Novembre Dicembre 2020 - Necrologi

Lettera a Francesco. In memoria di Francesco Quarello (16/08/1944 – 7/10/2020)

Stäfa (Zurigo), 04.11.2020

Caro Francesco,
abbiamo percorso un meraviglioso tratto del nostro viaggio assieme!
Erano anni frizzanti quelli, i primi anni ‘70, quando iniziasti la tua attività come medico volontario presso la Nefrologia dell’Ospedale S. Giovanni – Molinette di Torino (novembre 1971), inserendoti in un piccolo gruppo di giovani entusiasti che avrebbero poi dedicato la vita a questa nuova disciplina.

La nefrologia italiana si distingueva già per la qualità della ricerca. Torino rappresentava un polo importante per la presenza di una figura carismatica come quella del Prof. Antonio Vercellone, la dialisi era in vorticoso sviluppo e da alcuni anni si trattavano non solo i pazienti acuti, con un successo che era inizialmente parso incredibile, ma anche quelli cronici. In quegli anni la sfida più importante era quella di non lasciare morire senza trattamento alcun uremico. Si ricorreva piuttosto al raddoppio dei turni di dialisi inserendo un turno notturno, occupando temporaneamente (eufemismo…) locali dei reparti vicini come stato di necessità, accettando donazioni.

Io mi trovavo in quel reparto già dal 1965 perché gli ultimi tre anni dell’Università di Medicina li avevo trascorsi prevalentemente in ospedale, assentandomi solo per gli esami. La stessa scelta la fecero anche Beppe Segoloni e Giuliano Giachino, assieme formavamo il gruppo dei “tre moschettieri”.

Quando tu giungesti in reparto, cominciammo a lavorare fianco a fianco. Ci occupavamo in particolare di dialisi peritoneale e di dialisi domiciliare, inaugurata a Torino nell’ottobre 1970. Spesso le sedute erano notturne, ricordo le spedizioni a notte fonda con te e con Piccoli, sovente fuori città, presso pazienti che abitavano lontano dall’ospedale e che, proprio per questo, avevano preferito questo trattamento alla dialisi in un centro difficilmente raggiungibile. La corsia rimaneva comunque il nostro compito prevalente, mentre l’annesso laboratorio nefrologico permetteva al gruppo di approfondire alcuni settori di ricerca, affiancandoli ad attività di routine come l’esame del sedimento urinario e i controlli della proteinuria che allora noi stessi facevamo “alla fiamma”.

Per entrambi è stata una fase lavorativa appassionata, ricca di idee e di novità conoscitive e tecnologiche: ricordi con quale entusiasmo avevamo progettato e costruito un apparecchio automatico per la dialisi peritoneale? Ma è stato soprattutto l’aspetto umano del nostro lavoro che ci ha coinvolti, in particolare l’addestramento alla dialisi domiciliare. Con i nostri pazienti abbiamo stretto spesso rapporti d’amicizia che alleggerivano l’addestramento, pur mantenendo il necessario rigore.

Ti ricordi, Francesco, il rene artificiale che più utilizzavamo a domicilio? Era il voluminoso rene di Kiil, composto da 3 e successivamente 4 piastre scanalate sulle quali venivano manualmente distese delle coppie di fogli di cuprophane, all’interno dei quali scorreva il sangue, inizialmente senza pompa. Non dovevamo dimenticare di regolare la tensione dei bulloni periferici mediante una chiave dinamometrica. L’intero circuito era poi sterilizzato con formalina al 4%. L’introduzione sul mercato di fogli di cuprophane sterili preconfezionati aveva semplificato di molto la procedura ed era stata accolta con entusiasmo.

