Gestione del paziente dializzato in corso di eventi catastrofici non prevedibili

Abstract

Le emergenze naturali rappresentano degli eventi non prevedibili che, per la loro intensità, possono determinare molteplici effetti sul sistema sanitario con incremento della pressione sulla rete ospedaliera.  Lo scopo di questo articolo è quello di focalizzare l’attenzione sui pazienti dializzati e fornire una rapida panoramica sulle possibili complicanze che possono realizzarsi in seguito a eventi emergenziali suggerendo, inoltre, uno schema lavorativo per affrontarle in ambito nefrologico. Verranno, quindi, discusse sia le procedure preventive che quelle operative da mettersi in atto, volte a garantire la sicurezza dei pazienti che eseguono il trattamento dialitico ponendo l’attenzione sulla necessità di costituire un gruppo di lavoro per rendere omogenea la risposta territoriale.

Parole chiave: rischi naturali, dialisi in emergenza, procedure in emergenza, modelli organizzativi condivisi

Introduzione

La maggiore vulnerabilità dei pazienti cronici in corso di eventi emergenziali naturali imprevedibili come terremoti o alluvioni, pur essendo nota da tempo, è divenuta evidente come problema organizzativo solamente in tempi relativamente recenti. Il termine “disastro renale” volto a definire la correlazione tra eventi catastrofici naturali e l’insorgenza di AKI divenne universalmente noto in seguito al terremoto che ha colpito la città armena di Spitak nel 1989 [1].

Tuttavia, solo a partire dal 2005, in seguito ai devastanti uragani che hanno colpito gli stati centro-meridionali degli Stati Uniti d’America, è stata evidenziata una carenza di risposte strutturali e organizzative da parte della rete assistenziale in caso di sfollamenti di massa e la necessità di affrontare in modo organico tali sfide [2]. Ulteriori contributi alla gestione di questa problematica, sono stati forniti dai Paesi del Sud-Est asiatico, dal Giappone e dalla Corea del Sud, che solitamente sono soggetti sia a terremoti devastanti che a maremoti [35]. Anche in Italia, Paese storicamente esposto a rovinosi eventi sismici e alluvionali, i primi studi volti a migliorare la gestione emergenziale, al fine di ridurre il loro impatto sul paziente, furono eseguiti nella seconda metà degli anni Ottanta in seguito al terremoto dell’Irpinia [6], mentre le recenti emergenze che hanno coinvolto negli anni la città di L’Aquila, l’Umbria, le Marche e l’Emilia-Romagna hanno riproposto l’attenzione su questa tematica [7, 8].