Glomerulonefrite a lesioni minime in corso di terapia con sali di litio: case report

Abstract

Il litio rappresenta una terapia largamente diffusa ed efficace nel trattamento dei disturbi bipolari. La tossicità renale di tale farmaco è prevalentemente rappresentata dall’insorgenza di diabete insipido nefrogenico, acidosi metabolica ipercloremica e nefrite tubulo interstiziale. In alcuni rari casi è stata riportata una relazione causale tra l’uso di litio e lo sviluppo di glomerulonefrite a lesioni minime.

Descriviamo qui il caso di un paziente affetto da grave sindrome ansioso depressiva in terapia con sali di litio che, in assenza di una pre-esistente patologia renale, ha sviluppato sindrome nefrosica ed insufficienza renale acuta con diagnosi istologica di glomerulonefrite a lesioni minime.

Il paziente è stato trattato con terapia sintomatica; la sospensione della terapia con sali di litio ha determinato la risoluzione del quadro di sindrome nefrosica ed insufficienza renale, suggerendo così una relazione causale tra l’assunzione del farmaco e la patologia glomerulare.

 

Parole chiave: glomerulonefrite a lesioni minime, litio, sindrome nefrosica

Introduzione

La glomerulonefrite a lesioni minime è una delle principali cause di sindrome nefrosica idiopatica. Nella popolazione adulta rappresenta circa il 15% dei casi di sindrome nefrosica idiopatica, rappresentandone la terza causa, in ordine di importanza, dopo la glomerulonefrite membranosa e la sclerosi segmentaria e focale [1, 2, 3].  

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Ruolo dell’ecografia nella nefropatia cronica da litio: un caso clinico

Abstract

Il litio è da sempre adoperato quale terapia cronica di prima scelta, e spesso insostituibile, nei disturbi bipolari. Il suo indice terapeutico è tuttavia ristretto ponendo i pazienti a rischio di potenziali effetti nefrotossici che vanno dalla poliuria, al Diabete Insipido Nefrogenico (DIN), sino alla malattia renale cronica (MRC) con lenta riduzione nel tempo della funzione renale. Il consulente Nefrologo ha la funzione di diagnosticare la nefropatia cronica da Litio, monitorarne l’evoluzione ed ottimizzare la gestione dei rischi connessi alla prosecuzione del trattamento. Obiettivo fondamentale da condividere con lo psichiatra è infatti favorire il mantenimento della terapia anche in presenza di nefropatia. L’ecografia renale, tecnica sicura, ripetibile ed a basso costo, è essenziale per perseguire questo obiettivo in quanto consente non solo la conferma della diagnosi di nefropatia cronica da litio ipotizzata in base all’anamnesi e al quadro clinico, ma anche e soprattutto il corretto monitoraggio della sua evoluzione. In questo lavoro si prende spunto da un caso di nefropatia cronica da litio per analizzare l’eziopatogenesi del danno renale, il quadro clinico-laboratoristico e istologico e, in particolare, il ruolo fondamentale dell’imaging ultrasonografica.

 

PAROLE CHIAVE: litio, Diabete Insipido Nefrogeno, poliuria, nefropatia, ecografia renale

Introduzione

Il litio, elemento-traccia essenziale per la vita umana, è utilizzato in farmacologia clinica da oltre 50 anni quale valido trattamento nei disturbi bipolari per la comprovata efficacia e il basso costo [1], nonostante i potenziali effetti nefrotossici nei pazienti in terapia cronica che vanno dalla poliuria, al Diabete Insipido Nefrogenico (DIN), sino alla malattia renale cronica (MRC) con riduzione progressiva del GFR [2, 3]. 

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