Novembre Dicembre 2020

Glomerulonefrite parainfettiva: il nuovo volto di una vecchia patologia

Abstract

Gli ultimi decenni sono stati testimoni di un importante cambiamento nell’epidemiologia e nella storia naturale delle glomerulonefriti secondarie ad infezioni batteriche. Una volta definita come una sindrome nefritica ad esordio infantile conseguente ad un’infezione streptococcica, la glomerulonefrite parainfettiva riguarda attualmente anche la popolazione adulta, in particolare gli anziani e i malati cronici. Gli agenti infettivi e i siti di infezione sono divenuti più vari, e la prognosi è gravata da un più alto tasso di mortalità, malattia renale cronica, insufficienza renale terminale e complicanze acute da sovraccarico.

In questa review evidenziamo le principali caratteristiche cliniche della glomerulonefrite parainfettiva, offrendo un approfondimento sulla patogenesi e sugli elementi che consentono un’appropriata diagnosi differenziale, discutendo anche le dubbie evidenze sui benefici dell’immunosoppressione.

Parole chiave: glomerulonefrite, infezione, sindrome nefrosica, Stafilococco.

Introduzione

Fin dalla loro prima descrizione nel 1812 [1], le glomerulonefriti acute correlate ad infezioni batteriche sono state definite come patologie caratteristiche dell’età infantile, ad esordio generalmente tra i 4 e 14 anni, conseguenti ad un’infezione streptococcica; l’esordio avviene tipicamente dopo un periodo di latenza di circa 3-5 settimane per le infezioni della cute e 1-2 settimane per quelle del tratto respiratorio [2]. La caratteristica prima di queste nefropatie era la loro apparente relativa benignità, con risoluzione completa nella quasi totalità dei casi o con persistenza di lieve proteinuria (<500 mg/24 h) e microematuria fino ad un anno in alcuni pazienti, senza tuttavia alcun peggioramento della prognosi a lungo termine [3]. 

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