Settembre Ottobre 2018 - Articoli originali

Sfide e risultati del progetto PIRP (Prevenzione della Insufficienza Renale Progressiva) della Regione Emilia-Romagna

Abstract

Il progetto PIRP è stato ideato in Regione Emilia-Romagna nel 2004, per far fronte all’aumento di diffusione della malattia renale cronica (MRC) conseguente all’invecchiamento della popolazione generale e all’aumento della aspettativa di vita. La prima fase del progetto è consistita nel formare ed informare i medici di medicina generale (MMG) riguardo all’identificazione delle persone a rischio di MRC e all’implementazione di strategie di intervento efficaci nel prevenire o ritardare la progressione della MRC. Nella seconda fase del progetto sono stati instituiti nelle unità di nefrologia degli ospedali dell’Emilia-Romagna ambulatori dedicati, atti a fornire una valutazione specialistica e un’assistenza personalizzata ai pazienti con MRC inviati dai MMG. Il protocollo del progetto definisce le caratteristiche dei pazienti che, dopo una diagnosi di malattia dal punto di vista eziologico, possono essere reinviati ai MMG, quelli che devono essere seguiti nelle UO nefrologiche ospedaliere oppure quelli che possono essere seguiti in co-gestione. Il registro web, istituito nell’ambito del progetto ed implementato per raccogliere i dati demografici e clinici dei pazienti includeva, al 30 giugno 2018, 26.211 pazienti affetti da MRC, con un follow-up mediano di 24,5 mesi. Nel corso dei 14 anni di del progetto, l’età media dei pazienti alla prima visita è aumentata da 71,0 anni a 74,2 anni e il eGFR medio, alla prima visita, è passato dai 30,56 a 36,52 ml/min/1,73 m2. In pratica sono stati reclutati nel tempo pazienti in media più anziani ma con funzionalità renale maggiormente conservata e quindi con maggiori possibilità di sfruttare interventi terapeutici appropriati. La percentuale di pazienti ancora attivi in registro dopo 5 anni di follow-up è risultata superiore al 45%. Le uscite sono prevalentemente da riferire a decesso o all’inizio del trattamento dialitico. L’implementazione e l’articolazione nel tempo del progetto, ha visto ridursi negli ultimi anni il numero di pazienti che arrivano ogni anno al trattamento dialitico in Emilia Romagna (circa 100 unità in meno di pazienti incidenti dal 2006 al 2016). La coorte PIRP è la più grande in Italia e in Europa, e questo la rende ideale per studi basati su confronti internazionali e come modello per i registri nazionali.

Parole Chiave: Insufficienza renale cronica, Registro, Malattia Renale Cronica, MMG, VFG, Proteinuria, Intervento di salute pubblica

INTRODUZIONE

La Malattia Renale Cronica (MRC) è, nell’ambito delle patologie croniche, una condizione molto diffusa, con una prevalenza crescente nella popolazione generale e con una stima a livello mondiale di circa il 10-15% (1). In Italia la prevalenza della MRC è stimata sull’ordine del 7,5% negli uomini e del 6,5% nelle donne sulla base dello studio CARHES (2). Questi dati di prevalenza italiana, sotto certi aspetti consolanti, sono però destinati ad aumentare per diversi ordini di fattori: i) invecchiamento della popolazione; ii) aumentata prevalenza nella popolazione generale di condizioni cliniche ad elevato rischio di danno renale (diabete mellito, sindrome metabolica, ipertensione arteriosa) (3), iii) aumentata sopravvivenza dei pazienti co-morbidi e complessi.

D’altro canto, va anche detto che, le attività di prevenzione nefrologica, la maggior disponibilità di mezzi diagnostici e terapeutici ed una presa in carico sempre più precoce stanno migliorando visibilmente la prognosi della malattia renale cronica, consentendo un rallentamento della sua progressione verso la malattia renale terminale ed un prolungamento del tempo d’inizio del trattamento sostitutivo.

