È indubbio come l’editoria scientifica internazionale non goda di buona salute. Non è un caso se le più grandi riviste mondiali a partire da Nature si stiano interrogando su quali modifiche apportare per tentare di risolvere alcune distorsioni che il sistema di divulgazione scientifica sta vivendo (1).
La pressione che deriva dalla necessità di pubblicare molte scoperte altamente citate influenza le percezioni, i giudizi e i processi decisionali dei ricercatori. Se da una parte le conseguenze di quella pressione sono in gran parte al di fuori della consapevolezza del mondo scientifico, dall’altra è incoraggiato l’uso di procedure esplorative che supportino l’ipotesi che si vuole verificare e si scoraggia l’uso di rigorose procedure di conferma che limitino gli effetti di bias e filtrino i falsi positivi (2).
È evidente come la presenza di incentivi negli ambiti istituzionali enfatizzi e premi solo documenti caratterizzati da scoperte statisticamente significative e potenzialmente altamente citabili, inducendo una resistenza “inconscia” ad accettare l’uso di rigorosi metodi di conferma e pubblicazione dei risultati che siano indipendenti dalla positività dell’esito finale (3). Non è un caso se la letteratura nel tempo tende a presentare con sempre maggiore frequenza risultati positivi e a ridurre in maniera progressiva la presenza di documenti che contengano risultati negativi (4).
Seppure non vi sia dubbio che i grandi trial con procedura di reclutamento randomizzata e controllata in doppio cieco rappresentino una straordinaria fonte di informazioni e abbiano costituito l’ossatura fondamentale delle conoscenze che noi oggi abbiamo in termini di trattamenti farmacologici, non è un caso che emergano alcuni dubbi sulla loro futura applicazione; tali dubbi sono legati ai costi, ma soprattutto correlati alla complessità dei metodi che dovrebbero essere applicati per raggiungere una adeguata evidenza, nei termini oggi necessari e compatibili con le conoscenze acquisite.
In realtà il concetto di medicina di precisione sta rivoluzionando le esigenze a supporto della potenziale applicazione clinica. La possibilità di condurre studi su pazienti altamente selezionati non è scevra dal sollevare alcune preoccupazioni. Molti autori argomentano come la medicina di precisione richieda uno spostamento del paradigma, da quello attuale basato su ampi studi randomizzati e controllati e sulla centralità delle prove statistiche, a uno basato su studi più brevi e più piccoli che combinino le prove statistiche dello studio con un accurato set di conferme di laboratorio (5).
Anche in questo caso il tema dell’affidabilità delle conclusioni che possono essere raggiunte è presente e non è esente dal far emergere alcune limitazioni. Occorre che il processo sia progettato in modo tale da facilitare il raggiungimento del suo scopo scientifico ultimo, attraverso outcome significativi e probanti per conoscenze mediche affidabili e di utilità generale (6).
Un mondo che si avvia rapidamente verso la medicina di precisione implica che il contesto della ricerca nel suo complesso cerchi un livello crescente di interazione tra diversi attori, a partire dai ricercatori, passando per gli editori, per arrivare soprattutto ad un diverso peso che occorre dare ai risultati nella valutazione dei progetti da parte dei diversi interlocutori istituzionali.
Seppure non sia certo questo il rischio che può correre un giornale come quello che state leggendo, è fuori di dubbio che l’ampia e profonda discussione che caratterizza le riviste di alto o altissimo valore scientifico vada a toccare in maniera indiretta questo strumento. Il Giornale Italiano di Nefrologia, che rappresenta una rivista di sintesi da una parte e di proposta dall’altra, volendo avere forti radici in tutte le propaggini della nefrologia italiana, non può non tenere conto del contesto e della necessità di mantenere un elevato livello di guardia sulla capacità critica della produzione scientifica. Deve saper cogliere i contributi più efficaci per la pratica clinica e poter proporre quella vivacità culturale che sa intercettare idee interessanti per l’innovazione e lo sviluppo nel campo della ricerca e della clinica, proprio perché si muove in modo svincolato da tematiche legate alla premialità o concorrenzialità (7, 8). Un luogo “libero” da interferenze che possa consolidare e rafforzare la professione.
Questo giornale vuole essere uno strumento agile per consentire un aggiornamento sul campo e per affrontare i vari problemi della nefrologia italiana con approccio aperto alla discussione e al confronto, nella certezza che le opinioni di tutti sono importanti e devono essere difese ad oltranza. Allo stesso tempo vuole anche promuovere una vision comune, in modo da esprimere una più forte capacità professionale nei diversi contesti clinici e organizzativi dove ci troviamo ad operare come nefrologi.
Nel GIN sono già presenti numerose rubriche che sono state egregiamente portate avanti da tanti interlocutori e che continueranno a essere sviluppate nel futuro. In aggiunta, spero che, oltre a investire su contributi di sintesi culturale, la rivista della Società Italiana di Nefrologia diventi un’occasione per discutere criticamente i dati che la letteratura propone alla luce delle conoscenze scientifiche, del rigore metodologico e della pratica clinica. Auspico anche che diventi un teatro di discussione dei casi clinici complessi non risolti o dubbi, che potenzi il suo appeal nel raccogliere contributi da tutti per consentire aggiornamento critico, innovazione, sviluppo e concretezza e, non da ultimo, che rappresenti un’ipotesi di lavoro per specializzandi e medici in formazione, sempre pronti ad investire sulle proprie speranze e a scommettere sul futuro.
Mi sia consentito a conclusione un ringraziamento particolare a Biagio Di Iorio che ha saputo in questi anni far nuovamente rinascere (come sempre deve succedere) il Giornale Italiano di Nefrologia, innovandolo e portandolo ad eccellenti livelli di diffusione, di qualità e di utilità.
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- Lindner MD. Clinical attrition due to biased preclinical assessments of potential efficacy. Pharmacol Ther. 2007; 115(1):148±75.
- Begley CG, Ellis LM. Drug development: Raise standards for preclinical cancer research. 2012; 483(7391):531±3
- Lindner MD, Torralba KD, Khan NA (2018) Scientific productivity: An exploratory study of metrics and incentives. PLoS ONE. 2018; 13(4):e0195321
- Sharma MR, Schilsky RL. Role of randomized phase III trials in an era of effective targeted therapies. Nat Rev Clin Oncol. 2012; 9(4):208–14.
- Nardini C. The ethics of clinical trials. eCancer Medical Science 2014; 8:387.
- Brück K, Jager KJ, Dounousi E, Kainz A, Nitsch D, Ärnlöv J, Rothenbacher D, Browne G, Capuano V, Ferraro PM, Ferrieres J, Gambaro G, Guessous I, Hallan S, Kastarinen M, Navis G, Otero Gonzalez A, Palmieri L, Romundstad S, Spoto B, Stengel B, Tomson C, Tripepi G, Völzke H, Wiȩcek A, Gansevoort R, Schöttker B, Wanner C, Vinhas J, Zoccali C, Van Biesen W and Stel V on behalf of the European CKD Burden Consortium. Methodology used in studies reporting chronic kidney disease prevalence: a systematic literature review. Nephrol Dial Transplant. 2015; 30 (Suppl 4): iv6–iv16.
- Santoro A, Gibertoni D, Rucci P et al. The PIRP project (Prevenzione Insufficienza Renale Progressiva): how to integrate hospital and community maintenance treatment for chronic kidney disease. J Nephrol,

