Supplemento S73 - Original Articles

La dialisi peritoneale nell’anziano

Abstract

In questo lavoro abbiamo analizzato l’utilizzo della dialisi peritoneale (DP) nei pazienti anziani relativamente ai seguenti aspetti: risultati della metodica, barriere alla DP e DP assistita.

La DP, salvo poche eccezioni, a livello nazionale o di centro, è utilizzata meno negli anziani. Rispetto all’emodialisi (HD), i dati di registro evidenziano una sopravvivenza uguale o superiore nei pazienti giovani in DP, uguale o inferiore negli anziani. Più del 50% degli studi riporta una sopravvivenza della tecnica peggiore in DP con l’aumento dell’età; nei rimanenti studi essa è uguale o migliore. Il rischio di peritonite non è maggiore negli anziani, in cui tuttavia questa complicanza può avere un decorso più grave. Diversi studi, infine, non evidenziano differenze significative nella Qualità di Vita tra DP ed HD, nei pazienti che hanno potuto scegliere tra le due metodiche.

All’aumentare dell’età aumentano le comorbilità e si riduce l’autonomia; per tale ragione negli anziani sono presenti un maggior numero di barriere sociali, fisiche, cognitive e psicologiche all’autogestione della DP. La DP assistita consente di superare in modo efficace queste barriere, con risultati adeguati in termini di giorni di ricovero, mortalità, sopravvivenza della tecnica ed incidenza di peritoniti.

Nella nostra esperienza, la videodialisi (VD) è un sistema di telemedicina affidabile, sicuro e facilmente utilizzabile da utenti senza alcuna conoscenza tecnologica per realizzare un “caregiver virtuale” che consente d’iniziare o continuare la DP quando sono presenti barriere. Essa è anche in grado di favorire l’empowerment del paziente, evitando il ricorso a forme assistenziali a più elevato costo sociale ed economico.

Parole chiave: Dialisi Peritoneale, Dialisi Peritoneale assistita, Pazienti anziani, Barriere all’autogestione, Videodialisi

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Premesse

In questo lavoro abbiamo analizzato la dialisi peritoneale (DP) nei pazienti anziani relativamente ai seguenti aspetti: l’utilizzo e i risultati della metodica, le barriere alla DP, la DP assistita.

La dialisi peritoneale (DP) è poco utilizzata nella popolazione generale e lo è ancor meno nella popolazione anziana nonostante i risultati a distanza siano sovrapponibili a quelli della emodialisi (HD).

Negli anziani la minor autonomia rappresenta un’ulteriore barriera all’utilizzo della metodica.

La DP assistita, con il ricorso ad un caregiver familiare o istituzionale, consente di superare il problema ma è gravata da costi sociali ed economici non trascurabili. La Videodialisi consente di superare le barriere all’autogestione mediante il ricorso ad un caregiver virtuale.

In questo lavoro esamineremo in dettaglio tutti questi aspetti.

 

Utilizzo della DP negli anziani

Nel corso degli anni è aumentata la percentuale di pazienti con età ≥65 in trattamento dialitico ma in misura inferiore in DP rispetto all’HD (1). Infatti In 11 Paesi Europei la percentuale di pazienti incidenti di età ≥65 anni era molto inferiore in DP rispetto all’HD nei quinquenni 1993-97, 1998-02, 2003-07, 2008-12; nel 2015 tale percentuale era del 50,3% e del 64,0% rispettivamente in DP ed in HD (Figura 1) (2).

D’altra parte tutti i principali Registri Internazionali di Dialisi mostrano come l’utilizzo della DP diminuisca all’aumentare dell’età. In particolare i Registri di USA, Canada ed Europa riportano una riduzione della percentuale di utilizzo della DP nei pazienti incidenti in dialisi rispettivamente dal 15,4% al 5,7% (3), dal 26,1% al 16,3% (1) e dal 23,8% al 11,9% (4) nelle classi di età comprese tra 20 e 44 anni a quelli con età superiore ai 75 (Figura 2).

Questo trend presenta due eccezioni tra i paesi europei; la Francia e la Norvegia infatti hanno un maggior utilizzo della DP nei pazienti di età maggiore a 75 anni rispetto alla categoria di riferimento compresa tra 45 e 64 anni.

