Dietary habits of Italians and nutritional guidelines for the prevention of Chronic Kidney Disease

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Introduzione

La parola “Dieta” identifica le abitudini alimentari e l’organizzazione di più pasti nel tempo.

La cultura alimentare di un popolo è legata all’ambiente geografico e climatico, alle tradizioni e alle condizioni sociali ed economiche.

Per “Dieta mediterranea” si intende un insieme di abitudini alimentari caratteristico delle popolazioni che vivono nel bacino del Mediterraneo. Tale termine fu coniato nel 1953 dal grande nutrizionista Ancel Keys che portò avanti uno studio [1] sulle abitudini alimentari di diversi Paesi: Stati Uniti, Giappone, Grecia, Italia, Iugoslavia, Olanda, Finlandia. Dimostrò che la mortalità per Malattia Cardiovascolare (CV) era inferiore nei paesi del mediterraneo, probabilmente per lo scarso apporto di grassi saturi e la ricchezza di cibi contenenti sostanze antiossidanti come la frutta e la verdura e acidi grassi polinsaturi come gli omega 3 e 6 contenuti nel pesce azzurro pescato o nell’olio extravergine di oliva.

Le caratteristiche più tipiche della dieta mediterranea italiana erano rappresentate dalla semplicità e genuinità dei cibi, dalla stagionalità, freschezza e varietà di frutta e verdura, dalla ricchezza di molte spezie a basso costo, come l’aglio e il peperoncino, dalla scarsità di condimenti con l’uso solo di olio extravergine di oliva, dalla scarsità del sale da cucina e della carne rossa, costosissimi, dalla abbondanza di pesce azzurro, ma anche di bevande, quali vino e caffè o da piatti unici come la pizza o la pasta con i legumi.

La dieta mediterranea oggi purtroppo ha perduto molte delle sue caratteristiche benefiche per la salute: dalla frugalità del grano si è passati a cibi veloci come quelli dei fast-food o cibi precotti ricchi di grassi saturi; inoltre il costo energetico della vita in termini di calorie si è ridotto drasticamente per la vita sedentaria e l’uso di mezzi di locomozione: i nostri antenati spendevano circa 3000 kcal/dì che integravano con cereali e legumi (energia e proteine a basso costo).

I ritmi della vita moderna fanno si che si mangi fuori di casa più spesso, si consumino più cibi a elevata densità energetica e più bevande zuccherate e si spenda meno tempo a consumare i pasti in famiglia. Sono sempre più accessibili e diffusi preparati e prodotti alimentari trasformati di pronto uso e solo di recente e stata posta maggiore attenzione alle dimensioni delle porzioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) [2], stima che siano attribuibili allo scarso consumo di frutta e verdura 1,7 milioni di morti, il 14% dei decessi per cancro al tratto gastro-intestinale, circa l’11% dei morti per malattie ischemiche del cuore e il 9% dei morti per ictus.

La sana alimentazione è uno degli elementi fondamentali per il mantenimento e la tutela della qualità della vita dei cittadini. Le famiglie sono spesso disorientate di fronte all’enorme mole di informazioni, a volte discordanti, sulle scelte alimentari. Pertanto l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha elaborato le “Linee Guida per una sana alimentazione” [3], strumento in grado di fornire indicazioni precise ai cittadini e di incidere sui comportamenti quotidiani in campo alimentare (Tabella 1).

Le linee guida sottolineano che adeguate quantità di frutta e verdura, oltre a proteggere da malattie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie (asma e bronchiti), assicurano un rilevante apporto di carboidrati complessi, nutrienti (vitamine, minerali, acidi organici), sostanze protettive antiossidanti e consentono di ridurre l’apporto calorico della dieta, grazie al fatto che questi alimenti danno una sensazione di sazietà.

Quindi, un’alimentazione mediterranea, ricca in frutta, verdura, pasta, riso e legumi e povera di alimenti di origine animale non solo è sana [4], ma anche rispettosa dell’ambiente [5].

