Trattamento innovativo per un’infezione da Serratia Marcescens nel exit-site di un catetere venoso centrale per emodialisi: un caso clinico

Abstract

Introduzione. Le infezioni correlate al catetere centrale e la formazione di biofilm sono problemi significativi nel contesto delle infezioni nosocomiali che aumentano la resistenza alle terapie convenzionali.
Metodologia. Questo caso clinico descrive un trattamento non convenzionale per un’infezione del catetere venoso centrale da Serratia Marcescens in un paziente in emodialisi attraverso la combinazione di poliguanide e betaina. Le valutazioni cliniche sono state condotte utilizzando il Visual Exit-Site Score e tamponi colturali.
Risultati. Dopo le prime quattro sessioni di trattamento si è verificata una significativa riduzione di rossore e dolore (VES = 1); il tampone colturale alla fine del trattamento è risultato negativo.
Conclusioni. I risultati di questo caso clinico incoraggiano ulteriori ricerche sull’efficacia di trattamenti alternativi, non antibiotici.

Parole chiave: Infezione del sito di uscita, catetere venoso centrale, Serratia Marcescens, Poliguanide, Betaina

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in inglese.

Introduction

The increasing global incidence of chronic kidney disease (CKD) [1] underscores the importance of hemodialysis as a life-saving replacement therapy. In this context, the use of central venous catheters (CVCs) introduces significant risks, including the onset of infections at the exit site [2].

These infections, often caused by resistant pathogens like Serratia Marcescens, pose major challenges, affecting patients’ quality of life and prognosis [3, 4].

Catheter-related infections (CRIs) are a significant issue in healthcare, with biofilms providing microorganisms a protective environment, increasing resistance to conventional therapies. Studies show that 50-70% of microbial infections involve biofilms emphasizing the need for effective treatments [5]. As microbial resistance rises, researching alternatives to traditional antibiotics is crucial [6]. This case report outlines the phases and management of an innovative treatment for a Serratia Marcescens infection in a hemodialysis patient using polyguanide and betaine. This promising approach aims to enhance current clinical practices in managing CVC infections and offers a new strategy for CRIs caused by Serratia Marcescens.

La trombosi del catetere venoso centrale tunnellizzato per emodialisi: dalla patogenesi alle strategie terapeutiche

Abstract

La trombosi del catetere venoso centrale (CVC) è una complicanza non infettiva generalmente associata a malfunzionamento e inadeguatezza dialitica. I CVC si suddividono in non tunnellizzati e tunnellizzati, la cui scelta dipende dalle condizioni cliniche del paziente e dall’iter diagnostico-terapeutico intrapreso. Il nefrologo si avvale del CVC tunnellizzato (tCVC) qualora sia controindicato allestire una fistola arterovenosa o come accesso primario nei pazienti con prognosi infausta a breve termine.
La disfunzione del CVC è definita dall’incapacità di mantenere un adeguato flusso ematico nel corso della seduta emodialitica prescritta.
Tra le complicanze non infettive determinanti il malfunzionamento del tCVC, la trombosi è la più frequente e si classifica in forme trombotiche intrinseche (trombosi endoluminale, pericatetere o associata a fibrin sleeve) ed estrinseche (trombosi murale o atriale).
L’iter diagnostico richiede esami strumentali quali radiografia torace/addome, cateterografia, ecocardiografia e tomografia computerizzata. La terapia farmacologica include l’utilizzo di farmaci trombolitici locali, e, in caso di trombosi estrinseca, anticoagulazione sistemica, eventualmente associata alla sostituzione del tCVC.
La prevenzione di complicanze trombotiche si basa sull’appropriato posizionamento ed utilizzo del tCVC, dove l’impiego di locking solution con proprietà anticoagulanti e/o antimicrobiche svolge un ruolo cruciale. In caso di trombosi estrinseca, a seconda delle dimensioni del trombo, è possibile optare per un approccio conservativo con anticoagulazione sistemica, oppure chirurgico mediante trombectomia o tromboaspirazione ed eventuale rimozione del tCVC.
In conclusione, la disfunzione tardiva del tCVC è principalmente causata da trombosi, con diagnosi e terapia che richiedono esami strumentali e farmaci specifici. La prevenzione è fondamentale per limitare le complicanze.

