Maggio Giugno 2017 - Nefrologo in corsia

Disturbi del gusto nei pazienti con malattia renale cronica in stadio terminale

Abstract

Gli autori hanno cercato di valutare la distorsione del gusto nei pazienti con malattia renale cronica (CKD). Circa un centinaio di pazienti sono stati esaminati e divisi in due gruppi, uno controllo e uno di studio. I dati sono stati raccolti attraverso un questionario e sono stati analizzati statisticamente. I risultati hanno mostrato che il 28,7% degli intervistati ha avuto una perdita della capacità di percezione del gusto (96,60% erano pazienti con CKD). Sono state individuate correlazioni statisticamente significative tra la durata del trattamento emodialitico e la perdita di gusto, tra l’età del paziente e la compromissione del gusto, infinte tra l’età del paziente e il senso di un gusto metallico in bocca. La distorsione gustativa è una manifestazione orale caratteristica dei pazienti con CKD.

PAROLE CHIAVE: CKD, emodialisi, gusto metallico, manifestazioni orali, disturbi del gusto.

Introduzione

I pazienti con malattia renale cronica in stadio terminale, sottoposti a trattamento dialitico, mostrano manifestazioni orali caratteristiche come la distorsione del gusto o addirittura la sua perdita, la sensazione di bocca secca, ecc [1,2,3,4,5]. Rappresentano di solito la conseguenza di disturbi metabolici e fisiologici correlati alla malattia renale. La letteratura in ambito odontoiatrico mette in evidenza la relazione tra la durata del trattamento dialitico e lo sviluppo di lesioni orali [1,6]. In un’indagine del 2012 Asha [7] ha accertato che elevati livelli di urea, dimetil- e trimetil-ammine e bassi livelli di zinco potrebbero essere associati ad una diminuzione della percezione del gusto nei pazienti uremici. La sensazione di gusto metallico nei pazienti uremici si associa al contenuto di urea nella saliva e alla sua successiva suddivisione in ammoniaca e anidride carbonica mediante l’azione dell’enzima ureasi batterica [7].

La disgeusia è un’anomalia delle facoltà gustative che si manifesta come percezione distorta del gusto e/o come sensazione gustativa persistente in assenza di stimoli. I disturbi del gusto possono anche manifestarsi come ageusia, la mancanza totale del gusto, o ipogeusia, ovvero una diminuzione della sensibilità gustativa [8, 9, 10]. Questi cambiamenti potrebbero portare all’avversione alimentare, alla riduzione dell’assunzione di cibo e alle carenze nutrizionali, causando perdita di peso e, in casi più gravi, malnutrizione, debolezza, stanchezza cronica [8]. Lo stato nutrizionale viene così influenzato negativamente in quanto si segnala una correlazione tra la distorsione del gusto e bassi livelli di albumina sierica, creatinina, assunzione di proteine e sodio, misurazioni della cassa toracica e maggiore necessità di nutrizione enterale. Inoltre, ultimi studi dimostrano che la percezione di gusto alterato è associata ad un tasso di mortalità superiore del 17%, sebbene non si sia registrato un aumento del tasso di ospedalizzazione [9].

Esistono metodi sia oggettivi che soggettivi per testare la compromissione del gusto. La gustometria comporta l’impiego di quattro sostanze che simulano i principali sapori: il saccarosio per il dolce, il cloruro di sodio per il salato, l’acido citrico per l’acido e l’idrocloruro chinino per l’amaro. In questa sequenza vengono versate alcune gocce delle sostanze su zone diverse della lingua, poi si chiede al paziente di riferire che tipo di gusto ha percepito ed in quale zona della lingua. Tra una sostanza e l’altra viene fatta sciacquare la bocca. Un altro metodo di ricerca è l’elettrogustometria, che applica sul dorso della lingua un flusso di corrente continua a bassa intensità (μA) per ionizzare la saliva. Questi ioni fungono da stimoli gustativi che attivano le terminazioni nervose del trigemino per l’attività percettiva [11, 12].