Lasciamo ora da parte questi ricordi e richiamiamo alla memoria le tappe principali della tua carriera. Medico volontario nella Nefrologia dell’Ospedale S. Giovanni – Molinette di Torino dal 1971 e poi Assistente dal 1973. Nell’anno successivo trasferimento nella Divisione di Nefrologia e Dialisi della Nuova Astanteria Martini di Torino (poi Ospedale S. Giovanni Bosco). Sempre nella stessa sede, fosti Aiuto dal 1979 e Primario dal 1996 sino al tuo pensionamento nel 2013. Dal 2008, negli ultimi anni della tua attività, sei stato anche Direttore del Dipartimento Nefro-Urologico. Come è evidente, la tua è stata una lunga permanenza in uno degli ospedali più importanti di Torino, dove la tua attività ha avuto un successo fuori del comune. Era un lavoro che affrontavi, come affrontavi la tua vita, in modo indipendente, rigorosamente onesto, libero da schemi e preconcetti, affascinato dalle novità e dai problemi con cui potevi misurarti in modo innovativo.

Sul piano istituzionale sei stato Presidente della Sezione Piemonte e Valle d’Aosta della SIN e Consigliere nazionale SIN. Sei stato inoltre Segretario del Gruppo di Studio degli accessi vascolari della SIN, cofondatore del gruppo di Informatica della SIN, Membro del Conseil d’Administration della Société Francophone de Dialyse. In numerosi incontri internazionali hai rappresentato il nostro paese, sempre con grande autorevolezza e stile, pur mantenendo il tuo carattere allegro ed informale. Sei stato socio di numerose Società scientifiche nazionali e internazionali.

La curiosità e l’avidità di sapere sono state costanti nella tua vita e sono state le molle che ti hanno consentito di non accontentarti mai dei risultati raggiunti e che ti hanno spinto a cercare sempre obiettivi nuovi. Hai voluto frequentare molti centri nefrologici di eccellenza, approfittando della tua ottima conoscenza di inglese e francese. Per questo sei stato soprattutto a Parigi (Aura e Necker), Londra (Royal Free Hospital), Montpeiller (AIDER), Detroit (Ospedale Henry Ford), New York (Cardiovascular Center), Philadelphia (Hahnemann Medical College). La tua instancabile attività è attestata da oltre 300 pubblicazioni.

L’attività di insegnamento ti ha visto impegnato soprattutto nella Scuola di Specialità in Nefrologia dell’Università di Torino. Gli infermieri hanno usufruito delle tue lezioni in un Corso di Specializzazione. Hai insegnato Semeiotica del ricambio idrosalino alla Scuola di specializzazione in Cardiologia e, negli stessi anni, Nefrologia in quella di Medicina Interna dell’Università.

Sei stato tra i primi a capire l’importanza dell’informatica in Nefrologia e Dialisi. Nel 1980 sei stato uno dei creatori dell’RPDT, il primo Registro Piemontese di Dialisi e Trapianto che sarà la base del Registro Nazionale e che produrrà la prima cartella clinica computerizzata. Hai dato impulso allo studio dell’ipertensione arteriosa, sia promuovendo la nascita di un gruppo di studio che ha prodotto contributi sperimentali pubblicati sulle più prestigiose riviste nefrologiche, sia istituendo nel 1980 un ambulatorio dedicato alla diagnosi e alla cura dell’ipertensione arteriosa gestito dal Nefrologo, un approccio allora innovativo se non addirittura visionario, ma che oggi si rivela lungimirante e prezioso.

Nel campo più direttamente operativo, ti sei distinto nella creazione di accessi vascolari periferici, cateteri vascolari centrali e cateteri peritoneali, consentendo non raramente a molti colleghi (tra cui io stesso) di superare alcuni momenti critici.

A questo proposito ricordo che, sopravvissuto ad un terribile incidente di moto – la moto era un’altra tua grande passione – e ancora con un’intelaiatura di tiranti inseriti nelle gambe per il trattamento delle fratture, che ti costringevano a passare le giornate in vestaglia, avevi ripreso il tuo lavoro proprio nella sala operatoria del nostro reparto, per fistole e shunt. Tutti, medici e pazienti, ne avevamo bisogno e tu, dotato di una resistenza fisica alla fatica diventata proverbiale, del lavoro non sapevi proprio farne a meno.

E ora, caro Francesco, ti lascio tornare ad ascoltare la tua tanto amata musica che ti ha accompagnato per tutta la vita e della quale sei stato cultore esperto e raffinatissimo, accompagnato dall’affetto e dalla riconoscenza di tutti noi…

Sandro Alloatti