Intervista a Attilio Losito: il mio mezzo secolo di vita nefrologica a Perugia

Abstract

In questa intervista Attilio Losito racconta le sue prime esperienze nefrologiche maturate alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso nell’Istituto di Patologia Medica di Perugia diretto da Giovanni Gigli, e le esperienze successive, che includono anche un periodo passato al Guy’s Hospital di Londra. L’intervista descrive anche gli importanti contributi in campo nefrologico prodotti dalla scuola di Perugia e le figure principali che in essa hanno operato. Questa storia di vita nefrologica mette in evidenza: il ruolo che l’approccio multidisciplinare della medicina interna ha avuto nello sviluppo della nefrologia ai suoi albori; l’importanza dei rapporti con strutture cliniche e di ricerca straniere; il contributo che i laboratori di ricerca clinica annessi ai reparti di nefrologia hanno dato al miglioramento della diagnosi e della comprensione della patogenesi delle nefropatie.

Parole chiave: storia della nefrologia, storia della nefrologia italiana, storia della medicina interna italiana

Introduzione

di Giovanni B. Fogazzi

In questa intervista Attilio Losito racconta la sua storia di vita nefrologica iniziata alla fine degli anni sessanta del secolo scorso nell’Istituto di Patologia Medica di Perugia, diretto da Giovanni Gigli, e protrattasi per circa cinquanta anni. L’intervista descrive anche le figure principali che operarono nella scuola nefrologica di Perugia e i suoi importanti contributi in diversi settori della nostra specialità, dalla introduzione di nuove tecniche dialitiche all’uso di metodiche innovative per lo studio della patologia renale e della patogenesi delle nefropatie, alla nascita della cardionefrologia. Questi contributi furono favoriti da diversi fattori: che ai suoi albori la nefrologia di Perugia fosse parte della medicina interna, ciò che che ha favorito un approccio multidisciplinare al paziente nefropatico, che nel corso degli anni è andato via via scomparendo, in Italia e non solo; la collaborazione con centri clinici e di ricerca stranieri, tra cui il Guy’s Hospital di Londra, di cui Attilio Losito ha frequentato sia la nefrologia sia diversi laboratori; la possibilità di disporre di un laboratorio di ricerca clinica annesso alla nefrologia di Perugia. Su quest’ultimo aspetto mi permetto di affermare, con il pieno sostegno di Attilio Losito, che la progressiva scomparsa di questi piccoli e specializzati laboratori, a causa di una reclamata necessità di centralizzazione dei laboratori clinici, ha avuto un impatto negativo sulla ricerca nefrologica nel nostro Paese, con svantaggio anche per i nostri pazienti nefropatici.

 

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La mia vita di nefrologo con la passione per la patologia renale

Abstract

Il presente scritto racconta la vita nefrologica di Giovanni Barbiano di Belgiojoso a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Fin dall’inizio il suo interesse si è rivolto principalmente allo studio della patologia renale, ciò che lo ha portato ad essere tra i pionieri nel nostro Paese nell’impiego dell’immunofluorescenza per l’esame delle biopsie renali. Nel corso degli anni Barbiano di Belgiojoso ha condotto numerosi studi clinico-patologici su un’ampia gamma di nefropatie glomerulari, sovente in stretta collaborazione con altri gruppi nefrologici. Tra i suoi contributi allo sviluppo della nostra specialità va ricordato anche il ruolo che ha avuto nella fondazione e nelle attività del “Gruppo di Immunopatologia Renale” della Società Italiana di Nefrologia.

Parole chiave: storia della nefrologia, storia della nefrologia italiana, storia della patologia renale

Introduzione di Giovanni B. Fogazzi

Il presente scritto racconta la vita nefrologica di Giovanni Barbiano di Belgiojoso a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, incominciata nella Divisione di Nefrologia dell’ospedale Niguarda di Milano diretta da Luigi Minetti. Fin dall’inizio il suo interesse si è rivolto principalmente allo studio della patologia renale e delle sue implicazioni cliniche. Ciò lo ha portato ad essere tra i primi nel nostro Paese ad applicare e diffondere la tecnica dell’immunofluorescenza nell’esame delle biopsie renali (che aveva appreso da Jean Berger a Parigi) e a condurre studi clinico-patologici su un’ampia gamma di nefropatie, in stretta collaborazione con gli altri gruppi nefrologici milanesi e non solo. La seconda fase della vita nefrologica di Barbiano di Belgiojoso si è svolta, a partire dal 1984, all’ospedale Luigi Sacco di Milano, dove ha diretto fino al pensionamento, in qualità di primario, la Divisione di Nefrologia e Dialisi, senza mai interrompere la sua attività di ricerca clinica sulle patologie glomerulari. Tra i suoi meriti va ricordato anche il ruolo che ha avuto nella fondazione e nelle attività del Gruppo di Immunopatologia Renale della Società Italiana di Nefrologia.

 

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Una vita dedicata alla nefrologia

Abstract

Questo articolo, scritto da Mauro Sasdelli, descrive la nascita e lo sviluppo della nefrologia a Bologna (a partire dai primi anni ‘60 del secolo scorso) e poi ad Arezzo, così come sono stati vissuti in prima persona dall’autore, con grande dedizione, entusiasmo e molto lavoro, ma anche con spirito critico e allegria. Dallo scritto emerge inoltre l’importante contributo che forti personalità, quali Domenico Campanacci, Vittorio Bonomini e Pietro Zucchelli, diedero alla nostra specialità e non solo a livello locale. Infine, questa “storia personale” va ad integrarsi, come testo e iconografia, con l’articolo pubblicato su questo stesso giornale nel 2016, “L’alba della Nefrologia e Dialisi a Bologna con Vittorio Bonomini e Pietro Zucchelli” (Giornale Italiano di Nefrologia, vol. 33, n. 4).

 

Parole chiave: storia della nefrologia, storia della nefrologia italiana, storia della Società Italiana di Nefrologia

Introduzione

di Giovanni B. Fogazzi

Questo articolo, scritto da Mauro Sasdelli, descrive la nascita e lo sviluppo della nefrologia a Bologna (a partire dai primi anni ‘60 del secolo scorso) e poi ad Arezzo, così come sono stati vissuti in prima persona dall’autore, con grande dedizione, entusiasmo e molto lavoro, ma anche – come il lettore noterà – con spirito critico e allegria. Dallo scritto emerge inoltre l’importante contributo che forti personalità quali Domenico Campanacci, Vittorio Bonomini e Pietro Zucchelli diedero alla nostra specialità, non solo a livello locale. Infine, mi piace ricordare che questa “storia personale” va ad integrarsi, come testo e iconografia, con l’articolo pubblicato su questo stesso giornale nel 2016, “L’alba della Nefrologia e Dialisi a Bologna con Vittorio Bonomini e Pietro Zucchelli” (Giornale Italiano di Nefrologia, vol. 33, n. 4) [1]. 

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