Gennaio Febbraio 2020

Associazione tra bassi livelli sierici di magnesio ed estenzione delle calcificazioni dell’aorta addominale nei pazienti con trapianto renale

Abstract

Introduzione – Nel trapianto renale le calcificazioni vascolari sono associate ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e di mortalità. Recenti studi hanno dimostrato una associazione tra bassi livelli di magnesio (Mg) e calcificazioni vascolari. Abbiamo valutato l’ associazione tra Mg e calcificazioni vascolari nel paziente portatore di trapianto renale (RTR). Metodi – 71 RTRs venivano sottoposti ad Rx laterale della colonna lombare per valutare le calcificazioni della parete dell’aorta addominale (AA). Il contenuto di calcio dell’AA (CAA)  veniva quantificato con uno score tra 0 e 24. Inoltre venivano valutati:  lo spessore medio-intimale carotideo (IMT); l’ indice di massa cardiaca del ventricolo sinistro (iMCVS); Ca, PO4, Mg sierico (sMg) ed urinario, PTH, HDL, LDL, proteina C-reattiva (PCR), omocisteina, pressione arteriosa (PA). Risultati – Lo score per le CAA era correlato con: età (r=0.601; P<0.001), età dialitica  (r=0.314; P<0.01), sMg (r=-0.438; P<0.001), PTH (r=0.322; P<0.01), PAS (r=0.539; P<0.001), IMT (r=0.706; P<0.001), iMCVS  (r=0.326; P<0.01). Inoltre  il sMg era correlato con il PTH (r=-0.304; P<0.01). L’IMT era correlato con l’iMCVS e la PAS (r=0.330, P<0.01; r=0.494, P<.0001; rispettivamente). L’analisi della regressione multipla stepwise mostrava 6 variabili predittrici per lo score delle CAA: IMT, sMg, età, PAS, proteinuria ed età dialitica (F5,64=31.7, P<0.001; R2 aggiustato=0.718). I paziente con più elevato CAA (8-24) erano più anziani, con età dialitica maggiore, con più bassi livelli di Mg, con più elevati livelli di PTH e maggiore IMT. Conclusioni – La nostra esperienza conferma la associazione tra bassi livelli di sMg e CAA e IMT nei RTRs.

Parole chiave: magnesio, calcificazioni vascolari, spessore medio-intimale carotideo, trapianto renale

Introduzione

Il rischio di malattia cardiovascolare aumenta progressivamente con il ridursi della funzione renale, arrivando ad essere di 20 volte superiore a quello che si riscontra nella popolazione generale quando viene avviata la terapia sostitutiva [1]. Il trapianto renale riduce, ma non normalizza, il rischio cardiovascolare, che risulta infatti di cinque volte maggiore a quanto riportato nella popolazione generale ed aumenta significativamente con il ridursi del funzionamento del rene trapiantato [2,3]. Ad un anno dal trapianto, su una popolazione di 19.103 pazienti con trapianto renale (RTRs), gli eventi cardiovascolari erano la causa di morte nel 21.6% della popolazione studiata [4]; con la progressiva estensione del follow-up, la prevalenza di malattia cardiovascolare aumentava fino ad arrivare ad essere la causa di morte nel 31% della popolazione con trapianto funzionante [5]. 

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