I test di screening soggettivi includono questionari, interviste, ecc. Sono adatti per i pazienti che si sottopongono cronicamente a trattamento dialitico, soprattutto per la loro dipendenza con il rene artificiale, l’osservazione di una dieta rigorosa e l’impatto negativo sul proprio equilibrio psichico in relazione alla malattia. Negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo di numerosi questionari di screening validati [10, 11].

 

Obiettivo

Esplorare la distorsione del senso del gusto nei pazienti con malattia renale cronica (CKD) in stadio terminale sottoposti a terapia sostitutiva dialitica (RRT).

 

Materiali e metodi

Lo studio clinico è stato approvato dal Comitato Etico di Ricerca dell’Università di Medicina di Varna con Protocollo n. 55/16 giugno 2016. Coinvolge 104 pazienti (61 pazienti femmine – 58,65% e 43 pazienti maschi – 41,35%), di età compresa tra 46,9 ± 21,2 anni (il più giovane partecipante ha 19 anni e il più vecchio ha 80 anni). I pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: un gruppo di controllo formato da 34 partecipanti senza alcuna malattia comune ed un gruppo di studio di 70 pazienti affetti da CKD in stadio finale. I pazienti del gruppo di studio sono stati provvisoriamente divisi in base alla durata del trattamento dialitico cronico in 2 sottogruppi: gruppo A con pazienti in trattamento dialitico da 5 anni o meno e gruppo B con pazienti in trattamento dialitico da oltre 5 anni. Tutti i partecipanti hanno firmato un consenso informato dopo essere stati edotti in dettaglio sullo scopo e sui i termini di partecipazione allo studio. I dati sono stati raccolti attraverso un questionario composto da una sezione di base (nome del partecipante, sesso e età) e le seguenti tre domande, relative alla percezione soggettiva del gusto stabilita da ogni singolo paziente:

  1. Riesce ad avvertire una perdita di gusto?
  2. Riesce a sentire un gusto metallico in bocca?
  3. Riesce a sentire qualsiasi tipo di alterazione del gusto?

Le opzioni di risposta dovevano essere Sì o No. La rappresentazione accurata e veritiera dei dati raccolti è stata affidata alla buona fede dei pazienti.

La valutazione statistica dei risultati è stata effettuata usando il pacchetto software SPSS per l’analisi dei dati epidemiologici e clinici (V. 17.00). Sono stati applicati metodi statistici non parametrici per verificare le ipotesi statistiche (test chi-quadrato di indipendenza), così come tabelle incrociate, calcolando le relative distribuzioni, la rappresentazione grafica dei dati, ecc.

 

Risultati

L’analisi della domanda 1 (Riesce ad avvertire una perdita di gusto?) ha mostrato che il 28,70% degli intervistati aveva riportato la risposta sfavorevole “Sì”: tra questi il 96,60% apparteneva al gruppo di studio dei pazienti con CKD e solo un paziente del gruppo di controllo ha risposto positivamente. Il restante 71,30% dei pazienti aveva indicato “No” come risposta a tale domanda. Secondo le aspettative, la risposta negativa è stata fornita dal 97,10% dei rappresentanti del gruppo di controllo e da solo 58 pazienti con CKD (20%). Il test chi-quadrato di indipendenza che incorpora la correzione di Yates per la continuità ha mostrato che vi era una correlazione statisticamente significativa tra il gruppo dei pazienti e la percezione della perdita di gusto (χ2 (1, n = 101) = 14.78, p <0.001, phi = 0, 41).

È stato interessante osservare che alla domanda 2 (Riesce a sentire un gusto metallico in bocca?) La risposta positiva è stata data solo dai pazienti con CKD (22 intervistati, 21,20% di tutti i pazienti intervistati) (Tabella 1).

Più di 1/3 dei pazienti con CKD (31,40%) ha confermato di aver sentito un gusto metallico in bocca. Questa percentuale è relativamente alta nel gruppo con CKD poiché le papille gustative si adattano lentamente alle variazioni gustative e dipendono dalla concentrazione di ioni disciolti nella saliva, derivati sia dalle tossine uremiche prodotte dal metabolismo endogeno che dal grado di depurazione del trattamento dialitico dei pazienti. Come previsto, nessun partecipante del gruppo di controllo ha risposto positivamente a questa domanda.

