Abstract
La gotta è la più antica forma di artrite infiammatoria documentata a colpire l’umanità, con radici che risalgono al 2640 a.C., e già conosciuta nella Grecia del 1700 a.C. Essa è dovuta alla deposizione di monourato di sodio, conseguente all’iperuricemia.
L’associazione tra gli umori e la causa della malattia risale a Ippocrate (460-370 a.C.). Più precisamente, un umore tossico fu ipotizzato da Celso (25 a.C.-50 d.C.) e Rufo di Efeso (98-138 d.C.), e confermato da Alfred Garrod nel 1849.
La sua terapia si basa sull’uso della colchicina sin dall’epoca di Severo Iatrosofista, Teodosio il Filosofo e Jacopo Psychrestos, che introdussero il Colchicum come trattamento innovativo per la podagra all’inizio del periodo bizantino. Una svolta nel trattamento fu l’introduzione dell’allopurinolo nel 1966.
Questo studio è stato concepito per studiare la gotta nel Corpus Hippocraticum. Per Ippocrate, la gotta è una malattia dovuta alla bile e al flemma e non all’ira di un dio. La gotta è menzionata nel Corpus 20 volte, mentre alla podagra sono dedicati complessivamente cinque aforismi. Negli Affetti la gotta è una “malattia che provoca dolori urenti alle articolazioni; si arriva a parossismi, ora in un arto, ora nell’altro, dove provoca disturbi di gravità variabile”. Nel Prorretico II la gotta è una malattia non curabile nei pazienti anziani con tofi, un obiettivo raggiungibile nel giovane paziente disposto ad aderire scrupolosamente alla terapia suggerita dal medico.
Parole chiave: Gotta, Tofi, Corpus Hippocraticum, Aforismi, Affezioni interne, Prorretico II