Parole chiave: Catetere venoso centrale, trombosi, accessi vascolari, emodialisi

Introduzione

La trombosi del catetere venoso centrale (CVC), insieme alla stenosi venosa e alla disfunzione meccanica, rientra tra le complicanze non infettive, il più delle volte tardive, del CVC ed è associata a malfunzionamento, bassi flussi ematici e inadeguatezza dialitica [1]. Si tratta di una complicanza tra le più frequenti nella comune pratica clinica di emodialisi. Pertanto, compito essenziale del team degli accessi vascolari è quello di prevenire, riconoscere e trattare tempestivamente le cause del malfunzionamento, in particolare la trombosi del CVC, spesso associata ad eventi fatali. Il nefrologo utilizza due tipologie di CVC: i non tunnellizzati (ntCVC), detti anche cateteri temporanei, non cuffiati, il cui utilizzo è limitato a un massimo di 15 giorni dal posizionamento e i cateteri tunnellizzati (tCVC), cuffiati, adatti a un uso più prolungato in assenza di accessi vascolari alternativi. La scelta del tipo di catetere è determinata dalle condizioni cliniche generali del paziente e dalla valutazione prognostica effettuata in prima istanza. Generalmente, si ricorre al tCVC come accesso vascolare (AV) di scelta qualora non vi sia un patrimonio vascolare adeguato all’allestimento di una fistola arterovenosa (FAV) nativa o protesica, oppure come prima opzione in presenza di controindicazioni al confezionamento di un AV alternativo (e.g. scompenso cardiaco di grado severo) o nei casi in cui l’aspettativa di vita sia inferiore a un anno. Il ntCVC, invece, viene prevalentemente utilizzato nell’ambito del trattamento dell’insufficienza renale acuta, nei pazienti late referral in caso di urgenza all’avvio a terapia dialitica o, per brevi periodi, come bridge in attesa della maturazione dell’AV definitivo. Occorre ricordare che, come suggerito dalle linee guida KDOQI, i ntCVC devono essere tenuti in situ per un periodo di tempo non superiore alle due settimane a causa dell’elevato rischio di infezioni, specialmente se posizionati in vena femorale e in soggetti obesi [2]. In questa Review metteremo a fuoco gli aspetti patogenetici, clinici e terapeutici peculiari della trombosi correlata al tCVC per emodialisi.

Analisi dei costi delle infezioni correlate al catetere venoso centrale per emodialisi attraverso il sistema dei DRG, “per conto del Gruppo di Progetto degli Accessi Vascolari della Società Italiana di Nefrologia”

Abstract

Le infezioni correlate al catetere venoso per emodialisi (CRBSI) rappresentano una complicanza che comporta spesso un ricovero ospedaliero ed un impiego di risorse economiche. In Italia mancano lavori che considerano i costi delle CRBSI per cateteri tunnellizzati (CVCt). Scopo del lavoro è valutare i costi relativi delle CRBSI attraverso il sistema dei DRG. Dal 2012 al 2017 sono state analizzate 2.257 Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), delle quali 358 relative a pazienti emodializzati. I pazienti con CVCt (167), rispetto alle FAV (157), presentano degenze medie più lunghe (10 contro 8), costi superiori dell’8.5% e un maggior numero di ricoveri per infezioni (+114%). L’incidenza di CRBSI è stata pari a 0.67 episodi per 1000 giorni di CVCt. Le CRBSI rappresentano il 23% delle cause di ricovero dei pazienti con CVCt ed il 5.2% delle spese totali dei ricoveri. Le CRBSI complicate comportano un 9% in più di costo medio rispetto a quelle semplici, con giornate di degenza tre volte superiori. Il costo di una CRBSI varia da €4.080 fino a €14.800, con costo medio pari a € 5.575. I costi da noi calcolati sono meno di un terzo di quelli riportati dalla letteratura americana, ma ciò è spiegabile con i diversi sistemi di rimborso. La metodologia dei costi delle CRBSI attraverso i DRG appare semplice, il limite principale consiste nella corretta compilazione della SDO, e occorre ricordare che la SDO è parte integrante della cartella clinica ed assume un importante aspetto economico per il riconoscimento delle prestazioni erogate.

 

Parole chiave: Costi, CRBSI, catetere centrale venoso

Introduzione

Il catetere venoso centrale tunnellizzato (CVCt) rappresenta, dopo la fistola artero venosa, l’accesso vascolare più frequentemente utilizzato nei pazienti in emodialisi in Italia. Gli ultimi dati ufficiali riportano una prevalenza del 18.4% della popolazione (1), ma è verosimile ipotizzare che tale dato sia abbastanza sottostimato e che almeno un terzo della popolazione ne sia portatore.