Maggio Giugno 2020 - Necrologi

In memory of Professor Cambi

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Il Professor Vincenzo Cambi è stato un clinico di grande spessore scientifico, un innovatore nel campo dell’emodialisi e una pietra miliare nella storia della nefrologia italiana ed internazionale.

Nato a Varese, in Lombardia, nel 1937, si era laureato in Medicina all’Università di Parma. Nel 1969 iniziò a frequentare come Senior Fellow la divisione di malattie renali dell’Università di Washington a Seattle (USA), diretta dal Professor B.H. Scribner e centro all’avanguardia della terapia dialitica a livello mondiale. Se a Seattle la dialisi era diventata una terapia applicabile anche ai pazienti con insufficienza renale cronica, e non solo agli acuti, questo era merito del prof. Scribner che aveva inventato un accesso vascolare riutilizzabile, lo shunt artero-venoso. A Seattle il professor Cambi si inserì nel gruppo di giovani medici, futuri grandi della nefrologia come H. Tenckoff, J.W. Eschbach, G.Stricker, attratti dal carisma del professor Scribner e dalla sua capacità di geniale sperimentatore e affascinante didatta. Ma la dote del professor Scribner che più aveva colpito il professor Cambi era la sua sensibilità umana, che si traduceva nell’ansia di salvare con la dialisi pazienti altrimenti destinati al decesso. Con la stessa determinazione e con l’entusiamo dell’innovatore rientrò in Italia e lavorò come Assistente e poi, dal 1972, Professore Associato nel dipartimento di Medicina e Nefrologia dell’Università di Parma, diretto dal Prof. Migone, grande maestro e caposcuola della nefrologia italiana.

Sempre attento e sensibile ai problemi dei pazienti, che per lui erano al primo posto, ebbe la grande intuizione di ridurre i tempi della dialisi da 8-12 ore a 4 ore, tre volte la settimana, o 3 ore, a giorni alterni.

La sua Short Dialysis, che si sviluppò in Italia e nel mondo negli anni ’70, divenne il paradigma del trattamento dialitico standard. L’efficienza accettabile del trattamento si associava ad un maggior benessere fisico e psicologico dei pazienti, ma soprattutto “permetteva di salvare la vita ad un numero elevato di pazienti nei pochi centri dialisi allora esistenti” diceva con orgoglio lo stesso Prof. Cambi.

Nel 1980 divenne Professore Ordinario di Nefrologia e Direttore della Unità Operativa di Nefrologia Dialisi e Trapianto e della scuola di specializzazione in Nefrologia dell’Università di Parma. Avviò l’attività di trapianto renale e fu artefice dell’affermazione della scuola nefrologica di Parma a livello internazionale.

I suoi allievi lo ricordano come un docente severo ed esigente ma capace di suscitare entusiasmo nei giovani grazie alle sue modalità didattiche innovative, basate su discussioni interattive, rare per i tempi, e sul continuo aggiornamento derivato dalla condivisione delle novità della letteratura scientifica, in quei tempi non facilmente accessibile a tutti e gelosamente custodita come strumento di potere dai docenti meno illuminati.

Negli anni ’80, con la collaborazione dei principali nefrologi italiani, fu autore del Trattato Italiano di Dialisi, nato con l’obbiettivo di divulgare gli aspetti clinici della dialisi e soprattutto di rendere comprensibili anche ai meno esperti gli aspetti più tecnici e complessi del trattamento dialitico. Il trattato, più volte aggiornato, restò per diversi anni il punto di riferimento di una intera generazione di nefrologi.

Una analoga chiarezza espositiva caratterizzava le sue relazioni ai congressi nazionali ed internazionali. Non era mai banale e non esitava ad esporre con fermezza e rigore scientifico i suoi punti di vista, anche in contrasto con quelli di altri relatori. Le controversie cui partecipava hanno vivacizzato molti congressi e saranno ricordate da chi era presente.

Nel 1990 fu eletto Segretario Tesoriere della ERA-EDTA, dove aveva già ricoperto la carica di Consigliere. Nel 1991 il Congresso della Società rischiò di essere annullato per lo scoppio improvviso della guerra in Jugoslavia. Il professor Cambi, dimostrando insospettate capacità manageriali e organizzative salvò il Congresso, trasferendolo da Belgrado a Rimini. Nonostante le spese già affrontate e non recuperabili, organizzò come Presidente un congresso che vide un successo scientifico ed economico rilevante, raggiunto senza aggravi per la Società grazie al taglio delle spese superflue e delle intermediazioni.

Con una gestione oculata e strategica dei fondi della Società, ne riorganizzò successivamente la struttura e creò un Congress Office per la gestione diretta dei congressi, con notevoli vantaggi economici.

La rivoluzione amministrativa della Società, improntata alla massima trasparenza, ne aumentò notevolmente le riserve economiche, rendendo disponibili fondi per iniziative scientifiche ed educazionali, anche a favore dei soci che risiedevano in paesi con scarse risorse a disposizione.

Il livello scientifico dei congressi della Società fu incrementato e la rivista ufficiale, NDT, fu ulteriormente valorizzata grazie anche alla scelta di abili Editors in Chief.

Per il suo impegno e dedizione gli fu riconosciuto il titolo di Chief of the Administration Office e, in seguito, quello di membro onorario della Società.

Nella vita privata era riservato e di poche parole, come accade a molti uomini di scienza. Credeva molto nell’amicizia ed amava ospitare i suoi amici nella sua villa sui colli parmensi, intrattenendoli col buon cibo che preparava personalmente da vero cuoco raffinato.

Amava il bello, che cercava nell’arte, nella letteratura e nella musica, condividendo queste passioni con la moglie Graziella, che gli stava sempre accanto.

Era anche uno sportivo. Amava la montagna e lo sci, ma anche il tennis ed il fitness. Nello sport, così come nella vita, più che competere con gli altri amava sfidare sé stesso, ponendosi sempre più ambiziosi obiettivi.

Lo ricorderemo per aver incarnato con il suo entusiasmo e desiderio continuo di conoscenza i principi più nobili dell’uomo di scienza.

Salvatore David