L’utilizzo della DP negli anziani presenta una discreta variabilità da Centro a Centro. Ad esempio nel Regno Unito si passa da Centri in cui la DP è il tipo di dialisi maggiormente utilizzato nei pazienti di età superiore ai 65 anni ad altri in cui non viene nemmeno considerata per tali pazienti (5).

 

Risultati della DP nell’anziano

Per quanto riguarda i risultati della DP negli anziani prenderemo in esame i dati della letteratura relativamente ai principali outcomes del trattamento dialitico: la sopravvivenza del paziente, la sopravvivenza della tecnica, il rischio di peritonite e la sua gravità, la qualità della vita.

 

Sopravvivenza del paziente

I registri USRDS e CORR mostrano, dopo correzione per età, genere, razza, gruppo etnico e nefropatia di base, una sopravvivenza sovrapponibile per la DP rispetto alla HD nei pazienti sia giovani che anziani (3, 4).

L’impossibilità di realizzare uno studio randomizzato di confronto tra DP e HD per confrontare le due metodiche comporta la necessità di analizzare i dati di registro utilizzando la metodologia statistica per pesare i diversi fattori di rischio presenti nelle due popolazioni legati ad eventuali bias di selezione.

Nella Tabella I sono sinteticamente riportati i dati di sopravvivenza in DP vs HD nelle diverse classi di età, in diversi Registri (69). In base a tali dati la sopravvivenza sembra essere uguale o superiore nelle classi di età più giovane, uguale o inferiore negli anziani.

Uno studio recente (2), analizzando con il Propensity Score Matching i dati raccolti in 20 anni in 11 nazioni Europee, ha dimostrato un miglioramento nel tempo della sopravvivenza in DP dei pazienti ≥65 anni. In particolare la sopravvivenza in DP rispetto a quella in HD era rispettivamente peggiore, uguale e migliore nella coorte di pazienti incidenti nel periodo, 1993-97, 1998-02 e 2003-07.

 

Sopravvivenza della tecnica

Nella Tabella II è riportata la sopravvivenza della tecnica in DP in relazione all’età (10). Benchè i risultati non siano uniformi, in più del 50% degli studi è riportata una sopravvivenza della tecnica peggiore con l’aumento dell’età dei pazienti trattati.

Tra le cause di drop out registrate nel Censimento del GSDP (11) la scelta personale e la perdita di autonomia, con conseguente impossibilità a continuare la gestione autonoma delle procedure dialitiche, rappresentano rispettivamente il 9,3% e il 15,2%.

La perdita di autonomia negli anziani, dopo l’inizio della dialisi, è un evento frequente, sia in HD che in DP (12) e tale evento sicuramente per i pazienti in DP si traduce in un maggior drop-out della metodica.

 

Peritoniti

Il rischio di peritonite nei pazienti anziani trattati con la DP non sembra superiore a quello dei pazienti più giovani (Tabella III) (1317); tuttavia tale evento sembra essere più grave nei pazienti anziani. Infatti lo studio multicentrico brasiliano BRAZDP (13), confermando i precedenti dati del registro di Australia Nuova Zelanda (14), evidenzia che il rischio di drop out e di morte per peritonite è significativamente maggiore negli anziani.

D’altra parte il rischio infettivo associato alla tecnica negli anziani in DP dovrebbe essere confrontato anche con quello in HD per la stessa categoria di pazienti. Infatti sia Perl (18), sia la successiva revisione sistematica di Ravani (19), avevano dimostrato come la sopravvivenza in HD fosse peggiorata dalla presenza di un CVC e come questo fosse maggiormente utilizzato negli anziani per la difficoltà ad allestire un accesso vascolare che inoltre va incontro più frequentemente a chiusura (20).

 

Qualità della vita

Benchè Il confronto della qualità della vita in pazienti in HD ed in DP non randomizzati ma che hanno già scelto il trattamento in base a valutazioni personali abbia dei limiti, diversi studi non evidenziano differenze significative tra le due modalità.

