Luglio Agosto 2017 - Editoriali

Anticorruzione a Siracusa

L’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa partecipa in qualità di soggetto pilota al progetto nazionale “Curiamo la corruzione” che vede promotore Transparency International Italia in partnership con CENSIS, ISPE Sanità e RiSSC. Il Progetto ormai attivo da oltre due anni ha visto questa Azienda beneficiare di alcuni strumenti messi in campo dal progetto atti a prevenire fenomeni corruttivi e di altri strumenti in parte applicati e in parte in fase di perfezionamento. Particolarmente interessanti sono state le tre giornate formative a cura di ISPE Sanità, che nella prima giornata ha coinvolto il management aziendale con il suo staff oltre ai responsabili e referenti per la trasparenza e per la prevenzione della corruzione, le altre due giornate hanno visto la partecipazione di numerosi dirigenti medici, sanitari e amministrativi e sono state incentrate su tematiche etiche, infatti creare un ambiente di percezione dei valori in ambienti sanitari dove l’utente si trova in una condizione di assoluta “debolezza” di fronte ad una organizzazione e al personale a volte distaccato, se non lontano dalle esigenze e dalle angosce che può provare un paziente in uno stato di estrema fragilità, ha condotto tutti i partecipanti ad interessanti riflessioni. Alcuni medici, ritornando alle corsie dell’ospedale, si sono poi effettivamente posti “dilemmi etici” nell’attività professionale quotidiana, dilemmi a cui -a volte- solo la personale coscienza può dare delle risposte.

L’altro strumento messo in campo con il progetto è stata la procedura di segnalazione “protetta” di illeciti, il cosiddetto wistleblowing, procedura nota ai paesi anglosassoni e introdotta in Italia e resa obbligatoria presso tutti gli enti pubblici con le recenti normative sulla prevenzione e repressione della corruzione. In realtà si tratta di un applicativo informatico duttile e agevole nell’utilizzo ma che consente, nel contempo, la possibilità di interlocuzione continua con il segnalante, la riservatezza e la “sorveglianza” di un soggetto terzo e autorevole, in questo caso Transparency, credo abbia garantito e garantisca meglio chi decida di “collaborare alla legalità”. L’altra questione affrontata con la sperimentazione progettuale ed ancora in fase elaborazione e perfezionamento è la nota problematica del conflitto di interessi. Non vi è dubbio che specialmente in una Azienda sanitaria territoriale di medie-piccole dimensioni, diventa inevitabile che un dipendente abbia relazioni, non solo di parentela, con soggetti esterni spesso portatori di interessi anche solo potenzialmente in contrasto con quelli perseguiti dall’ente pubblico. Orbene, giustamente il piano nazionale anticorruzione (PNA) d’intesa con AGENAS ha previsto un sistema informatico di “dichiarazione pubblica degli interessi”, la procedura sarebbe obbligatoria per tutti gli enti sanitari ma, purtroppo, non ha avuto il successo sperato. Le ragioni vanno ricercate, credo, nella estrema farraginosità e complessità dei dati da inserire, quasi con un intento inquisitorio. Per vero va detto che molti dei dati richiesti sarebbero già disponibili su altre banche dati e potrebbero essere agevolmente acquisiti (agenzia delle entrate, banca dati regionale corsi ecm ecc) pertanto è in fase di studio una metodologia che possa agevolare la raccolta dei dati richiesti, senza dover interpellare il professionista. Ma il punto fondamentale del conflitto di interessi ritengo sia un altro, che in questa fase la ASP di Siracusa ha messo in campo per ottemperare, almeno parzialmente, al dettato del PNA, cioè quello di sensibilizzare tutti i dirigenti dell’Azienda, (ma il principio si estende alla totalità dei dipendenti di qualsiasi area) di dichiarare formalmente gli interessi propri (e dei parenti fino al grado previsto) passati e presenti, in partecipazioni economiche, in attività svolte, in collaborazioni estemporanee etc. In sostanza la finalità è quella che il Responsabile della Unità Operativa, sia informato su eventuali interessi potenzialmente in contrasto con quelli perseguiti dal proprio Ufficio e possa prendere per tempo le dovute precauzioni.

Altro tema essenziale nella prevenzione dei fenomeni corruttivi, è quello della procedura di acquisizione di strumentazioni e forniture in genere, nella fase afferente la richiesta proveniente dall’utilizzatore finale (medico). La questione è stata ampiamente dibattuta anche dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, e ritengo che vada affrontata con estremo discernimento e cautela. La prassi purtroppo ha visto in molte Aziende sanitarie la produzione di capitolati e caratteristiche “ben definiti” ma spesso di “dubbia provenienza”. Innanzi tutto va chiarito che particolari esigenze cliniche nell’acquisizione di una fornitura vanno serenamente esplicitate e sottoscritte dall’utilizzatore finale, escludendone qualsiasi discrezionalità in capo al Provveditore che, per ovvi motivi, non potrà/dovrà sindacare sulla scelta, ma sempre che si tratti di fondate e sostenibili motivazioni cliniche. Con la sottoscrizione del capitolato poi l’utilizzatore finale, quando la procedura di individuazione delle caratteristiche non sia invece di “auspicabile” pertinenza dell’Ingegnere clinico (figura professionale spesso assente eppure fondamentale nelle aziende sanitarie), dovrà produrre anche la dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. Analogamente il discorso vale per l’acquisizione di farmaci, per cui si deve tendere, (sempre nei limiti delle esigenze cliniche) alla individuazione del prodotto di base (cosiddetto principio attivo o farmaco generico). In definitiva l’esperienza progettuale che per questo anno prevede un altro step formativo sul codice di comportamento che tutte le Aziende dovranno rivedere e adottare alla luce delle nuove linee guida diramate da ANAC, la ritengo un utile “valore aggiunto” per la Azienda sanitaria di Siracusa.

Avv. Paolo Emilio Russo
Dirigente responsabile per la prevenzione della corruzione
Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa – Sicilia