L’OMS ha stabilito la soglia minima di 400 grammi di frutta e verdura al giorno (circa 80 grammi a porzione escluse le patate e altri tuberi amidacei), corrispondente a circa 5 porzioni (“five-a-day”) come quantità minima consigliata per essere efficace nella prevenzione delle Malattie Croniche Non Trasmissibili (MCNT) (malattie cardiache, cancro, diabete, obesità, (MRC) Malattia Renale Cronica). Anche una dieta vegetariana o vegana risulta salutare ed efficace nella prevenzione di numerose patologie [6].

Abitudini alimentari degli italiani

Le abitudini alimentari degli italiani sono state valutate da vari sistemi di sorveglianza:

  1. dati ISTAT [7]
  2. dati dei sistemi di sorveglianza: Okkio alla Salute (bambini di 8-9 anni), PASSI (adulti di 18-69 anni), PASSI d’Argento (popolazione ultra64enne)
  3. dati dell’OEC/HES – Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)

Dati ISTAT 2015

È stato valutata l’abitudine a pranzare a casa o fuori, permettendo cosi una maggiore attenzione nella scelta degli ingredienti e nella composizione delle portate ed è stata valutata anche l’abitudine a consumare una colazione adeguata.

Il pranzo costituisce nella maggior parte dei casi il pasto principale (67,2% della popolazione > 3 anni) ed e molto spesso consumato a casa (73,4%). Solo il 51,3% degli uomini di 35-44 pranzano a casa. Soprattutto i residenti nel Mezzogiorno consumano il pranzo a casa (83,5% contro il 69,3% degli abitanti del Centro e il 67,4% di quelli del Nord), considerato come pasto principale (Tabella 2). Si nota una lieve riduzione dei pasti consumati a casa rispetto ai dati 2013 (74,2%).

Una colazione “adeguata”, non limitata al solo caffè o tè, ma nella quale vengano assunti alimenti ricchi di nutrienti quali latte, biscotti, pane è consumata dall’81,2% della popolazione >3 anni. Rispetto al 2014 si nota un aumento statisticamente significativo. Questo comportamento è più diffuso tra le donne (84,2% contro il 78,1% degli uomini) e molto diffusa anche tra i bambini di 3-10 a (94%). Sono più attenti ad adottare questa sana abitudine i residenti del Centro Italia (84% vs 83% del Settentrione e 77,9% del Sud Italia) (Tabella 3).

OKkio alla SALUTE bambini di 8-9 anni: dati 2014

(campione di 46.483 bambini) [8]

Prima colazione

Il 9,0% salta la prima colazione e il 31,0% assume alimenti inadeguati in termini di apporto di carboidrati e proteine; inoltre, ben il 65,0% dei bambini consuma, generalmente a scuola, una merenda abbondante a metà mattina. Esiste una notevole variabilità geografica: nelle Regioni del Sud, infatti, la percentuale dei bambini che salta la prima colazione è più elevata (13,0%) rispetto a quelle del Centro (8,0%) e del Nord (6,0%) e tale andamento permane se si considera anche l’assunzione di una merenda troppo abbondante (Tabella 4).

Assunzione quotidiana di frutta e/o verdura: il 25,0% dei genitori dichiara che i propri figli non assumono quotidianamente frutta e/o verdura e il 41,0% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate (Tabella 5).

La Figura 1 evidenzia un miglioramento delle abitudini rispetto agli anni precedenti, probabilmente come risposta all’efficacia degli interventi di educazione alla salute nelle scuole. Ruolo chiave, quindi, ha avuto e continua ad avere la collaborazione tra le diverse Istituzioni, i professionisti della salute e la famiglia, per poter programmare interventi integrati di sanità pubblica nella scuola, che potessero risultare incisivi nelle varie fasce d’età e nelle diverse condizioni socio-economiche.