Un recente confronto di 70 pazienti in HD e 70 in DP (21) ha mostrato un impatto significativamente minore della DP rispetto alla HD sulla QoL; questo è vero in particolare per quanto riguarda la performance mentale, l’ansia e il senso di intrusione della malattia nella propria vita.

 

 Le barriere alla dialisi peritoneale

I risultati ottenuti con la DP negli anziani non giustificano il ridotto utilizzo della metodica riportato dai registri.

Le ragioni sono quindi da ricercare nella presenza di altri fattori che rendono la DP non praticabile in tale categoria di pazienti.

Blake, Quinn ed Oliver (22) hanno distinto i motivi che impediscono l’utilizzo della DP in controindicazioni e barriere.

Le controindicazioni sono fattori o condizioni che impediscono l’utilizzo della DP in un dato paziente indipendentemente dalla scelta del paziente o del medico. Possono essere di tipo clinico (addome non praticabile) o non clinico (es paziente “senza fissa dimora”) e non sono superabili in alcun modo.

Le barriere invece sono condizioni che rappresentano degli ostacoli all’autogestione della DP (ed al self care in generale) che possono però essere superate con un supporto materiale o personale (caregiver). Se il supporto è disponibile le barriere sono dette superabili, se il supporto non è disponibile le barriere sono dette insuperabili.

La disponibilità di supporti al superamento delle barriere dipende da ciascun Centro e contribuisce, insieme ai molteplici altri fattori non clinici, alla notevole variabilità di utilizzo della DP tra i diversi Centri (23).

All’aumentare dell’età aumentano le comorbilità di tutti i tipi e si riduce l’autonomia motoria, l’autonomia nelle attività quotidiane e nei trasferimenti fino a rendere necessario il ricorso alla istituzionalizzazione (3). Per tale ragione è naturale aspettarsi un maggior numero di barriere all’autogestione nei pazienti anziani.

Oliver in dettaglio (24) ha riportato che in una ampia popolazione di un Centro dialisi del Canada il 22,1% ed il 49,3% presentavano rispettivamente controindicazioni e barriere alla DP. L’età media dei pazienti con barriere era significativamente superiore a quella dei pazienti senza (70 vs 58 anni – p<0,01).

Tali barriere, secondo la proposta iniziale dello stesso autore, erano classificate in 4 gruppi: sociali, fisiche, cognitive e psicologiche (Tabella IV).

 

La DP assistita

Il superamento delle barriere avviene con la DP assistita, ovvero con il ricorso ad un caregiver.

Il caregiver secondo l’offerta del Centro, la disponibilità della famiglia ed i bisogni assistenziali del paziente, può essere di diverso tipo: un familiare, un assistente familiare o un operatore sanitario; quest’ultimo può recarsi a domicilio oppure essere il personale di una struttura (RSA) se le condizioni del paziente ne rendono necessario il ricovero.

In Italia, secondo i dati del Censimento GSDP 2014, i pazienti prevalenti con necessità di caregiver (assisted PD) sono risultati 1.088 (24,3% di tutti i prevalenti in DP). Il caregiver era nel 83,6% dei casi un familiare, nel 11,5% una badante, nel 1,1% una infermiera a domicilio mentre il 2,8% dei pazienti in DP assistita era in RSA.

I pazienti prevalenti in RSA sono significativamente meno in DP rispetto a quelli in HD (0,69% vs 2,5%). (11).

 

L’infermiera a domicilio: l’esperienza Canadese e Francese

Diversamente dall’Italia, in Canada ed in Francia il caregiver per la DP assistita più utilizzato è quello dell’infermiere a domicilio.

In Canada Prakash et al ha mostrato come la probabilità di utilizzo della DP aumentasse di 20 volte con un programma di assistenza infermieristica e solo di 3,5 volte con un supporto familiare (25).

Sempre in Canada, Oliver (24) riporta che nel suo centro su 497 pazienti incidenti, 387 erano eligibili alla DP e che di questi il 46,1% iniziava la DP.  Dei pazienti incidenti in DP il 38% erano autonomi, il 18% in DP assistita da un familiare e il 44% in DP assistita da un infermiere a domicilio; quest’ultima modalità contribuiva inoltre ad incrementare del 12,9% l’utilizzo di questa metodica.