 

L’analisi statistica di dipendenza tra il gruppo di pazienti e la percezione soggettiva di gusto metallico ha confermato la presenza di una correlazione statisticamente significativa (χ2 (1, n = 104) = 11.734, p = 0.001, phi = 0.36).

Risultati simili sono stati ottenuti nella distribuzione delle risposte alla domanda 3 (riesce a sentire qualsiasi alterazione del gusto?). Più della metà degli intervistati (61,50%) ha risposto negativamente, mentre il 38,50% (40 pazienti) ha dato una risposta positiva. La percentuale relativa dei pazienti con CKD che ha indicato “Sì” come risposta è stata del 52,90%, contro il 47,10% che hanno risposto “No”. Nel gruppo di controllo la distribuzione Sì/No era rispettivamente pari all’8,80%/91,20%. La risposta positiva è stata selezionata dal 92,50% dei pazienti CKD e dal 7,50% dei partecipanti del gruppo di controllo. Si può concludere che il senso di alterazione del gusto può manifestarsi anche in soggetti sani, ma meno frequentemente e in pochi di essi. I livelli-soglia di percezione del gusto variano notevolmente tra gli individui. Sono determinati non solo dalla concentrazione della sostanza alimentare, ma anche dalla temperatura degli alimenti. I dati ottenuti hanno confermato che i pazienti con CKD hanno sperimentato un cambiamento nella capacità gustativa come una manifestazione orale tipica.

Il test chi-quadrato di indipendenza che incorpora la correzione di Yates per la continuità ha mostrato che vi era una correlazione statisticamente significativa tra il gruppo dei pazienti e la percezione soggettiva della perdita di gusto (χ2 (1, n = 104) = 16.93, p <0.001, phi = 0,43) (Figura 1).

 

Come mostrato in Figura 1 nessuno dei pazienti del gruppo di controllo ha provato un gusto metallico in bocca e solo l’8% (1 o 2 pazienti) ha riportato alterazioni del gusto tipo ageusia. Quando si utilizzano metodi soggettivi per misurare il gusto, le distinzioni nell’intensità di percezione di diversi sapori possono essere difficili da rilevare per una persona. È risaputo che è spesso necessario modificare almeno del 30% la concentrazione di una sostanza per registrare una differente percezione gustativa, in termini di intensità [13, 14]. Alcuni sapori possono alterare il senso del gusto stesso, ad esempio, gli acidi possono ridurre la dolcezza del saccarosio e del fruttosio, NaCl può oscurare la sensibilità del gusto dolce [15].

La natura della malattia renale e il suo trattamento producono diverse sostanze in varie quantità che si dissolvono nelle secrezioni orali, che a loro volta innescano le cellule chemorecettoriali trigeminali e stimolano i microvilli sulle papille gustative. I meccanismi non sono completamente compresi. Questo porta alla ricerca di altri fattori che possono causare la distorsione del senso del gusto in pazienti con CKD:

  1. Durata del trattamento dialitico. I risultati hanno mostrato che la durata della malattia non influenza il grado di alterazione del gusto e la percezione soggettiva di un gusto metallico in bocca (χ2 (1, n = 70) = 0, p = 1.00 e χ2 (1, N = 70) = 0,066, p = 0,797, rispettivamente). Tuttavia, vi è una correlazione statisticamente significativa tra la durata del trattamento e la percezione soggettiva della perdita di gusto: χ2 (1, n = 70) = 5,84, p = 0,02, phi= 0.326.

Nell’esaminare le dipendenze tra alterazione del gusto e senso del gusto metallico, è stata stabilita una forte correlazione statisticamente significativa: χ2 (1, n = 70) = 25.922, p <0.001, phi = 0.639. L’analisi ha rivelato che i pazienti con CKD sono spesso associati a cambiamenti del gusto verso una sensazione di tipo metallica. Come si è visto nella tabella 2, tutti i pazienti (100%) che hanno risposto in modo positivo alla domanda 3 (Riesce a sentire qualsiasi tipo di alterazione del gusto?) hanno anche ammesso di avere un sapore metallico in bocca.

