da questi dati si deduce che, almeno due milioni di cittadini italiani sono portatori di MRC e quindi la Nefrologia nelle sue diverse articolazioni dovrebbe essere ampiamente conosciuta ed essere una specialità di riferimento anche per i decisori politici e le istituzioni sanitarie. In realtà, come si diceva in precedenza, la sensazione dei nefrologi è che il loro mestiere, così come i campi di loro competenza, non siano così noti al grande pubblico.

La Società italiana di Nefrologia si è proposta di indagare riguardo alle ragioni di questa discrepanza ed ha incaricato la DOXA PHARMA di condurre un’indagine demoscopica. L’indagine è stata realizzata con lo scopo di comprendere meglio la percezione attuale della nefrologia da parte dei cittadini italiani – nonché di valutare la consapevolezza della figura e dell’attività del nefrologo.

L’indagine ha interessato un campione di 1.000 individui, rappresentativo della popolazione italiana rispetto ai principali parametri socio-demografici (sesso, età, scolarità e area geografica), in un periodo di rilevazione che si è protratto dal 21 al 30 gennaio 2016.

Per alcuni dati, simili nella formulazione, è stato possibile il confronto con quelli delle precedenti survey del 2008 e 2010 (GFK Eurisko, febbraio 2018 – giugno 2010). L’indagine è stata condotta in continuità con queste ultime, pur con i dovuti cambiamenti dettati dall’evoluzione del contesto.

E’ stata utilizzata una metodologia di rilevazione di tipo quantitativo, attraverso la somministrazione di un questionario semi-strutturato di circa 30 domande (33 domande + domande di profilazione del campione) mediante intervista telefonica registrata su computer (metodologia CATI – Computer Assisted Telephone Interview).

Gli intervistati (48% uomini e 52% donne) provenivano da tutto il territorio nazionale (Nord Ovest 27%, Nord Est 19%, Centro 20%, Sud e Isole 34%). La distribuzione per fasce d’età è evidenziata in Figura 1.

 

Alla domanda quale tra le specializzazione mediche gli è nota, la Nefrologia è quella che registra la minore notorietà (Figura 2): nonostante il sollecito, solo poco più di 1 intervistato su 2 (57%) dichiara, infatti, di averne sentito parlare. Invece la quasi la totalità degli intervistati conosce la Cardiologia (95%). Tra quelli che conoscono la Nefrologia non vi sono particolari differenze nelle aree geografiche italiane mentre vi è una più frequente conoscenza, statisticamente significativa, nella fascia di età tra i 45-64 anni e nelle donne; l’urologia è maggiormente nota rispetto alla nefrologia anche presso le donne (88 vs 57% degli intervistati). Del 57% che hanno qualche conoscenza di cosa sia la nefrologia, solo 2/3 riconoscono nel nefrologo la figura che si occupa delle malattie renali.

Il collegamento Nefrologia–organo colpito (RENI), è conosciuto dal 40% dei soggetti, tuttavia anche tra coloro che dichiarano di conoscere la specializzazione, la definizione fornita è comunque generica (“cura i reni”, “si occupa di problemi, malattie”…). Il 43% non conosce la nefrologia (Figura 3).

Il 40% degli italiani identifica correttamente il Nefrologo come medico di riferimento per la prevenzione e la cura delle malattie renali. Tuttavia vi è un’ampia l’area di sovrapposizione rispetto alla figura dell’urologo, citato da circa 1 italiano su 4 come “medico dei reni” (Figura 4).

In sintesi il 57% conosce la Nefrologia: in prevalenza donne tra i 45 e 64 anni, con elevato livello di scolarizzazione, lavorano come dirigenti, quadri o impiegati e vivono in grandi centri abitati (Figura 5).