In uno studio condotto in 4 centri in Ontario, Oliver riporta che la DP assistita è sostanzialmente sovrapponibile alla HD per giorni di ospedalizzazione e mortalità (26).

Inoltre, in uno studio multicentrico di 4 centri della British Columbia, Bevilacqua osserva che i pazienti in DP assistita hanno una sopravvivenza della tecnica ed una incidenza di peritoniti sovrapponibile a quelli autonomi (27). Nello stesso studio il costo per la DP assistita era stimato in 55 dollari canadesi ad accesso che, considerando il cambio relativo al periodo considerato, corrispondono ad un costo di circa 13.500 euro a paziente per anno.

L’esperienza francese di DP assistita presenta alcune caratteristiche importanti.

A fronte di un utilizzo relativamente ridotto della DP, in Francia il ricorso alla DP assistita con infermiera a domicilio è molto diffuso. Nel 2012 il 48,7% dei pazienti in DP era in DP assistita; di questi l’86,4% aveva una infermiera come caregiver (28). Benchè tale modalità aumentasse con l’età, anche tra i più giovani era la forma di DP più utilizzata (28).

Altra peculiarità dell’esperienza francese è il maggiore utilizzo della CAPD tra i pazienti assistiti rispetto a quelli autonomi (80% vs 39%) nonostante il costo per paziente anno di questa metodica sia più alto dell’APD (13.775 vs 9183) per il maggior numero di accessi a domicilio richiesti (29). Questa scelta potrebbe essere giustificata dal fatto che l’APD notturna potrebbe richiedere un coinvolgimento dei famigliari nelle procedure dialitiche o che tale modalità potrebbe essere rischiosa per i pazienti soli o senza supporto familiare. L’ampia disponibilità di DP assistita in Francia comporta che in questo paese, diversamente dalla maggior parte degli altri paesi europei, la percentuale di pazienti incidenti in DP sia più alta nella categoria con più di 75 anni rispetto a quella tra i 65 e 74 anni (29).

Inoltre nella DP assistita il rischio relativo di drop-out dalla metodica è inferiore a quello dei pazienti autogestiti (30) verosimilmente per una riduzione del drop out per scelta, impossibilità a proseguire o mancanza di caregiver, complessivamente del 6,9% contro il 24,5% registrato nell’anno (2012) rispettivamente dal registro francese (28) e dal Censimento (31).

In uno studio con 22 Centri condotto in Inghilterra il grado di soddisfazione per il trattamento dialitico valutato con il Renal Treatment Satisfaction Questionnaire in 129 pazienti in DP assistita di età media 75 anni era superiore a quello riscontrato in 122 pazienti in HD della stessa età media (32).

 

Il caregiver familiare: l’esperienza Piemontese

Il ricorso al caregiver familiare è limitato dalla disponibilità e dai costi sociali che può comportare.

I dati di un Audit condotto nel 2009 tra i Centri del Piemonte evidenziava che l’11,7% di tutti i pazienti incidenti nel 2007 veniva escluso dalla DP in quanto non era autonomo per l’esecuzione delle procedure dialitiche e non aveva la possibilità di utilizzare un caregiver in quanto assente o non disponibile (33). Questo dato non è sorprendente se si considera che spesso gli anziani vivono da soli e che i giovani hanno impegni lavorativi o famigliari per cui la gestione del trattamento comporta una grave compromissione della qualità della vita. A questo proposito Belasco  (34) evidenziava che i caregiver di pazienti con più di 65 anni in DP, rispetto a quelli in HD, avevano una qualità della vita significativamente inferiore relativamente ad aspetti mentali, emozionali, sociali di vitalità e fisici.

Per incentivare il sostegno alla DP, nel 2009 è stata approvata in Piemonte una legge (PAIDD) (35) che prevede un contributo economico differenziato a seconda del tipo di caregiver che gestisce le procedure dialitiche (familiare o affidatario – badante – RSA), del carico assistenziale (basso – medio – alto) e del tipo di metodica di DP (CAPD – APD).