L’attenzione verso la problematica della malattia renale cronica e dell’insufficienza renale è stata presente in modo costante nelle strategie di programmazione sanitaria della Regione Emilia-Romagna, ed il massimo impegno è stato profuso verso l’individuazione delle migliori soluzioni organizzative per garantirne la prevenzione e l’assistenza. Nella legge regionale del 9 marzo 1990, n. 15 “Piano Sanitario Regionale per il triennio 1990-1992”, l’allegato H “Nefropatie”, si prendeva atto delle difficoltà di attuare interventi organici di prevenzione della patologia renale, dell’ancora non ottimale livello di sviluppo dell’attività di trapianto e della conseguente necessaria estensione dell’offerta dialitica. Tutte condizioni che il documento di programmazione riteneva prioritario affrontare ponendo una serie di obiettivi:

  • strutturazione a regime della rete dei presidi di nefrologia e terapia dialitica
  • ottimizzazione delle attività di prelievo e trapianto di rene
  • attivazione di un programma di prevenzione delle patologie nefrologiche.

Nel decennio successivo si è provveduto a realizzare i primi due punti, mentre nel 2004 è nato un progetto di prevenzione secondaria della MRC che ha preso il nome di progetto PIRP (Prevenzione Insufficienza Renale Progressiva).

Il progetto PIRP è ora a regime da oltre 14 anni e continua la sua attività nella pratica quotidiana presso le Unità di Nefrologia della Regione Emilia-Romagna.

La Regione Emilia-Romagna ha recentemente approvato una delibera di ristrutturazione del Progetto PIRP che ne ridefinisce contenuti e progettualità (4).

In questo articolo vengono descritte le finalità del Progetto PIRP ed i principali risultati da esso conseguiti. Viene descritta la popolazione con MRC seguita, le modifiche in termini di funzione renale, co-morbidità, interventi terapeutici ed esiti nell’arco temporale di attività del progetto, che ha ormai superato il quattordicesimo anno di vita.

 

MATERIALI E METODI

Il progetto PIRP

Il progetto è nato con finalità prevalentemente clinico-assistenziali e si è articolato in due fasi (Figura 1), una formativa ed una attuativa.

La fase formativa è stata rivolta soprattutto ai medici di medicina generale (MMG) per facilitarne il corretto e tempestivo riconoscimento della popolazione a rischio, e per rendere possibile l’implementazione delle varie strategie (modifica dello stile di vita, correzione dei fattori di rischio modificabili) e presidi terapeutici riconosciuti efficaci nel ridurre lo sviluppo e l’evoluzione della MRC. In tutte le province della Regione Emilia-Romagna si sono tenuti seminari per i Medici di medicina Generale (e anche per internisti e specialisti di altre branche), volti a sottolineare gli aspetti della patologia renale, i fattori coinvolti nella progressione delle nefropatie e le strategie terapeutiche. Le iniziative formative rivolte ai MMG vengono ripetute periodicamente con specifici seminari di aggiornamento. Si è proseguito poi con la standardizzazione del dosaggio dei livelli sierici della creatinina e l’implementazione da parte dei Laboratori Analisi della Regione delle equazioni di calcolo (attualizzate nel corso degli anni) per la valutazione del filtrato glomerulare e dei metodi per la determinazione della proteinuria. Questo al fine di facilitare il riconoscimento dei pazienti con deficit funzionale renale anche iniziale e per stadiarne il livello di compromissione funzionale renale.

La fase attuativa clinica vera e propria è iniziata con l’apertura di ambulatori espressamente dedicati alla cura e alla gestione dell’insufficienza renale progressiva da parte delle UOC di Nefrologia. Agli ambulatori PIRP con accesso diretto tramite CUP sono stati affidati diversi compiti: i) corretto inquadramento del paziente, ii) valutazione del grado di insufficienza renale; iii) valutazione delle co-morbidità, iiii) programmazione di indagini di completamento o ricovero specialistico; iiiii) stima della velocità di progressione della nefropatia ed analisi delle possibili soluzioni terapeutiche individualizzate.

In base al grado di MRC ed alla presenza/assenza di comorbidità il paziente viene preso in carico dall’equipe nefrologica ospedaliera o riaffidato alle cure del MMG (pazienti con MRC ai primi stadi e assenza di co-morbidità) oppure co-gestito tra nefrologi e MMG  (Tabella 1).

In alcune province il contatto tra il MMG ed il nefrologo è stato reso più facile e rapido attraverso l’apertura di un sito Internet dedicato e/o con l’istituzione di una casella e-mail.

 

Il registro PIRP

Un punto di forza del progetto è stata la realizzazione di un registro informatizzato (registro PIRP) per la raccolta dei dati, con la finalità di seguire nel tempo l’evoluzione clinica e nefrologica dei pazienti che afferiscono al progetto (Figura 2).