PASSI 2011-14 popolazione italiana adulta (18-69a)

(campione di 74.780uomini e 77.521 donne) [9].

Consumo di frutta e verdura

In Italia quasi la meta degli adulti di 18-69 anni (48,0%) consuma almeno 3 porzioni di frutta e/o verdura al giorno, ma meno di 1 italiano su 10 (9,6%) ne consuma almeno 5 (“five a day”) [3]. L’adesione a tale raccomandazione non varia molto tra i diversi gruppi: cresce con l’aumentare dell’età (6,0% 18-34 anni, 13,0% 50-69 anni), è più alta tra le donne (11,0%), tra le persone con minori difficolta economiche (11,0%) e tra quelle con titolo di studio più elevato (11,0%) (Tabella 6).

La Figura 2 evidenzia il gradiente geografico con un’adesione al “five a day” maggiore tra i residenti nelle Regioni settentrionali rispetto a chi vive nelle aree del Centro e Sud Italia (16,0% in Liguria vs 4,0%, in Basilicata). Il consumo di 5 porzioni di frutta e/o verdura al giorno resta tuttavia basso e sostanzialmente stabile dal 2008 al 2012.

PASSI d’Argento popolazione ultra64enne-dati 2012

(campione di 13.606 f e 10.523 m) [10]

Consumo di frutta e verdura

Tra gli ultra 64enni intervistati il 43% consuma tre o più porzioni al giorno di frutta e verdura e solo l’11% ne consuma la quantità raccomandata dalle linee guida per una corretta alimentazione, ovvero almeno cinque porzioni al giorno (five a day), diventa meno frequente con l’avanzare dell’età, non differisce significativamente fra uomini e donne (11% e 12% rispettivamente), è più frequente fra chi possiede un’istruzione più elevata (15%) e fra chi dichiara di non avere difficoltà economiche (15%). È inoltre più frequente fra chi dichiara di non aver nessuna patologia cronica (13%) rispetto a chi invece riferisce tre o più patologie croniche (7%) (Tabella 7).

La Figura 3 mostra come l’adesione al “five a day” è significativamente differente tra le varie aree geografiche: maggiore al Nord e minore nell’Italia meridionale.

OEC/HES-Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)

L’indagine Oec/Hes 2008-12 è stata condotta su 8714 persone (4368 uomini e 4346 donne) [11] di età compresa fra 35 e 79 anni con l’obiettivo di valutare i fattori di rischio, le abitudini di vita (alimentazione, attività fisica, fumo di sigaretta e alcool), la prevalenza di condizioni a rischio (ipertensione arteriosa, dislipidemia, obesità, diabete) e di malattie cardiovascolari.

Alimentazione

Vengono considerati sani otto comportamenti alimentari (Figura 4):

  1. Aumentare il consumo di frutta fresca,
  2. aumentare il consumo di verdure e ortaggi e il consumo di legumi, privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre.
  3. Aumentare il consumo di pesce, ricco di grassi omega-3,
  4. Limitare il consumo di insaccati, come salsicce, wurstel, salame, mortadella, preferire i salumi magri, come prosciutto crudo, speck, bresaola, anche se possiedono un alto contenuto di sale,
  5. Limitare il consumo di formaggi, preferire i formaggi freschi a basso contenuto di grassi
  6. Ridurre il consumo di dolci, ricchi di grassi e zuccheri,
  7. Limitare l’uso di bevande zuccherate,

Controllare il consumo di bevande alcoliche: non più di 2-3 bicchieri di vino/dì per gli uomini e 1-2 per le donne.

L’indagine ha mostrato che solo un terzo degli italiani adulti consuma una quantità di verdura adeguata. Lo stesso può dirsi del pesce; va meglio il consumo raccomandato di frutta (più del 50% degli uomini e delle donne) e quello adeguato di formaggi (41% degli uomini e 50% delle donne). Solo il 14% degli uomini e il 15% delle donne consuma dolci secondo le raccomandazioni. Importanti differenze di genere si osservano nel consumo adeguato di salumi/insaccati e in quello di alcol: in entrambi i casi l’adesione al consumo raccomandato è nettamente migliore nelle donne con il 39% e il 68% rispettivamente vs il 22% e 41% rilevato negli uomini.

