Abstract
Gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2i) hanno introdotto un nuovo paradigma nella gestione dello scompenso cardiaco (HF), sia con frazione di eiezione ridotta (HFrEF) che preservata (HFpEF). Tradizionalmente, il trattamento si è basato sull’uso di diuretici per il controllo della congestione, con limitato impatto prognostico e rischio di effetti collaterali dose-dipendenti. Gli SGLT2i, inizialmente sviluppati per il diabete mellito tipo 2, hanno dimostrato in trial randomizzati di ridurre ospedalizzazioni e mortalità cardiovascolare, con benefici estesi anche ai pazienti non diabetici.
Il loro meccanismo d’azione combina natriuresi osmotica moderata, riduzione selettiva del volume extracellulare, protezione renale e modulazione neuro-ormonale minima. Rispetto ai diuretici dell’ansa, che inducono un rapido calo volemico e attivazione del RAAS, gli SGLT2i stabilizzano il bilancio idrosalino senza compromissione emodinamica significativa. Nella pratica clinica, la combinazione con diuretici richiede attenta titolazione per prevenire ipovolemia, ipotensione e disfunzione renale, soprattutto negli anziani fragili.
Le evidenze suggeriscono che gli SGLT2i possano ridurre il fabbisogno diuretico cronico, migliorare la funzione renale e offrire protezione cardiovascolare aggiuntiva. Questi dati supportano il loro impiego precoce e integrato, posizionandoli come pilastro nella strategia terapeutica dello scompenso cardiaco contemporaneo.
Parole chiave: SGLT2-inibitori, diuretici, scompenso cardiaco, protezione cardiorenale, natriuresi osmotica, terapia combinata