I dati relativi al paziente sono caricati in un database web-based (SofTime90, Bologna), accessibile dagli utenti delle unità di nefrologia per l’inserimento e la consultazione dei dati. Il database fa parte del sistema informativo regionale sui trapianti dell’Emilia-Romagna ed è archiviato su un server del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna. Il database include le caratteristiche socio-demografiche del paziente, i dati anamnestici e, per ogni visita di follow-up, i dati relativi agli esami del sangue e delle urine, le co-morbidità, i fattori di rischio, il trattamento farmacologico e dietetico. A partire dal 2013, i dati degli esami di laboratorio prescritti dai MMG, così come le informazioni demografiche dei pazienti, possono essere recuperati automaticamente grazie al collegamento con il database regionale del laboratorio di analisi mediche (Progetto SOLE). Gli esiti dei pazienti possono essere segnalati dagli operatori nel registro, ma sono principalmente ottenuti attraverso un linkage con i database amministrativi della regione Emilia-Romagna (Figura 2). In particolare:

  • i dati relativi alla mortalità sono ottenuti semestralmente dal registro regionale della mortalità;
  • i dati relativi all’inizio del trattamento dialitico sono ottenuti annualmente dal Registro regionale di dialisi;
  • la perdita al follow-up e il trasferimento a unità nefrologiche extra regionali sono registrati direttamente dai nefrologi;
  • le ospedalizzazioni vengono tratte dal registro regionale delle dimissioni ospedaliere, con tre aggiornamenti annuali.
  • i dati relativi alla terapia e alla dieta sono caricati dagli operatori sanitari del PIRP.

La qualità dei dati viene controllata regolarmente e le incoerenze o i dati mancanti vengono notificati, dal data manager del Registro, al nefrologo referente del centro.

Rapporti bimestrali sulla quantità e qualità dei dati raccolti ed un rapporto annuale sulle caratteristiche della popolazione PIRP sono forniti di ritorno ai nefrologi PIRP e all’Assessorato alle politiche della Salute della RER.

 

Analisi statistica

Le caratteristiche dei pazienti PIRP sono state descritte con riferimento ai due momenti della prima visita e dell’ultima visita disponibile al 30 giugno 2018. La mortalità è stata osservata fino al 31 dicembre 2017, l’esito ingresso in dialisi fino al 31 dicembre 2016, mentre le ospedalizzazioni e la presenza di comorbidità cardiovascolari sono state osservate fino al 31 marzo 2018. La frequenza di prescrizione dei farmaci per le principali categorie ATC di interesse è stata calcolata sul numero di pazienti per i quali è stata caricata in registro la terapia.

Per descrivere come si sono modificate nel periodo di attività del PIRP, dal 2005 al 2017, le condizioni di base dei pazienti incidenti, si è usato un grafico lineare che mostra l’andamento dell’età media e dell’eGFR medio rilevati alla prima visita.

L’evoluzione delle condizioni dei pazienti nel corso del follow-up è invece rappresentata da due diagrammi a barre impilati, nei quali i pazienti appartenenti ad ogni stadio CKD basale sono suddivisi in base allo stadio CKD e all’esito a 5 anni dall’entrata in PIRP. Nel primo di questi grafici sono stati inclusi i pazienti che hanno una visita PIRP a 5 anni ±90 giorni dalla prima; nel secondo grafico sono inclusi i pazienti attivi seguiti in PIRP da almeno 5 anni o che hanno avuto un esito entro 5 anni dall’ingresso in PIRP.

Per valutare la relazione tra l’attività del progetto PIRP e il ricorso al trattamento dialitico, sono stati utilizzati i dati del Registro Regionale di Dialisi e Trapianto dal 2002 al 2016. Per il periodo dal 2006 in avanti, nel quale si può ipotizzare che sia riscontrabile l’effetto del PIRP, è stato calcolato il trend lineare dell’incidenza dei pazienti in dialisi. Nello stesso grafico è stato riportato anche il trend del tasso grezzo annuale (x100) di entrata in dialisi dei pazienti PIRP sui pazienti prevalenti a inizio anno.

