Gennaio Febbraio 2020

La doppia borsa di tabacco intorno alla cuffia profonda del catetere peritoneale: una tecnica per l’inizio immediato della CAPD

Abstract

Premesse: Al fine di minimizzare il rischio di leakage e dislocazione, le linee guida internazionali consigliano di iniziare la dialisi peritoneale continua (CAPD) almeno due settimane dopo l’inserimento del catetere (tempo di break-in). Tuttavia, il tempo ottimale di break-in non è ancora definito con certezza. 

Metodi: Tra Gennaio 2011 e Dicembre 2018, sono stati inseriti 77 cateteri per via semi chirurgica in posizione sotto-ombelicale e 58 per via chirurgica in posizione paramediana. In tutti i pazienti è stata confezionata una doppia borsa di tabacco intorno alla cuffia profonda del catetere e la CAPD veniva iniziata entro 24 ore dal posizionamento del catetere. 

Risultati: L’incidenza complessiva di leakage è stata pari a 2,96% (4/135), di dislocazione del catetere 1,48% (2/135), di peritonite 10.3% (14/135) e di infezione dell’exit site 2.96% (4/135). La sopravvivenza del catetere a 48 mesi censurata per gli eventi morte, trapianto di rene, perdita di ultrafiltrazione e inabilità è stata 74.7%. Non è stata osservata alcuna differenza fra il gruppo di pazienti con inserzione per via semi chirurgica o per via chirurgica per quanto riguarda complicanze e sopravvivenza del catetere.

Conclusioni: Il confezionamento della doppia borsa di tabacco intorno alla cuffia profonda del catetere di Tenckhoff consente di iniziare immediatamente la CAPD.

 

Parole chiave: dialisi peritoneale continua, CAPD, catetere peritoneale, tempo di break-in, complicanze infettive, fissaggio della cuffia profonda, doppia borsa di tabacco

Introduzione

Sebbene la dialisi peritoneale ambulatoriale continua (CAPD) possieda diversi benefici rispetto all’emodialisi (HD), quali una maggiore adattabilità agli stili di vita individuali, una più lunga conservazione della diuresi residua [1,2], una maggiore sopravvivenza nei primi anni di terapia [3,4] e un minore costo economico [5,6], in Italia solo il 13% circa dei pazienti incidenti sono trattati mediante dialisi peritoneale (PD), mentre la prevalenza si attesta intorno al 9.5% [7]. I più recenti dati USA riportano un’incidenza e una prevalenza perfino minori, 9.7% e 7%, rispettivamente [8]. Le ragioni di questo sottoutilizzo sono molteplici: la poca dimestichezza ed esperienza con la metodica da parte dei professionisti, l’errata credenza di inferiorità della CAPD in termini di morbilità e mortalità (elevato timore delle complicanze infettive e convinzione della ridotta sopravvivenza del paziente), la percezione dell’inadeguatezza depurativa delle piccole molecole e infine, in termini economici, un minor rimborso per le strutture sanitarie se confrontato con l’emodialisi.  

La visualizzazione dell’intero documento è riservata a Soci attivi, devi essere registrato e aver eseguito la Login con utente e password.