  1. Sesso. I risultati indicano che non esiste una correlazione statisticamente significativa tra il sesso del paziente e la percezione soggettiva di un gusto metallico: χ2 (1, n = 70) = 2,6, p = 0,11. Lo stesso va applicato alla dipendenza tra il sesso del paziente e il senso soggettivo di alterazione del gusto: χ2 (1, n = 70) = 3.38, p = 0.07.
  2. Età. Sono stati esaminati anche gli effetti dell’età dei pazienti sulla percezione soggettiva del gusto. I pazienti sono stati divisi in vari gruppi in base all’età secondo la classificazione dell’OMS [16]. I risultati del test chi-quadrato di indipendenza hanno evidenziato forti correlazioni statisticamente significative tra l’età e l’alterazione del gusto (χ2 (1, n = 70) = 39.528, p <0.001, phi = 0.751), nonché tra l’età e il senso di gusto metallico (χ2 (1, n = 70) = 42.319, p <0.001, phi = 0.778). I risultati ottenuti mediante tabella incrociata hanno mostrato che l’88,30% dei pazienti che ha riportato ogni distorsione del gusto risultavano essere giovani o di mezza età. Tutti e 10 i pazienti in età avanzata non hanno registrato alcuna alterazione del gusto. Risultati simili sono stati osservati sulla correlazione tra l’età e il senso di gusto metallico: il 95,50% dei pazienti che ha avvertito un gusto metallico in bocca erano giovani o di mezza età. Allo stesso modo, nessuno dei pazienti più anziani aveva riferito la presenza di gusto metallico. Tali dipendenze, spesso osservate per alcuni fenomeni del sistema visivo, possono essere spiegate da cambiamenti legati all’età e sono dovute alle interazioni neuronali centrali [17, 16].

 

Discussione

I recettori di sapidità appartengono al gruppo di cellule chemorecettoriali di contatto. Essi svolgono un ruolo importante nella selezione dei prodotti alimentari e nella regolazione del sistema digestivo [18]. È ben noto che lo stato nutrizionale ha un impatto significativo sulla salute generale e sulla qualità della vita nei pazienti con malattie sistemiche [19]. Questo sposta l’interesse scientifico verso lo studio della distorsione del gusto nei pazienti con CKD che presentano variazioni, nel tipo e nella concentrazione, di ioni sciolti nella saliva in relazione alla malattia e al trattamento cronico dialitico. Ci sono ulteriori studi sul basso livello di zinco nel sangue e sulla diminuzione della sensibilità gustativa nei pazienti con CKD, sottoposti ad emodialisi, che non possono essere corretti con terapie interventistiche [20].

La correlazione tra il senso soggettivo di distorsione del gusto nei pazienti con CKD e quella dei pazienti del gruppo di controllo ha dimostrato il ruolo critico della malattia renale quale fattore che contribuisce all’alterazione del gusto: (χ2 (1, n = 104) = 16.93, p <0.001, phi = 0,43). È stato dimostrato che la durata del trattamento dialitico non ha influenze sul senso del gusto, sul gusto metallico o sul grado di alterazione (χ2 (1, n = 70) = 0,066, p = 0,797). Tuttavia, nel tempo, i pazienti con CKD hanno riportato una perdita di gusto (χ2 (1, n = 70) = 5,84, p = 0,02, phi = 0,326).

Sono stati osservati rapporti statisticamente significativi tra l’età del paziente e l’alterazione del gusto (χ2 (1, n = 70) = 39.528, p <0.001, phi = 0.751) e tra la loro età e il senso di un gusto metallico (χ2 (1, N = 70) = 42,319, p <0,001, phi = 0,778). I pazienti con CKD in età più giovane o media hanno dimostrato di essere più sensibili alle alterazioni del gusto rispetto ai pazienti più anziani.

 

Conclusioni

La disfunzione del gusto è considerata come una manifestazione tipica nei pazienti con CKD. Dal momento che il meccanismo che regola l’attività dei recettori del gusto non è stato completamente compreso, l’interesse della ricerca dovrebbe essere rivolto agli effetti della distorsione del gusto sul ciclo digestivo del corpo e successivamente sulle carenze nutrizionali. Il problema è particolarmente rilevante per il suo rapporto con la qualità della vita dei pazienti con CKD.