Nel periodo 2010-2012 il PAIDD è stato utilizzato nel 41,5% dei pazienti, distribuito in modo disomogeneo tra i vari centri. Il costo medio del supporto era di 5.244 euro a paziente per anno con destinatario un famigliare/affidatario nel 89% dei casi, una badante nel 9% ed una RSA nel 2%. Il 50% dei pazienti aveva un livello assistenziale alto, il 28% medio ed il 22% basso.

Inoltre i dati del Censimento del GSDP mostrano un aumento significativo della DP assistita in Piemonte nel 2012 (39,5%) rispetto al 2010 (34,9%) e al 2008 (30,6%), mentre negli altri centri italiani tale pratica rimaneva sostanzialmente immodificata nello stesso periodo (2008: 21,0% – 2010: 23,1% – 2012: 23,1%) (36).

Infine, l’applicazione del PAIDD ha prodotto in DP nel periodo 2010-2012 rispetto al 2009, un incremento dell’incidenza significativo (16,6% vs 20,3% – p=0,025) ed un aumento della prevalenza ai limiti della significatività (10,8% al 12,2% – p= 0,053) con una inversione del trend di riduzione della DP registrato negli anni precedenti.

 

La Videodialisi: l’esperienza di Alba

Nel nostro Centro la DP assistita è stata sempre ampiamente utilizzata nelle sue diverse modalità.

A partire dal 1994, con la liberalizzazione dell’APD che richiede un minore impegno assistenziale rispetto alla CAPD, è stato possibile un maggior coinvolgimento dei caregiver familiari giovani, l’avvio della DP assistita a domicilio o nelle RSA con personale infermieristico o con le OSS del Centro.

A partire dal 2009 inoltre un ulteriore impulso alla DP assistita nel nostro centro sia con il partner famigliare sia con la badante sia in RSA è stato determinato dall’approvazione del PAIDD nella regione Piemonte.

In questo stesso anno è stato anche formalmente strutturato il programma di un caregiver virtuale con la Videodialisi che assieme al PAIDD ha costituito l’impalcatura della DP assistita nel nostro Centro da tale data.

In realtà l’idea di realizzare un caregiver virtuale per superare le barriere sociali, fisiche, cognitive e psicologiche all’autogestione della PD è nata nel nostro Centro nel 2002. A tale scopo dal 2002 al 2008 è stato utilizzato un dispositivo di videoconferenza della ditta Sony costituito da una Stazione Remota a domicilio del paziente con videocamera e televisore e da una Stazione di Controllo in Ospedale dotata di personal computer e webcam (37). A causa dei limiti tecnologici e di connettività, tale sistema è stato utilizzato solamente per evitare il drop out dalla PD alla emodialisi (HD) in 7 pazienti in cui erano insorte barriere alla PD.

In seguito ai risultati positivi ottenuti, è stato progettato un sistema specificamente ideato per realizzare un “caregiver virtuale” in PD utilizzabile per superare le barriere alla gestione della metodica. Tale sistema è stato denominato Videodialisi (VD); nel 2009 è stato realizzato un primo modello di VD (VD-1) che è stato successivamente perfezionato dal punto di vista tecnologico nel 2015 (VD-2). Nella Figura 3 è schematicamente riportata l’evoluzione tecnologica della Stazione Remota.

 

Caratteristiche ed efficacia tecnologica della VD

Le componenti fondamentali del sistema di VD sono la Stazione Remota a domicilio del paziente, la Stazione di Controllo in Centro ed il sistema di collegamento tra le due stazioni.

La Stazione Remota è costituita da una videocamera, un monitor, un microfono ed un box tecnologico contenente l’alimentazione e l’elettronica di connessione con la rete telefonica. Nella versione VD-2 la Stazione Remota è migliorata realizzando una struttura autoportante facilmente trasportabile e attivabile a domicilio senza l’intervento di personale tecnico (Figura 4).

La Stazione di Controllo è costituita da una webcam ed un monitor ad alta risoluzione con un software installato su un Personal Computer che consente il collegamento fino ad un numero massimo di 6 pazienti contemporaneamente. Il software installato sulla VD-2, rispetto a quello della VD-1, è dotato di ulteriori funzionalità che consentono di effettuare in maniera più precisa ed efficace il controllo delle procedure dialitiche (Figura 5).

