Fattori di rischio per recidiva di Sindrome Nefrosica Primitiva Idiopatica in età pediatrica

Abstract

Introduzione. L’80% dei bambini affetti da sindrome nefrosica primitiva (SN) avrà almeno una ricaduta nel corso della vita. Fattori di rischio specifici potrebbero essere associati a una maggiore incidenza di riacutizzazione e a una prognosi peggiore. Questo studio si propone di approfondire i fattori di rischio demografici e legati all’insorgenza della SN nei bambini con diagnosi nota di SN primitiva afferenti all’Unità di Nefrologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova.
Metodi. Studio osservazionale, coinvolgente tutti i bambini (1-11 anni) con diagnosi nota di SN primitiva che hanno frequentato la nostra Unità Operativa di Nefrologia Pediatrica tra il 1° gennaio 2002 e il 31 marzo 2023.
Risultati. 49 pazienti, il 79,5% ha avuto almeno un episodio di riacutizzazione di SN nel corso della vita. Il 69,4% è stato classificato come SN a frequenti recidive o steroido-dipendente. Il fattore di rischio di ricaduta “etnia non occidentale” è stato correlato a una prognosi peggiore e a una SN steroido-dipendente (p = 0,041). Il fattore di rischio legato all’esordio “trombocitosi” sembra essere correlato a una prognosi migliore (p = 0,03).
Conclusioni. I fattori di rischio di recidiva “etnia non occidentale” e “trombocitosi” sono caratterizzati rispettivamente da una prognosi peggiore e migliore. Questa evidenza potrebbe supportare il follow-up della SN primitiva in età pediatrica.

Parole chiave: recidiva della sindrome nefrosica, fattori di rischio, etnia, trombocitosi

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in inglese.

Introduction

Eighty percent of children with primitive nephrotic syndrome (NS) will have at least one relapse in their life. Among these, fifty percent will be affected by frequently relapsing or steroid-dependent NS [1]. It is very difficult to predict NS relapses. At the same time, it is historically known that fifty percent of treated patients are affected by relapses in the first 6 months [2]. Moreover, it is demonstrated that more relapses are associated with a worse prognosis [1]. Several studies demonstrated that specific risk factors for NS relapses could be associated with a higher incidence of NS relapses. On the one hand, demographic risk factors, such as male sex, atopy, rural background, low socioeconomic status, and non-Western ethnicity, are involved. On the other hand, onset NS-related risk factors are associated with more relapses, such as age < 5 years, reduced serum albumin and serum total protein, reduced nutritional status, remission no sooner than two weeks of steroid therapy, concurrent infectious episode, poor compliance in steroid therapy [4, 8]. This study aims to deepen the demographic and onset-related risk factors for NS relapse in children with known diagnosis of primitive NS attending the Pediatric Nephrology Unit of the University Hospital of Padua.

Nuove strategie per la prevenzione e la diagnosi precoce della nefropatia da mezzo di contrasto iodato: revisione sistematica della letteratura

Abstract

La nefropatia da mezzo di contrasto iodato è una delle complicanze più temute degli interventi coronarici percutanei e si associa ad un’aumentata mortalità cardio-vascolare e ad una più rapida progressione verso l’insufficienza renale terminale. Gli effetti del mezzo di contrasto iodato sull’emodinamica intra-renale e la sua azione citotossica diretta sulle cellule tubulari prossimali contribuiscono in modo sinergico all’eziopatogenesi del danno renale. Poiché le opzioni terapeutiche sono estremamente limitate, la rapida identificazione dei fattori di rischio e la tempestiva messa in atto di strategie preventive costituiscono fattori indispensabili per ridurre l’incidenza della nefropatia da mezzo di contrasto iodato. Ad oggi, tuttavia, i criteri di definizione e stadiazione della nefropatia da mezzo di contrasto si basano sulle oscillazioni della creatininemia e della diuresi, parametri caratterizzati da una bassa specificità che pertanto non consentono una diagnosi precoce. Lo scopo della presente review è quello di riesaminare le ultime evidenze sui meccanismi fisiopatologici che concorrono al danno renale da mezzo di contrasto iodato, sugli strumenti di stratificazione del rischio e sui nuovi biomarkers precoci di nefropatia da mezzo di contrasto, focalizzando altresì l’attenzione sulle strategie preventive maggiormente validate in letteratura.

 

Parole chiave: mezzo di contrasto, nefropatia, fattori di rischio, diagnosi precoce, prevenzione

Introduzione

La nefropatia da mezzo di contrasto iodato (Contrast Induced Nephropathy – CIN) rappresenta la terza causa di danno renale acuto (Acute Kidney Injury – AKI) acquisita durante un ricovero ospedaliero. La CIN ha un impatto nettamente sfavorevole sull’outcome del paziente, in quanto si associa ad un’elevata incidenza di eventi cardio-vascolari, una ridotta sopravvivenza sia nel breve che nel medio-lungo termine e a un prolungamento dei tempi di ospedalizzazione, con importanti ripercussioni sulla spesa sanitaria. Un recente studio retrospettivo condotto su 11.249 pazienti sottoposti ad angiografia coronarica ha inoltre dimostrato che lo sviluppo di CIN correla con una progressione più rapida verso l’insufficienza renale cronica [1,2]. Questi dati dipendono non solo dal numero sempre più crescente di procedure radiologiche eseguite per fini diagnostici e/o terapeutici, ma soprattutto dalle caratteristiche demografiche dell’utenza che beneficia di tali procedure: nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di pazienti anziani affetti da una o più comorbilità, (ad es., scompenso cardiaco cronico, ipertensione arteriosa, diabete mellito, malattia renale cronica – MRC – preesistente, etc.,), che correlano con un aumentato rischio di CIN rispetto alla popolazione generale [3]. Sebbene l’associazione tra esposizione a mezzo di contrasto (MDC) e tossicità renale sia nota dagli anni ’60, ad oggi non vi è accordo in letteratura sulle modalità di definizione e stadiazione della CIN, che si basano ancora su parametri, quali la creatininemia e la diuresi, privi di specificità e che non consentono una diagnosi precoce. Negli ultimi anni il tema della tossicità renale da MDC è stato oggetto di nuovi studi in ambito nefrologico, cardiologico e radiologico, che hanno consentito di acquisire importanti conoscenze sulla fisiopatologia, i fattori di rischio e le strategie di prevenzione della CIN. Lo scopo della presente review è stato quello di riesaminare le ultime evidenze sui meccanismi fisiopatologici che concorrono al danno renale da MDC, sugli strumenti di stratificazione del rischio e sui nuovi biomarkers precoci di CIN, focalizzando altresì l’attenzione sulle strategie preventive maggiormente validate in letteratura.