 

Risultati

I pazienti registrati nel database PIRP al 30 giugno 2018 sono 26.211, dei quali 12.044 (45.9%) hanno terminato il follow-up avendo raggiunto un esito renale (dialisi o trapianto) o il decesso o perché sono stati persi al follow-up (Figura 3). Le visite caricate nel database sono 106.965 (4.1 in media per paziente, range 1-42), con 17.344 pazienti (66.2%) che presentano almeno due visite. La popolazione PIRP è costituita da pazienti in maggior parte maschi (65.2%), con età media superiore a 72 anni e con elevata prevalenza di nefroangiosclerosi-nefropatia ipertensiva (56.7%).

Come mostrato in Tabella 2, alla prima visita, gli stadi CKD più frequenti sono il 3b (36.2%) e il 4 (35.3%), mentre gli stadi CKD 1 e 2 costituiscono poco più del 5%.

I pazienti con evidenza di proteinuria sono il 41.9%, quelli con diabete il 36.0% e quelli che presentano co-morbidità cardio-vascolari sono il 50.8%.

Il follow-up nel progetto PIRP ha una durata mediana di 24.5 mesi considerando tutti i pazienti, e di 37.8 mesi considerando solo i pazienti con almeno due visite.

Il 31.2% dei pazienti è deceduto, con un tempo mediano di sopravvivenza di 34.7 mesi, e il 10.4% è uscito per dialisi o trapianto, con tempo mediano di sopravvivenza di 30.3 mesi.

I pazienti persi al follow-up sono il 4.3% e comprendono in gran parte pazienti entrati in PIRP negli stadi iniziali della MRC.

Nel corso del progetto, l’età media dei pazienti incidenti è cresciuta da una media di 71.0 anni (nel 2005) a 74.2 anni (nei primi 6 mesi del 2018), ed il valore medio dell’eGFR alla prima visita è cresciuto da 30.56 a 36.52 mL/min per 1.73 m2. Sono cioè entrati nel progetto, su segnalazione dei medici di medicina generale, pazienti con filtrato glomerulare più alto, per i quali può essere più proficua una prevenzione secondaria e terziaria (Figura 4).

L’evoluzione temporale del livello della funzionalità renale nell’intervallo che va dal baseline a 5 anni, valutata su 1312 pazienti (Figura 5), mostra che la maggioranza dei pazienti è rimasta nello stadio di ingresso. È inoltre da sottolineare che il 29.9% dei pazienti entrati in stadio 5 e il 15.2% dei pazienti entrati in stadio 4 mostrano un miglioramento a 5 anni.

Per quanto riguarda l’esito a 5 anni (Figura 6), la percentuale di pazienti ancora attivi è superiore al 45% negli stadi fino al 3b e scende al 34.4% tra i pazienti entrati in stadio 4 al 19.5% in quelli entrati in stadio 5. Questi ultimi sono usciti prevalentemente per ingresso in dialisi o trapianto (47.8%), mentre la mortalità è stata particolarmente elevata nei pazienti in stadio 4 (49.8%) e 3b (43.1%). L’elevata proporzione di pazienti persi al follow-up negli stadi 1-2 (29.9%) e 3a (14.0%) è verosimilmente indicativa di pazienti che sono stati reinviati ai MMG perché stabili o migliorati.

Il trend dei pazienti incidenti alla dialisi in Emilia-Romagna (Figura 7) mostra un andamento bifasico crescente dal 2002 al 2006 e un successivo, sia pur irregolare, andamento decrescente dal 2006 al 2016. La retta di regressione stimata su quest’ultima finestra temporale si adatta molto bene a 7 degli 11 valori annuali e predice una riduzione di circa 100 pazienti entrati in dialisi dal 2006 e 2016, corrispondente a circa 10 pazienti/anno. D’altronde il tasso grezzo di ingresso in dialisi dei pazienti in PIRP, che risultava elevato nei primi anni di implementazione del progetto (8,86 % nel 2006) si è rapidamente ridotto e quindi stabilizzato su valori inferiori al 3%.

 

Discussione

Il progetto PIRP nasce, in anni in cui ancora la MRC era una patologia cronica poco considerata, e nasce con precipue finalità assistenziali, volte al “miglioramento continuo” del trattamento e della prevenzione della MRC. In tutti questi anni il progetto ha per gran parte assolto i suoi compiti.