La stragrande maggioranza degli intervistati (circa 85-90%) ha sentito parlare di insufficienza renale o malattia renale; una discreta percentuale cita come conoscenza generica che “i reni producono urina”; come conoscenza specifica circa la metà sa che “quando si gonfiano le gambe, i reni non funzionano bene” e solo un terzo sa che se “I reni non funzionano bene, si soffre di pressione alta, anemia e altri disturbi”. Si colgono differenze significative nel Centro rispetto al resto d’Italia, tra le donne rispetto agli uomini e negli over 64 (Figura 6).

 

La Malattia renale: cause e fattori, fonti informative o conoscenza diretta

La conoscenza generale delle funzioni dei reni e specifica della malattia renale si conferma dunque elevata (almeno a livello nominale). Tuttavia, le principali fonti informative sono generiche (passaparola di amici/parenti o programmi televisivi/stampa) e non accreditate (solo un 13% cita il medico). Non vi sono state rispetto alla precedenti indagini modifiche sostanziali (Figura 7) e la metà circa degli intervistati ha conoscenza diretta perché ha conosciuto un malato (Figura 8).

Desta preoccupazione la poca definita conoscenza delle possibili cause della malattia renale: solo 1 intervistato su 2 cita spontaneamente almeno una causa e per lo più si tratta – nuovamente – di citazioni generiche (in primis la cattiva alimentazione) e molto frammentate.

Solo il 40% del campione sa che “si può soffrire di una malattia renale senza avere sintomi” (Figura 9), anche se nel tempo tale conoscenza aumenta.

Scarsa è la penetrazione delle campagne sui problemi/ malattie renali (16%). Riguardo ai mezzi di comunicazione, risulta evidente la potenza comunicativa del mezzo televisivo rispetto ad altri mezzi di comunicazione, ma vi è anche la dimostrazione di quanto poco funzionali siano, per ora, internet e siti specializzati in salute, nella diffusione della conoscenza della specializzazione (Figura 10).

 

L’importanza dei comportamenti preventivi

Gli italiani fanno prevenzione?

I comportamenti preventivi messi in atto riguardano ancora una quota minoritaria dei rispondenti: 7 su 10 (dell’85% che ha sentito parlare di malattia renale) dichiarano infatti di non aver effettuato controlli mirati a problematiche ai reni, pur mettendo in atto generiche attività preventive (esami degli urine e controllo della pressione). Mentre 3 su 10 affermano: “No, non si può fare nulla per prevenire” (Figura 11a, Figura 11b).

Altrettanto contenuta risulta essere la quota di coloro che dichiarano di aver effettuato una visita dal Nefrologo (solo il 5% del campione), (Figura 12) ma 8 persone su 10 hanno effettuato un esame delle urine negli ultimi due anni; questo dato può consolare se una buona interpretazione del dato fosse possibile (Figura 13).

La pressione arteriosa è stata misurata almeno una volta nella quasi dalla totalità degli intervistati (96%), tuttavia il controllo dei valori viene ritenuto importante a tutte le età o dopo i 40 anni solo nel 39 e 40% (Figura 14 e Figura 15).

Come esperienza diretta il 5% degli intervistati si è rivolto al nefrologo (direttamente il 3%, dopo il parere di altri medici il 2%) per calcolosi renale, problemi ai reni in generale, pressione arteriosa alta, infezioni urinarie, problemi alle ossa o gonfiori agli arti (Figura 12).

Interessante comunque sottolineare come, per la minoranza che l’ha provata, l’esperienza della visita dal Nefrologo è risultata complessivamente positiva (l’86% si dichiara molto + abbastanza soddisfatto), anche in virtù dell’esito risolutivo della stessa (il 77% dichiara di aver trovato una soluzione al problema). “Informazioni chiare sullo stato di salute”, “Coinvolgimento del paziente nella scelta della terapia opportuna da adottare” e “Proposizione della terapia stessa più adatta ai bisogni del paziente” sono, infatti, le qualità più apprezzate derivanti dall’esperienza diretta con lo specialista (Figura 16 e Figura 17).

 

Sintesi conclusiva dei dati

Tra le specializzazioni mediche citate, la NEFROLOGIA è quella che registra la minore notorietà: anche a livello sollecitato poco più di 1 intervistato su 2 dichiara di averne sentito parlare.

