Settembre Ottobre 2019

Eritropoietina, ormone tuttofare

Abstract

Nel corso degli ultimi due decenni è stato dimostrato che, oltre all’attività eritropoietica, l’eritropoietina (EPO) esercita numerose altre funzioni, tra cui quelle neuro-protettive, anti-apoptotiche, antiossidanti, angiogenetiche e immunomodulanti. L’azione dell’EPO si esplica attraverso l’interazione con due differenti forme del suo recettore (EPOR): una omodimerica, responsabile degli effetti eritropoietici, ed una eterodimerica, responsabile degli effetti non eritropoietici. La stimolazione di quest’ultimo recettore si è dimostrata anche efficace nel prolungare la sopravvivenza del trapianto d’organo, sia in modelli murini che nell’uomo.

Lo sviluppo di nuove molecole che agiscono selettivamente sull’EPOR eterodimerico, privo di attività eritropoietica, ha consentito di iniziare a valutare l’effetto di trattamenti a lungo termine, evitando di incorrere nelle possibili complicanze, di natura principalmente cardiovascolare, legate all’aumento dell’ematocrito.

Parole chiave: eritropoietina, EPO, ARA290, EPOR

Introduzione

All’inizio del XX secolo, due scienziati francesi osservarono che il plasma di conigli anemici era in grado di incrementare la produzione di globuli rossi quando iniettato in animali non anemici [1]. I ricercatori ipotizzarono che questa attività eritropoietica fosse causata da una singola proteina plasmatica, alla quale nel tempo vennero attribuiti vari nomi, tra cui “erythropoietic-stimulating factor” e, infine, “eritropoietina”. 

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