Non segue nessuna indicazione alimentare sana il 2,7% degli uomini e lo 0,6% delle donne. Solo l’11% degli uomini e il 24% delle donne osserva un numero di comportamenti alimentari sani compreso tra 5 e 8 (Figura 5).

Considerando tra gli stili di vita corretti almeno 5 comportamenti alimentari sani, è emerso che solo il 7% circa degli uomini segue uno stile di vita corretto, mentre per le donne la situazione è migliore con una percentuale di circa il 13%. La Figura 6 evidenzia le differenze tra le varie regioni.

Anziani di età 75-79 anni

La maggior parte degli anziani indagati (80% degli uomini e 85% delle donne) non assume una quantità di verdura adeguata, né di pesce (70% degli uomini e 80% delle donne). Nonostante la notevole prevalenza di obesità e diabete, soltanto il 30% circa degli uomini e delle donne mangia dolci <2 volte/settimana. La metà circa degli uomini e delle donne assume un quantitativo adeguato di frutta, formaggi e salumi. Il consumo di alcol rappresenta un’importante problematica negli uomini con il 70% di soggetti che ne assume dosi eccessive rispetto al 35% rilevato nelle donne (Figura 7).

Consumo di sale

Il consumo di sale è stato stimato attraverso la raccolta di urine delle 24 ore, 2008-12, degli adulti e dei bambini di tutte le regioni italiane, nell’ambito dei progetti CCM: Progetto MINISAL-GIRCSI e Meno-sale-più-salute [12].

L’OMS raccomanda che il consumo di sale sia <5 g/dì. Negli italiani è ben al di sopra dei 5 g al giorno, maggiore negli uomini rispetto alle donne, il consumo medio cresce in entrambi i sessi passando dal Nord al Sud, va di pari passo con l’andamento dell’obesità e dell’inattività fisica nel tempo libero (Figura 8).

La Figura 9 evidenzia l’escrezione di sale suddivisa per i due sessi e in base all’indice di massa corporea (IMC) (normale, sovrappeso o obesi).

Conclusioni

La prevenzione della MRC, fin dalle prime fasi, coincide con la prevenzione delle MCNT, avvalendosi delle medesime strategie, basate su interventi diretti alla modifica dei fattori di rischio o sull’identificazione precoce della patologia, nella prospettiva dell’attuazione di misure di intervento multifattoriale, che includano modifiche dello stile di vita.

Le MCNT hanno in comune fattori di rischio legati, in gran parte, a comportamenti non salutari individuali modificabili, ma fortemente condizionati dal contesto economico, sociale e ambientale in cui si vive e si lavora. Dieta scorretta e inattività fisica, fumo, abuso di alcol, sono comportamenti non salutari che si instaurano spesso già durante l’infanzia o l’adolescenza.

Le MCNT sono spesso condizioni patologiche tra loro associate, rappresentando un fattore di moltiplicazione del rischio. Tipico esempio è la MRC con il suo forte impatto sulla salute, sia come malattia in quanto tale, sia come complicanza di altre MCNT, infatti i pazienti con MRC hanno un rischio CV 10-20 volte maggiore rispetto alla popolazione generale [13].

La promozione di una corretta alimentazione, accompagnata da uno stile di vita attivo diventa una necessità per una vita in buona salute. Fondamentale è, quindi, l’analisi dei dati sullo stato di salute della popolazione e delle sue abitudini di vita, in quanto partendo dalle esigenze dei cittadini, è possibile programmare interventi di sanità pubblica volti a prevenire l’insorgenza delle MCNT e/o delle loro complicanze.