È generalmente noto il collegamento nefrologia – organo colpito (RENI), tuttavia anche tra coloro che dichiarano di conoscere la specializzazione la definizione fornita è per lo più generica e un 20% circa non è in grado neppure di esprimerla.

Il 40% degli italiani identifica correttamente il NEFROLOGO come medico di riferimento per la prevenzione e la cura delle malattie renali. Tuttavia è ampia l’area di sovrapposizione rispetto alla figura dell’urologo: circa 1 italiano su 4 lo cita al posto del nefrologo come riferimento per cura e prevenzione.

Fatto salvo coloro che conoscono la malattia direttamente (tramite familiari e/o conoscenti che sono affetti da patologie renali), la nefrologia e la figura del nefrologo sono maggiormente noti tra donne, età compresa tra 45-64 anni, livello di scolarizzazione elevato e residenti in grandi centri abitati.

Si conferma elevata (almeno a livello nominale) la conoscenza delle funzioni dei reni in generale, così come nello specifico della malattia renale. Tuttavia le principali fonti informative risultano essere generiche (passaparola di amici/parenti o programmi televisivi/stampa) e non accreditate (solo un 13% cita il medico).

Poco definita anche la conoscenza delle possibili cause della malattia renale: a livello spontaneo solo 1 intervistato su 2 cita almeno una causa e per lo più si tratta di citazioni estremamente generiche (la più menzionata è la cattiva alimentazione).

Sebbene in leggero aumento rispetto alle indagini precedenti, i comportamenti preventivi messi in atto riguardano ancora una quota minoritaria dei rispondenti: 7 su 10 dichiarano infatti di non aver effettuato controlli mirati a problematiche ai reni, pur mettendo in atto generiche attività preventive (controllo degli esami delle urine e controllo della pressione).

Decisamente contenuta la quota di coloro che dichiarano di aver effettuato una visita dal nefrologo (5% del campione), ma è interessante notare che, per la minoranza che si è sottoposta a visita nefrologica , tale esperienza è risultata complessivamente positiva (l’86% si dichiara molto + abbastanza soddisfatto), anche in virtù dell’esito risolutivo della stessa.

Da questo ultimo riscontro emerge, come noi nefrologi, nel concreto gestiamo bene la nostra professionalità, riuscendo a rispondere alle esigenze dei pazienti e ottenendo un alto grado di soddisfazione. Purtroppo tutto questo non si riflette in una migliore conoscenza di quello che facciamo e di quello di cui ci occupiamo. E questo pregiudica indubbiamente il “valore“ della specialità. Sarà necessario per il futuro mettere in atto campagne volte ad una maggiore conoscenza non solo della nefrologia, ma soprattutto delle malattie renali nelle loro varie articolazioni che vanno dalla prevenzione alle terapie mediche e sostitutive. Solo così si riuscirà a combattere patologie nefrologiche che sono estremamente invalidanti e che spesso pregiudicano qualità di vita e sopravvivenza.

 

Bibliografia

[1] Eknoyan G Beginnings-The Kidney and Nephrology in Ancient Mesopotamian Culture. Seminars in dialysis 2016 May;29(3):236-46

[2] Dunglison R. A new dictionary of Medical Sciences and Literature. Boston, Charles Browen, 1942.

[3] Gambaro G, Yabarek T, Graziani MS et al. Prevalence of CKD in northeastern Italy: results of the INCIPE study and comparison with NHANES. Clinical journal of the American Society of Nephrology : CJASN 2010 Nov;5(11):1946-53 (full text)

[4] De Nicola L, Donfrancesco C, Minutolo R et al. Prevalence and cardiovascular risk profile of chronic kidney disease in Italy: results of the 2008-12 National Health Examination Survey. Nephrology, dialysis, transplantation : official publication of the European Dialysis and Transplant Association – European Renal Association 2015 May;30(5):806-14