Protetto: Glomerulopatia da fibronectina: case report di glomerulonefrite membranoproliferativa

Abstract

Background. La glomerulopatia da fibronectina (FNG) è una rara glomerulopatia autosomica dominante caratterizzata da proteinuria, ematuria, ipertensione e perdita progressiva della funzione renale fino all’insufficienza renale terminale (ESRD) in un periodo di 15-20 anni. La malattia è causata da mutazioni nel gene FN1. Attualmente non esiste un trattamento specifico.
Caso clinico. Una donna di 22 anni mostrava proteinuria sub-nefrosica ed ematuria microscopica. La biopsia renale evidenziava espansione mesangiale e depositi densi, compatibili con FNG. Il test genetico ha confermato una mutazione nel gene FN1 (c.5773T>A, W1925R). Non sono stati riscontrati segni di malattia renale nei genitori della paziente; successivamente il fratello è risultato positivo alla stessa mutazione genetica. È stata trattata con ACE-inibitori e dieta iposodica. Dopo 3 anni, la funzione renale si è mantenuta stabile, con creatinina sierica di 0,5 mg/dL e proteinuria ridotta a 0.7 g/24h.
Discussione. La FNG è causata da mutazioni nel gene FN1, con depositi renali anomali di fibronectina. Non esiste un trattamento mirato, ma la terapia conservativa con ACE-inibitori può aiutare a rallentare la progressione della malattia. L’utilizzo di terapia steroidea è controverso, con successi limitati nel prevenire l’ESRD.
Conclusione. La diagnosi precoce ed il trattamento conservativo sono cruciali per la gestione della FNG. Sono necessari ulteriori studi per chiarire le terapie efficaci e comprendere meglio la progressione della malattia.

Parole chiave: glomerulopatia da Fibronectina, mutazione FN1, proteinuria, biopsia renale, terapia conservativa, ESRD

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Terapia conservativa massimale o dialisi nei pazienti nefropatici fragili? Risultati di uno studio retrospettivo di confronto

Abstract

Background e obiettivi: Esiste crescente evidenza scientifica che la dialisi cronica nei pazienti nefropatici fragili può peggiorare il carico dei sintomi e l’autonomia funzionale, aumentando il rischio di mortalità precoce. Per questi pazienti è legittimo chiedersi se il trattamento dialitico rappresenti un reale vantaggio o se piuttosto non sia più adeguata una Terapia Conservativa Massimale (TCM), da associare alle cure palliative, con l’obiettivo di migliorarne la qualità di vita residua evitando il ricorso alla dialisi. L’obiettivo di questo lavoro è quello di descrivere l’applicazione e i relativi esiti del percorso di TCM in una serie completa di casi seguiti nel nostro ambulatorio nefrologico.

Disegno e setting dello studio: Si tratta di uno studio osservazionale retrospettivo su una coorte di 48 pazienti nefropatici fragili in TCM e 58 in dialisi, nel periodo compreso tra gennaio 2013 e dicembre 2019. Sono stati studiati luogo di morte, Incidence Rate (IR) e Incidence Rate Ratio (IRR) relativi alla sopravvivenza e ai tassi di ospedalizzazione.

Risultati: La durata media della TCM è stata di circa 9,7 mesi vs 13,5 mesi del trattamento dialitico. I pazienti in dialisi hanno una probabilità di sopravvivenza a un anno di 0,52 [CI 0,38-0,64] vs 0,48 [CI 0,33-0,62] nei pazienti in TCM, a fronte tuttavia di un maggior numero di ospedalizzazioni (IR 2,780 vs 1,269 nei pazienti in TCM), IRR 2,19 [CI 1,66-2,89], dato conforme a quanto descritto in letteratura.

Il 67% dei pazienti dializzati è deceduto in ospedale contro il 35% dei pazienti in TCM. Il 34% dei pazienti in TCM risulta ancora in vita al momento dell’analisi dei dati (31/01/2020); nessun paziente in dialisi è ancora in vita alla stessa data.

Conclusioni: Il ricorso al trattamento dialitico ha mostrato un effetto marginale, ancorché significativo, sulla sopravvivenza media dei pazienti nefropatici fragili, a spese però di un aumento anch’esso significativo del numero di ospedalizzazioni con conseguente impatto sulla qualità di vita. La scelta del percorso (TCM vs dialisi) non dovrebbe dunque essere condizionata solo dal numero delle comorbidità, ma soprattutto dalla tipologia di queste ultime, rappresentando di volta in volta un elemento sul piatto della bilancia a favore della scelta conservativa o dialitica.

Parole chiave: terapia conservativa, dialisi, sopravvivenza, fragilità

Introduzione

La Malattia Renale Cronica (MRC) è il destino comune di molte nefropatie che possono evolvere fino alla necessità del trattamento sostitutivo dialitico o del trapianto renale. Si tratta quindi di un significativo problema di salute pubblica non solo in quanto causa di morbidità nella popolazione generale, ma anche e soprattutto perché rappresenta un fattore di rischio indipendente per la compromissione, il declino funzionale e la fragilità associandosi ad outcomes negativi come eccesso di mortalità e ospedalizzazione [1].