Abstract
L’onconefrologia rappresenta una branca emergente della nefrologia, dedicata a garantire una gestione oncologica ottimale per i pazienti affetti da neoplasia con compromissione renale preesistente o indotta dalla terapia antineoplastica. Attualmente, mancano dati epidemiologici riguardanti l’impatto precoce delle alterazioni della funzione renale nei pazienti oncologici italiani. Questo studio presenta un’esperienza triennale monocentrica di un ambulatorio di onconefrologia, che ha valutato pazienti con tumori solidi e anomalie renali, specificamente danno renale acuto (AKI) o proteinuria. Sono stati inclusi un totale di 254 pazienti con neoplasie solide. Tra questi, 153 (60.2%) sono stati indirizzati per AKI, prevalentemente negli stadi AKIN I-II, con 71 casi (46.4%) attribuiti al trattamento oncologico. In particolare, la terapia antineoplastica non è stata interrotta permanentemente in circa l’87% dei pazienti valutati. I tipi di tumore più frequenti sono stati il carcinoma polmonare (17.5%) e le neoplasie ginecologiche (17.9%). Gli inibitori dei checkpoint sono stati le terapie più comunemente associate ad AKI. Durante il periodo di follow-up, 83 dei 254 pazienti (34.5%) sono deceduti, e 46 di questi (55%) avevano manifestato un AKI concomitante, suggerendo un potenziale rischio di sviluppo di malattia renale cronica. Tra i pazienti sopravvissuti, il 71% ha mostrato un declino della velocità di filtrazione glomerulare stimata inferiore a 30 ml/min. Questa esperienza sottolinea la complessa interazione tra le terapie oncologiche e la funzione renale, evidenziando la necessità critica di una valutazione onconefrologica precoce e continua in questa popolazione di pazienti.
Parole chiave: onconefrologia, AKI, CKD, outcome



