Abstract
Il trapianto di rene è ampiamente considerata l’opzione terapeutica ottimale per i pazienti con malattia renale allo stadio terminale. Tuttavia, una quota rilevante di candidati in lista d’attesa per il trapianto – pari a quasi un terzo – presenta anticorpi anti–antigene leucocitario umano donatore-specifici, una condizione che riduce significativamente l’accesso al trapianto e aumenta il rischio di complicanze immunologiche nel periodo post-trapianto. Tra i fattori che influenzano la sopravvivenza del graft, la risposta immunitaria riveste un ruolo centrale nel determinare gli esiti a lungo termine. In questo contesto, il rigetto anticorpo-mediato rappresenta ancora una sfida clinica rilevante, contribuendo sia al danno acuto del trapianto sia a una progressiva compromissione cronica del graft, fino a comprometterne la sopravvivenza.
L’interleuchina-6 è coinvolta in numerosi pathway infiammatori e di regolazione immunitaria ed è implicata nella patogenesi delle risposte alloimmuni nel trapianto renale. In particolare, si ritiene che l’Interleuchina-6 favorisca la persistenza delle plasmacellule e faciliti le interazioni tra linfociti T e B, sostenendo così la produzione anticorpale. Il blocco del segnale dell’Interleuchina-6 potrebbe pertanto rappresentare una strategia per interferire con questi meccanismi e limitare l’entità del danno immune-mediato. Tocilizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’Interleuchina-6, originariamente sviluppato per il trattamento di patologie autoimmuni, ha recentemente suscitato interesse nel campo del trapianto renale. Le evidenze emergenti suggeriscono un potenziale ruolo del Tocilizumab sia nei protocolli di desensibilizzazione dei pazienti iperimmuni sia nel trattamento del rigetto anticorpo-mediato, supportandone l’impiego come opzione terapeutica aggiuntiva nel trapianto di rene.
Parole chiave: interleuchina-6, desensibilizzazione, rigetto anticorpo-mediato cronico, trapianto di rene, tocilizumab