Il collegamento tra le due stazioni nel modello VD-1 era effettuato mediante linee ADSL/SHDSL con modalità punto – punto, mentre nel modello VD-2 la connettività del sistema è stata totalmente modificata creando un network attraverso internet a cui la Stazione Remota e la Stazione di Controllo possono essere collegate mediante telefonia fissa e mobile. Nella VD-2 la governance è affidata ad una Centrale di Controllo Informatico costituita da un Server Centrale Cloud su cui è installato il Software per la gestione delle diverse funzionalità del sistema: collegamento delle Stazioni Remote con la Stazione di Controllo, monitoraggio e assistenza online di tutta la rete, trasmissione delle informazioni (voce/immagini) con protocolli protetti, abilitazione all’accesso alla Stazione Remota non solo dalla Stazione di controllo ma anche da altri PC o tablet (Figura 6).

Il follow up complessivo con la VD è stato di 527 mesi (media ± DS 20,3±17,9 mesi) con un numero di collegamenti globale superiore a 40.000.

Il sistema nel corso del follow up è risultato altamente affidabile ed utilizzabile dal personale, dai pazienti o dai loro caregivers privi di specifiche competenze tecnologiche.  Inoltre, il passaggio VD-2, con la possibilità di utilizzare il collegamento ad internet in modalità “mobile”, ha consentito di utilizzare il sistema in modo più flessibile, senza dover ricorrere a personale tecnico specializzato per l’installazione.

 

Risultati con la VD

Nella Figura 7 è riportata la scelta del trattamento dialitico effettuata nel nostro Centro nel periodo dal 01/01/2009 al 30/04/2017.

Negli 86 pazienti che complessivamente hanno iniziato la PD, 23 erano autonomi (26,7% – età media = 61,2±15,4 anni), 31 erano in assisted PD effettuata da un familiare (36,0% – età media = 74,6±10,4 anni) e 6 da una badante (7,0% – età media = 82,5±4,9 anni), 14 erano in Case di Riposo (16,3% – età media = 78,4±8,7 anni) e 12 erano in VD (14,0% – età media = 73,6±8,9 anni) di cui 2 in  VD con caregiver.

In questo modo, la VD ha consentito di incrementare del 5,6% l’utilizzo della DP contribuendo assieme al PAIDD a raggiungere nel nostro Centro il risultato di una popolazione in DP più anziana di quella in HD (69,8 vs 72,0), diversamente da quanto comunemente osservato nella maggior parte dei registri. Inoltre, confrontando la nostra esperienza di DP assistita con quella di Oliver (24) è possibile osservare che con tale supporto alla DP assistita è possibile raggiungere i seguenti risultati (Figura 8): una maggiore incidenza della DP con una minore percentuale di pazienti che iniziano la HD per barriere non cliniche e per scelta della metodica; una maggiore percentuale di DP assistita con caregiver famigliare o badante; il caregiver virtuale con la VD e la RSA rappresentano una alternativa all’infermiera a domicilio.

Oltre ai 12 pazienti incidenti, la VD è stata utilizzata in 1 paziente trasferito dalla HD alla DP ed in 13 pazienti prevalenti in DP che, per riduzione o perdita dell’autonomia, avrebbero dovuto essere trasferiti alla HD. Complessivamente pertanto la VD come caregiver virtuale è stata utilizzata in 26 pazienti con barriere alla DP (età media: 71,9±8,9 anni – Maschi: 17 pazienti – CAPD: 13 pazienti) di cui 20 guidati direttamente mentre nei rimanenti 6 pazienti la VD era utilizzata per guidare il caregiver, che in tutti i casi era la moglie. In tal modo la VD ha consentito non solo di estendere la DP ad una popolazione anziana ma anche di limitare il ricorso ad un CG familiare o professionale che comporta costi sociali (34) ed economici non trascurabili (29).

Nei 26 pazienti erano presenti in media 3,7 barriere/paziente. Nella Figura 9 sono riportate le barriere alla DP dei 20 e dei 6 pazienti guidati con la VD rispettivamente in modo diretto o indiretto attraverso i loro caregivers; nella figura sono inoltre riportate le barriere relative a questi caregivers. Con la VD è stato possibile creare un “caregiver virtuale” con cui superare le barriere alla DP dei pazienti e/o dei loro CG, soprattutto quelle di tipo cognitivo e psicologico, particolarmente frequenti nella popolazione anziana (22, 24).

