Protetto: L’ultrasonografia nella diagnosi e nel management della nefrolitiasi: stato dell’arte e prospettive future

Abstract

L’iter diagnostico per giungere ad un corretto management del paziente con nefrolitiasi costituisce un tema centrale dell’attività clinica del nefrologo. Negli ultimi anni i tassi di incidenza e prevalenza della nefrolitiasi hanno mantenuto un trend in continua crescita nel mondo, mostrando una stretta correlazione con altre patologie croniche quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, obesità, sindrome metabolica e insufficienza renale. Le linee guida internazionali indicano la tomografia computerizzata come metodica di prima scelta per tutti i pazienti adulti con sintomatologia acuta sospetta per nefrolitiasi ostruttiva. La pielografia endovenosa è più utile nel follow-up dei pazienti con nefrolitiasi recidivante e composizione del calcolo già nota, mentre gli elevati costi e i lunghi tempi di acquisizione delle immagini limitano l’utilizzo routinario della risonanza magnetica. Le ultime innovazioni tecnologiche hanno permesso di ridurre sempre di più il dislivello tra ultrasonografia e tomografia computerizzata. Il corretto settaggio dell’apparecchio ecografico, il ricorso a nuovi parametri per la determinazione della dimensione del calcolo e l’uso appropriato del modulo color Doppler contribuiscono a migliorare la risoluzione dell’immagine e, quindi, l’accuratezza diagnostica dell’ultrasonografia. Obiettivo di questa review è stato riesaminare le ultime evidenze sui fattori di rischio e sulla fisiopatologia della nefrolitiasi e mettere a confronto le diverse tecniche di imaging nella gestione del paziente con calcolosi renale, ponendo l’accento sul ruolo dell’ultrasonografia e sulle strategie (sia attuali che in fase di studio) volte a migliorarne l’accuratezza diagnostica.

 

Parole chiave: nefrolitiasi, diagnostica per immagini, ultrasonografia, ecografia B-Mode, eco color Doppler, twinkling artifact

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Effetti metabolici della supplementazione con Colecalciferolo in pazienti con nefrolitiasi calcica e deficit di Vitamina D

Abstract

Introduzione. L’ipovitaminosi D è di frequente riscontro, anche fra i pazienti con calcolosi renale. Abbiamo inteso valutare se la somministrazione di colecalciferolo possa indurre effetti indesiderati sul rischio litogeno urinario.

Metodi. Sono stati studiati i profili della calciuria e dello stato di saturazione urinaria per CaOx (ßCaOx) e fosfato di calcio (ßbsh) in 33 pazienti litiasici (56±17 aa, 12 maschi) affetti da ipovitaminosi D, prima e dopo somministrazione orale di colecalciferolo, prescritto come carico iniziale di 100.000-200.000 UI, seguito da dosi settimanali di 5.000-10.000 UI, o mensili di 25.000-50.000 UI.

Risultati. Durante lo studio, non vi furono variazioni significative dell’escrezione urinaria di azoto, sodio e acidi fissi e dell’assorbimento intestinale di alcali. Dopo l’assunzione di colecalciferolo, la 25(OH)VitD3 aumentò da 11,8±5,5 a 40,2±12,2 ng/mL (p<0,01); la 1,25(OH)2VitD3 aumentò da 41,6±17,6 a 54,0±16,0 pg/mL (p<0,01); il PTH diminuì da 75,0±27,2 a 56,7±21,1 pg/mL (p<0,01); la calciuria di 24h aumentò da 2,7±1,5 a 3,6±1,6 mg/Kg p.c. (p<0,01), mentre la calciuria fasting non subì variazioni significative. In corso di terapia, vi fu un aumento significativo di ßbsh (da 0,9±0,7 a 1,3±1,3, p=0,02), ma non di ßCaOx (p=ns). Prima dell’assunzione di colecalciferolo, 6/33 pazienti (18,2%) mostravano ipercalciuria; dopo terapia, 13/33 pazienti (39,4%) risultarono ipercalciurici (pX2=0,03).

 Conclusioni. Nei pazienti con nefrolitiasi e ipovitaminosi D, la somministrazione di colecalciferolo può aumentare la calciuria e il rischio di recidive litogene. In questi casi, è opportuno monitorare attentamente il profilo metabolico urinario e modulare conseguentemente le terapie volte a ridurre la soprassaturazione urinaria (idroterapia, dieta, citrato di potassio, tiazidici).

 

Parole chiave: Ipovitaminosi D, Colecalciferolo, Nefrolitiasi, Urolitiasi, Ipercalciuria.

INTRODUZIONE

 La carenza di vitamina D è oggi diffusa, non soltanto fra i soggetti a rischio, quali ad esempio le persone anziane, con scarsa esposizione alla luce solare, obese o affette da patologie gastroenteriche con malassorbimento (1,2), ma anche fra gli individui giovani, attivi e in buone condizioni generali quali sono molti pazienti affetti da calcolosi renale (35). A riguardo di questi ultimi, sussistono alcuni peculiari aspetti metabolici meritevoli di essere considerati.

 

La visualizzazione dell’intero documento è riservata a Soci attivi, devi essere registrato e aver eseguito la Login con utente e password.