La dialisi peritoneale rappresenta la tecnica sostitutiva di prima scelta per i pazienti candidabili al trapianto di rene?

Abstract

Il trapianto di rene è ampiamente riconosciuto come il trattamento sostitutivo d’elezione della malattia renale terminale. È stato, infatti, dimostrato che sottoporre il paziente a trapianto di rene ancor prima dell’inizio della terapia dialitica garantisce sia la migliore sopravvivenza del soggetto che dell’organo trapiantato. Tuttavia, a causa della considerevole discrepanza fra il numero di donatori e i soggetti in lista di attesa, la maggior parte dei candidati a trapianto di rene necessita di un lungo periodo di terapia dialitica prima di ricevere un organo.

Per molti anni la dialisi peritoneale e l’emodialisi sono state considerate terapie sostitutive contrastanti. Recentemente questa visione dualistica è stata messa in discussione da dati emergenti a supporto dell’idea che l’approccio più appropriato sia quello personalizzato. Infatti, passaggi di metodica dialitica accuratamente pianificati e coscienziosamente determinati sulla base delle particolari esigenze del singolo paziente nello specifico momento permettono di ottenere i risultati più soddisfacenti.

Degno di nota è il fatto che le attuali evidenze favoriscono nei pazienti candidabili a trapianto di rene l’utilizzo della metodica peritoneale. In questa specifica popolazione i vantaggi della dialisi peritoneale sono rappresentati, infatti, da un più lungo mantenimento della funzione renale residua, una superiore qualità di vita, una minore incidenza di ritardata ripresa funzionale dell’organo trapiantato, una migliore sopravvivenza e una riduzione dei costi associati alla metodica.

Parole chiave: dialisi peritoneale, trapianto di rene, emodialisi, terapia sostitutiva renale, lista di attesa, funzione renale residua, qualità di vita, ritardata ripresa funzionale

Introduzione

Il trapianto di rene (KT) è ampiamente riconosciuto come la terapia renale sostitutiva (RRT) d’elezione per la malattia renale terminale (ESRD) [13]. Idealmente, sottoporre il paziente a KT prima dell’inizio della terapia dialitica è la strategia che permette di ottenere i risultati più soddisfacenti [46]. Tuttavia, a causa della limitata disponibilità di donatori, la maggior parte dei soggetti candidati a KT necessita di un lungo periodo di trattamento dialitico prima di ricevere un organo [7]. Per molti anni l’emodialisi (HD) ha rappresentato l’unica opzione per i pazienti in lista di trapianto [8,9]. Negli anni ‘80 l’avvento della dialisi peritoneale (PD) nella pratica clinica ha sollevato la questione di quale fosse la terapia dialitica da preferire nei pazienti candidabili a KT [10,11].

 

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Tempi di attesa in dialisi per l’inserimento in lista per trapianto renale: uno studio osservazionale trasversale multicentrico nella Regione Lombardia

Abstract

Background: Il tempo di attesa in dialisi influenza in modo significativo i risultati del trapianto di rene. Di conseguenza, la pianificazione tempestiva del processo di valutazione del trapianto del paziente è cruciale. Secondo i dati del Nord Italia Transplant program (NITp), il tempo medio di attesa tra l’inizio della dialisi e l’ammissione alla lista d’attesa regionale per il trapianto in Lombardia è di 20,2 mesi.

Metodo: È stato condotto uno studio osservazionale multicentrico trasversale per identificare le cause di questi ritardi e le loro soluzioni. Due questionari sono stati somministrati rispettivamente ai Direttori delle 47 Unità di Nefrologia in Lombardia e a 295 pazienti sottoposti a dialisi nella stessa regione (di cui106 hanno accettato di compilare il questionario) durante la loro prima visita per l’inserimento in lista d’attesa per il trapianto di rene.

Risultati: L’analisi comparativa dei risultati ha rivelato che sia i pazienti (52%) sia i Direttori (75%) ritengono che il tempo richiesto per le procedure di registrazione per l’inserimento in lista d’attesa sia troppo lungo. I pazienti giudicano insufficiente l’informazione sul trapianto, specialmente riguardo all’opzione pre-emptive (il 63% dei pazienti dichiara di non essere stato informato di questa opportunità). I pazienti hanno dichiarato di aver bisogno di un tempo significativamente più lungo, rispetto a quello indicato dai Direttori, per completare i test pre-trapianto (più di 1 anno nel 23% dei casi).

Conclusioni: Pazienti e Direttori concordano sulle principali criticità nell’iter di preparazione all’iscrizione in lista. Lo studio ha confermato la necessità di verifiche costanti su completezza e corretta comprensione delle informazioni in merito alle diverse opzioni di trapianto di rene. Si propone come soluzione la creazione di percorsi formalizzati a livello aziendale a questo scopo, in tutte le strutture ospedaliere che si fanno carico di pazienti candidabili al trapianto renale.

Parole chiave: Trapianto renale, lista d’attesa, accesso al trapianto di rene, questionario, Regione Lombardia

Introduzione

Esiste un generale consenso sul fatto che il trapianto renale rappresenti, per i candidati idonei, la scelta migliore in termini di qualità di vita [13] e di sopravvivenza [45]. Il trapianto rappresenta un vantaggio anche in termini economici, in quanto i costi della dialisi sono superiori a quelli del follow-up dei pazienti portatori di trapianto [67]. Il tempo di attesa in dialisi influisce significativamente sia sui risultati del trapianto sia sullo sviluppo di comorbidità [811]. Data la scarsa disponibilità di organi da donatore deceduto, il trapianto da vivente è un’opzione valida. [12]. 

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