Ipopotassiemia: non solo tubulopatie

Abstract

L’ipopotassiemia è tra le anomalie elettrolitiche più frequenti, spesso ben tollerata, ma a volte responsabile di un incremento della morbilità e della mortalità per cause cardiovascolari. L’omeostasi del potassio vede come principale attore il rene; il nefrologo, quindi, è la figura professionale direttamente interessata nella diagnosi e cura di detta disionia. Proponiamo il caso clinico di un giovane uomo di 24 anni presentatosi con episodi di emesi multipla e iperpiressia, che ha rapidamente sviluppato una grave ipokaliemia con paralisi flaccida ascendente. Nonostante il trattamento precoce con cloruro di potassio, è stata necessaria una terapia intensiva per gestire le complicazioni. Il caso illustra le sfide diagnostiche e terapeutiche affrontate e dimostra come un approccio multidisciplinare e un iter diagnostico approfondito, inclusi test genetici, abbiano permesso di identificare una mutazione eterozigote del gene CACNA1S, confermando la diagnosi di paralisi periodica ipokaliemica di tipo 1. Viene sottolineata l’importanza del riconoscimento precoce e della gestione appropriata dell’ipokaliemia per prevenire complicazioni potenzialmente fatali.

Parole chiave: ipopotassiemia, paralisi periodica ipokaliemica, canalopatie, gene CACNA1S, malattia di Westphal

Introduzione

L’ipopotassiemia è definita come una condizione caratterizzata da un livello di potassio sierico inferiore a 3,5 mmol/l. Sebbene sia tra le anomalie elettrolitiche più frequenti e può essere ben tollerata, valori estremamente bassi di potassio sierico sono incompatibili con la vita [1]. Tuttavia, in soggetti a rischio per malattie cardiovascolari, anche una ipokaliemia lieve è causa di un incremento della mortalità e della morbilità [2]. L’ipopotassiemia non va considerata come una malattia isolata ma come una condizione legata a un vasto numero di patologie la cui diagnosi differenziale a volte è ardua. Le due grandi categorie nelle quali va ricercata la sua eziologia sono: la redistribuzione di potassio tra il volume extracellulare e intracellulare e l’aumentata perdita/eliminazione. Generalmente la determinazione della cloruria, del potassio sierico e di quello urinario, e la valutazione dell’equilibrio acido/base del sangue, possono essere utili per orientarsi verso una delle possibili affezioni, o escluderle [3].

Un bambino con severo ritardo di crescita e cisti renali

Abstract

Descriviamo il caso di un bambino di 5 anni che viene valutato in ambulatorio di endocrinologia per iposomia. In anamnesi riferita poliuria e familiarità per calcolosi renale. Tra gli accertamenti previsti per la bassa statura esegue un’ecografia addominale che evidenzia reni di normali dimensioni con segni di de-differenziazione cortico-midollare, diffusa iperecogenicità midollare con riduzione dello spessore corticale e cisti cortico-midollari. I reperti ecografici, confermati anche in RM ci orientano verso una nefropatia cistica geneticamente determinata, del tipo nefronoftisi o malattia cistica midollare (MSK). L’analisi molecolare per la nefronoftisi tipo 1 non evidenzia delezioni del gene NPHP1. Anche l’analisi dei geni HNFb1 e UMOD risultano negative. Riscontriamo inoltre una acidosi metabolica severa con funzione renale normale ed ipopotassiemia, reperto non usuale in una nefronoftisi. Eseguiamo quindi anche l’analisi molecolare per acidosi tubulare distale (dRTA) che evidenzia la associazione di due varianti genetiche su due geni implicati nella dRTA (ATP6V1B1 e SLC4A1). Queste “doppie mutazioni” sono state ereditate dalla madre che tuttavia non presenta il fenotipo classico della dRTA. Tali varianti attualmente non soddisfano i criteri per una diagnosi molecolare conclusiva di dRTA ma rappresentano varianti di incerto significato clinico. Tuttavia considerando la clinica ed i dati di laboratorio si può ragionevolmente concludere che il bambino abbia una diagnosi “verosimile” di acidosi tubulare distale. A sostegno dell’ipotesi diagnostica, l’inizio della terapia con sodio bicarbonato e citrato di potassio ha determinato una rapida ripresa della crescita staturoponderale. In letteratura è descritta l’associazione tra acidosi tubulare distale e cisti renali. L’ipotesi è che l’ipopotassiemia cronica possa giocare un ruolo eziopatogenetico nella formazione delle cisti renali.

 

Parole chiave: ritardo di crescita, cisti renali, acidosis tubulare, ipopotassiemia

Caso clinico

Descriviamo il caso di GL, maschio di 4 anni e mezzo che viene inviato dal pediatra curante all’ambulatorio di endocrinologia pediatrica per iposomia. Il bambino è nato a termine da parto spontaneo, senza problemi perinatali, l’acquisizione delle tappe psicomotorie è risultata nella norma.