 

Bibliografia

  1. Block GA, Martin KJ, deFrancisco AL. Cinacalcet for secondary hyperparathyroidism in patients receiving hemodialysis. N Engl J Med 2004;350:1516–1525.
  2. Chi AC, Neville BW, Krayer JW, Gonsalves WC. Oral manifestations of systemic disease. Am Fam Physician 2010;82:1381-1388.
  3. Souza CM, Braosi A, Luczyszyn S.et al. Oral health in Brazilian patients with chronic renal disease. Rev Méd Chile 2008; 136: 741-746.
  4. Nenova- Nogalcheva А, Konstantinova D. Halitosis in Patients with End-Stage Chronic Kidney Disease Undergoing Chronic Dialysis Treatment. IJSR. 2016; 5(12):875-878.
  5. Sobrado MJS, Tomás CI, Loureiro A et al. Oral health status in patients with moderate-severe and terminal renal failure. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2007;12(4):E305-10.
  6. De Rossi SS, Glick M. Dental considerations for the patient with renal disease receiving hemodialysis. J Am Dent Assoc 1996;127(2):211-219.
  7. Asha V, Latha S, Pai A, Srinivas K, Ganapathy KS. Oral Manifestations in Diabetic and Nondiabetic Chronic Renal Failure Patients on Hemodialysis. J Indian Acta Oral Med Radiol. 2012;24:274-279.
  8. Deems DA, Doty RL, Settle RG, Moore-Gillon V, Shaman P, Mester AF et al. Smell and taste disorders – A study of 750 patients from the University of Pennsylvania, Smell and Taste Center. Arch Otolaryngol Head Neck Surg 1991; 117:519-528.
  9. Lynch KE, Lynch R, Curhan GC, Brunelli SM. Altered taste perception and nutritional status among hemodialysis patients. Journal of Renal Nutrition 2013;23(4):288-295.
  10. Beberashvili I, Azar A, Sinuani I, Yasur H, Feldman L. et al. Objective Score of Nutrition on Dialysis (OSND) as an alternative for the malnutrition-inflammation score in assessment of nutritional risk of haemodialysis patients. Nephrol Dial Transplant 2010; 25(8):2662-71.
  11. Oliveira CM, Kubrusly M, Mota RS, Silva CA, Choukroun G, Oliveira VN. The phase angle and mass body cell as markers of nutritional status in hemodialysis patients.J RenNutr. 2010; 20(5):314-20.
  12. Schiffman SS. Taste and smell in disease. NEnglJ Med.1983;308:1275-12791, 337-1343.
  13. Mott A, Leopold D.Disorders in taste and smell. Medical Clinics of North America1991;75(6):1321-1353.
  14. Stillman JA, Morton RP, Hay KD, Ahmad Z, Goldsmith D. Electrogustometry: strenghts, weaknesses, and clinical evidence of evidence of stimulusboundaries. Clin Otolaryngol Allied Sci. 2003;28(5):406-10.
  15. Klimacka-Nawrot E, Suchecka W. Methods of taste sensitivity examination. WiadLek. 2008, 61(7-9):207-10.
  16. Barrett KE, Barman SM, Boitano S, Brooks HL.Ganong’s Review of Medical Physiology. 2010, 23rd Edition, 451 – 469.
  17. Provisional Guidelines On Standard International Age Classifications, Department Of International Economic And Social Affairs, St/Esa/Stat/Ser.m/74 1, United Nations Publication, New York, 1982, Sales No. E.82.XVII.5.
  18. Schiffman SS. Taste and Smell Losses in Normal Aging and Disease, JAMA 1997; 278(16):1357-1362
  19. Penagini F, Mameli C, Fabiano V. et al. Dietary intakes and nutritional issues in neurologically impaired children. Nutrients 2015; 7(11): 9400-9415.
  20. Tsutsumi R, Ohashi K, Tsutsumi YM, Horikawa YT, Minakuchi J. et al. Albumin-normalized serum zinc: a clinically useful parameter for detecting taste impairment in patients undergoing dialysis. Nutrition Research 2014; 34 (1): 11-16.