Il numero di pazienti seguiti è andato progressivamente aumentando anche se, naturalmente, non è esaustivo e non comprende tutti i pazienti con MRC che, dalle analisi epidemiologiche in Italia (2) potrebbero essere presenti nella RER. Negli anni si è cercato di arruolare e mantenere nel progetto i pazienti a maggior rischio di progressione come era nelle sue finalità. I controlli ambulatoriali e le visite hanno superato la soglia di 100.000, a testimonianza della capacità non solo di censire ma anche di seguire nel tempo i pazienti entrati in registro ed accompagnarli nel loro percorso di evoluzione della malattia renale. Per la numerosità della casistica, la coorte PIRP è stata presa come riferimento in un recente studio internazionale finalizzato alla comparazione dei tassi di progressione e mortalità per malattia renale tra 9 coorti europee (5). La bassa perdita media annuale di filtrato glomerulare e la stabilizzazione nei passaggi verso gli stadi di gravità maggiore, indica che, nel corso degli anni, il progetto PIRP ha portato nei pazienti seguiti ad un più lento declino della funzione renale nel tempo.

Il risultato più eclatante del PIRP è tuttavia la riduzione del numero di pazienti che raggiungono lo stadio terminale della MRC e devono essere sottoposti a terapie dialitiche sostitutive (circa 100 pazienti incidenti in meno tra il 2016 ed il 2016). Naturalmente non si può attribuire con sicurezza ed in forma esclusiva,questo estremamente positivo risultato al solo progetto PIRP, però è sicuramente un dato di fatto che questa riduzione venga a coincidere temporalmente con la sua attuazione. Verosimilmente il risultato è stato possibile anche grazie ad una diversa politica di reclutamento dei pazienti, che ha visto privilegiare gli stadi intermedi della malattia renale (3a e 3b) rispetto a quelli più avanzati (stadi 4 e 5). Negli stadi intermedi la prevenzione secondaria e terziaria è infatti sicuramente più efficace perché permette di mettere in atto misure farmacologiche e interventi sugli stili di vita che consentono di limitare la velocità di progressione della MRC e la comparsa delle complicanze (6). Inoltre il disporre, attraverso il Registro PIRP, di una serie di informazioni sui singoli pazienti, sui loro aspetti clinici e biochimici raccolti non solo al reclutamento, ma lungo tutta l’evoluzione della storia naturale della sua malattia, ha consentito di realizzare studi volti a individuare i fattori di progressione e di rischio di mortalità. E’ stato così possibile definire l’effetto del fosfato sierico, anche nell’ambito di variazioni nel range di normalità, sulla progressione di malattia (7). Inoltre, è stato realizzato un modello predittivo di progressione basato sugli alberi decisionali, che ha consentito di discriminare sottogruppi di pazienti con un differente declino della funzione renale sulla base di parametri demografici, clinici e biochimici. In particolare, sono stati individuati sottogruppi di pazienti in cui la proteinuria, lo stato diabetico, l’età più giovane, valori basali più alti di eGFR e di fosforo, costituiscono fattori di accelerazione del danno funzionale renale (8).

Sono state poi analizzate sia le variabili che influiscono sull’aumento del rischio di mortalità nella popolazione con MRC e che sono alla base delle differenze di mortalità rispetto alla popolazione generale (9). D’altronde la popolazione PIRP, come emerge dai dati presentati, è sempre più anziana (età media attuale alla prima visita superiore a 74 anni) con numerose co-morbidità, tra cui si presenta come una costante l’ipertensione arteriosa, seguita da complicanze cardiovascolari e diabete. Su questa popolazione il follow-up congiunto tra nefrologi e MMG attua un’ottimizzazione delle terapie con incremento dell’uso di bloccanti del SRRA, ma anche di chelanti del fosforo, degli agenti stimolanti l’eritropoiesi, degli inibitori della xantino-ossidasi, quando questi farmaci si rendano necessari.

In conclusione, il progetto PIRP è unico ed originale non solo in Italia ma anche in Europa, dove sono stati condotti diversi studi sulla MRC (2, 1015). Studi che, però, non sono stati realizzati con finalità così specifiche e pratiche nel trattamento dei pazienti con MRC e che, in ogni caso, non hanno un così lungo periodo di osservazione come nel PIRP. D’altronde, anche se il numero di pazienti seguiti non comprende tutti i pazienti con patologia cronica renale presenti in RER, il progetto è servito a sensibilizzare i MMG e gli altri specialisti verso una migliore e più tempestiva individuazione dei pazienti che presentano alterazioni della funzione renale e che richiedono specifici trattamenti.

 

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