Gennaio Febbraio 2016 - Punti di vista

Le mie due vite

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Le mie due vite

Vorrei iniziare parlando dei miei numeri fortunati, sì perché ho due numeri fortunati. Il primo è il numero 11. Il giorno della mia nascita. Sono nata l’11 maggio 1983. Ma 11 è anche il giorno della mia ri‐nascita. L’11 giugno 2012, all’età di 29 anni, sono nata per la seconda volta. Una data indimenticabile, il giorno del trapianto. Anche un altro numero è importantissimo per me, è il numero 17. A dispetto di tutte le scaramanzie per me il 17 è un numero speciale, il 17 ottobre 1962 infatti è nata la persona che mi ha dato la vita due volte. È nata la mia mamma. Quell’11 Giugno la vita me l’ha ridata lei, mi ha donato il suo rene. Ovviamente tanti altri numeri sono importanti per me, come sono diventate importanti tutte le meravigliose persone che ho incontrato durante questo percorso. Sono tutti coloro che hanno reso possibile, in un modo o nell’altro, la realizzazione di questo sogno. Queste persone sono diventate per me come una seconda famiglia.

Ricordo perfettamente la vita prima del trapianto. Le giornate erano scandite dagli orari in cui dovevo assumere le mie medicine, fino a ventuno compresse in un giorno, con le quali ho dovuto imparare presto a convivere. Come ho dovuto convivere con un corpo deformato da queste. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, mi chiedevo Irene non sei tu, dove sei finita?

Oggi, grazie alla mia mamma e a tutti coloro che hanno capito e che ci hanno sempre creduto e ci hanno sempre sostenuto e confortato nei momenti più difficili, Irene, quella “quasi vera” è finalmente qui. Ho finalmente vinto la mia battaglia contro il nemico di sempre, il cortisone. Almeno per adesso. E sono finalmente libera di vivere e di sognare, di pensare a un futuro, a una famiglia, a un figlio… tutte cose di cui avrei dovuto rassegnarmi a fare a meno, ma che mi hanno anche dato la forza per affrontare il lungo percorso che c’è dietro al trapianto.

È stato come un percorso ad ostacoli, a ogni esame l’ansia che ci fosse qualcosa che non andava bene e che quindi avrebbe fermato la corsa verso il traguardo. Ma io lo ricordo anche come un periodo pieno di aspettative, che io e la mia mamma abbiamo vissuto insieme sapendo che nessuno avrebbe potuto fermarci. E così è stato. Solo pochi ci hanno creduto, e a questi va tutta la mia gratitudine. E va a tutto il personale della Dialisi e della Medicina Seconda di Pontedera che contribuisce a fare sì che questo sogno si mantenga vivo e reale.

Ed io continuerò sempre a combattere per cercare di realizzare anche tutti gli altri sogni… non mi arrenderò mai come ho fatto fino ad oggi.

La donazione è un gesto d’amore infinito che può restituire la vita a persone che ormai non ne hanno più veramente una. E spero che si diffonda sempre di più, in modo che ci siano tante altre persone fortunate come me.