Paesaggi del limite nell’era della tecnicalità

Abstract

Nell’era della tecnicalità l’uomo sembra aver perso il senso e la vera dimensione del limite: esso è così divenuto un qualcosa da annientare ed un punto che bisogna spostare sempre più in avanti non solo per la curiosità umana ma anche a causa del profitto economico che regola il progresso globalizzato. In questo scenario l’Autore riflette sul senso più autentico del limite e prova a difenderlo perché la nostra identità di genere è pur fatta di limiti.

PAROLE CHIAVE: limite, umanizzazione del care, tecnicalità

Introduzione

1. Il limite

Penso spesso al limite, al suo significato ed alla sua dimensione pratica: a quante imprese l’uomo, nella sua storia millenaria, è riuscito a realizzare per il superamento dei limiti (non solo di quelli geografici); alle vite ed alle risorse impegnate in queste straordinarie imprese; a come il limite abbia stimolato l’ingegno e pungolato la curiosità umana; ai tanti insuccessi; a quale sia il suo valore o disvalore, se il limite è la conferma della finitezza umana o qualcos’altro da cui non ci possiamo liberare a patto di non riprendere la strada della metafisica o di traghettare nel post-umano viste le nuove e rischiose libertà dischiuse dal progresso delle conoscenze e dalle possibilità della tecnica (1). Se esso sia una realtà da difendere essendo parte costitutiva della nostra stessa umanità o una pericolosa zavorra da cui occorre liberarci rapidamente per non precipitare nel buio degli abissi, se il limite radicalizzi la debolezza dell’arte della cura o se esso, al contrario, conferisca al care un nuovo e più autentico orizzonte di senso. Mi chiedo, così, se il limite è una regola dal valore ampio ed incondizionato o se esso è un principio finito. Se esso è, cioè, un qualcosa il cui carattere è refrattario a qualsivoglia criterio regolativo dell’azione o, al contrario, se il limite pretenda, nella sua declinazione pratica, il rispetto di ciò che è delimitato dal principio medesimo: in altre parole, se il limite condizioni o meno la responsabilità umana posizionandosi davanti ad essa o se, invece, la pretenda, appellandola ed irrobustendola (2).
 

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