Bibliografia

[1] Sandker GW, Kromhout D, Aravanis C et al. Serum cholesteryl ester fatty acids and their relation with serum lipids in elderly men in Crete and The Netherlands. European journal of clinical nutrition 1993 Mar;47(3):201-8

[2] Who, Promoting fruit and vegetable consumption around the world, http://www.who.int/…

[3] LINEE GUIDA PER UNA SANA ALIMENTAZIONE ITALIANA: Come alimentarsi per star bene? http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_652_allegato.pdf

[4] Ramón Estruch, et al., Primary Prevention of Cardiovascular Disease with a Mediterranean Diet, New England Journal of Medicine, 2013; 368:1279-1290April 4, 2013, http://www.nejm.org/…

[5] Barilla Center for Food and Nutrition, Doppia Piramide: alimentazione sana per le persone, sostenibile per il pianeta, http://www.barillacfn.com/…

[6] Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets, Journal of the American Dietetic Association, Volume 109, Issue 7, July 2009, Pages 1266–1282, http://www.sciencedirect.com/…

[7] Istat. Annuario statistico italiano 2015. Capitolo 4: Sanità e salute

[8] Spinelli A, Lamberti A, Nardone P, et al. (Ed). Sistema di sorveglianza Okkio alla Salute: risultati 2014. Roma: Istituto superiore di sanita (Rapporti ISTISAN 12/14)

[9] Sistema di sorveglianza PASSI- dati 2014-18, http://www.epicentro.iss.it/passi/dati/frutta.asp

[10] Sistema di sorveglianza PASSI d’Argento – dati 2012, http://www.epicentro.iss.it/passi-argento/dati/5ADay.asp

[11] OEC/HES-Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (ISS), http://www.cuore.iss.it/ehes/default.asp

[12] Minisal-Gircsi e Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (2008-2012)

[13] Documento di indirizzo per la malattia renale cronica

Tabella 1
Distribuzione dei nutrienti per una sana alimentazione
<td >proteine

lipidi <30%

(grassi saturi <10%, polinsaturi 5-10% e il resto monoinsaturi)

carboidrati totali 45-60%

(zuccheri semplici <10%)

proteine 15-20%
colesterolo alimentare <300 mg al giorno
fibre alimentari >25 grammi al giorno

(le LG della prevenzione CV europea: 45g /dì)

consumo di sale <5 g al giorno

(raccomandazioni dell’OMS)

Tabella 2
Pranzo fuori casa
pasto principale 67,2% della popolazione
consumato a casa 73,4% come pasto principale
differenze geografiche 83,5% residenti nel Mezzogiorno
69,3% residenti nel Centro Italia
67,4% residenti nel Nord Italia
Tabella 3
Colazione “adeguata”
con alimenti ricchi di nutrienti: latte, biscotti, pane

81,2% della popolazione
84,2% delle donne vs 78,1% degli uomini
94% bambini 3-10 a
Differenze geografiche: 84% Centro Italia
83% Settentrione
77,9% Sud Italia

(+1,7 punti rispetto al 2014)

Tabella 4
Prima colazione
8% salta la prima colazione (13% Sud vs 8% Centro, 6% Nord)
31% assume alimenti inadeguati in termini di apporto di carboidrati e proteine a colazione
52% consuma a scuola una merenda abbondante a meta mattina
Tabella 5
Consumo di frutta e verdura quotidiano
(dichiarato dai genitori)

25% non assume frutta e/o verdura
41% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate
Tabella 6
Passi: 5 porzioni al giorno di frutta e verdura “five a day”
9,6% degli italiani
11% donne (più frequentemente)
13% adulti (50-69 a),
11% persone più istruite
11% coloro che non dichiarano difficoltà economiche
Tabella 7
PASSI d’Argento: consumo di frutta e verdura di cinque porzioni al giorno (five a day)
11%: 5 o più porzioni di frutta e verdura/dì
43,0%: 3 o 4 porzioni/dì
45,0%: appena 1 o 2 porzioni/dì