Al termine del follow up 6 pazienti erano ancora seguiti con la VD. Nei rimanenti 20 le cause di interruzione della VD sono state: 9 decessi (34,6%), 2 trasferimenti alla HD (7,9%) (di cui uno per UFF e OSAS ed uno per perforazione intestinale, rispettivamente deceduti dopo 3,2 e 4,7 mesi dopo il trasferimento alla HD) ed 1 trapianto (3,8%). In 8 pazienti l’interruzione della VD è stata determinata dal deterioramento clinico dei pazienti e dalla necessità di una assistenza non solo dialitica; la DP è proseguita in 4 casi con una badante, in 3 con un famigliare ed in 1 con il personale di una RSA.

Durante il follow up sono state registrati 13 episodi di peritonite in 7 pazienti: 4 pazienti = 1 peritonite; 2 pazienti = 2 peritoniti; 1 pazienti = 5 peritoniti. In quest’ultimo paziente 1 episodio si era verificato quando temporaneamente la PD era stata effettuata da un CG senza il supporto della VD mentre un secondo episodio si era verificato come complicanza di un empiema della colecisti trattato chirurgicamente in urgenza. Escludendo questi 2 episodi l’incidenza di peritoniti è stata di 1 episodio ogni 48 mesi paziente.

Il rischio del primo episodio di peritonite non era significativamente differente nei 12 e nei 74 pazienti incidenti con e senza VD. Le curve di sopravvivenza sono riportate in Figura 10.

Per valutare l’utilità del supporto con la VD, nel periodo 4/06/2012 – 13/03/2013 sono stati monitorati prospetticamente gli errori commessi nell’esecuzione delle procedure dialitiche dai 7 pts in VD. Gli errori globalmente rilevati sono stati 33 di cui 10 relativi alla preparazione del materiale e 23 nell’esecuzione delle procedure dialitiche. Di questi ultimi, 17 (corrispondente ad 1 episodio ogni 2,5 mesi – paziente) sono stati valutati come rischio potenziale di peritonite.

Nel periodo luglio-settembre 2015 sono stati intervistati 6 pazienti, di cui 5 VD-PT e 1 VD-CG, mediante interviste semi-strutturate al fine di valutare la percezione dei pazienti relativamente al supporto con la VD. I pazienti intervistati esprimono una percezione positiva della VD relativamente ai seguenti aspetti: sicurezza (100%), indipendenza-autonomia (50%), effettuare la dialisi al proprio domicilio (50%). Al riguardo nelle interviste ricorrono le seguenti opinioni:

  • la VD mi fa sentire “sicuro e tranquillo” perché sono seguito e guidato costantemente dagli “occhi esperti e familiari” di infermieri “comprensivi e disponibili” con la possibilità di “vedermi tre/quattro volte al giorno“;
  • la VD è uno strumento “comodo”, “importante”, “utile”, “sicuro in caso di problemi o emergenze”;
  • la VD mi consente di rimanere “indipendente” nel fare la dialisi “senza dover chiedere aiuto ai familiari”.
  • la VD mi permette di poter “fare la dialisi a casa mia”, di “mantenere le mie abitudini”.

Nel 50% degli intervistati viene espresso come valore negativo la necessità di sottostare ad orari fissi per i collegamenti e per l’esecuzione delle procedure dialitiche.

In conclusione, dal punto di vista tecnologico la VD è un sistema affidabile, sicuro e facilmente utilizzabile da utenti senza alcuna conoscenza tecnologica per realizzare un “caregiver virtuale” che consente di iniziare o continuare la DP quando non è possibile l’autogestione della tecnica da parte del paziente o della famiglia per la presenza di barriere sociali, fisiche, cognitive o psicologiche alla metodica. La VD è anche in grado di favorire l’empowerment del paziente nella gestione della malattia cronica e di evitare il ricorso a forme assistenziali a più elevato costo sociale (caregiver familiare) ed economico (infermiere a domicilio).

 

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