Lettera a Francesco. In memoria di Francesco Quarello (16/08/1944 – 7/10/2020)

Stäfa (Zurigo), 04.11.2020

Caro Francesco,
abbiamo percorso un meraviglioso tratto del nostro viaggio assieme!
Erano anni frizzanti quelli, i primi anni ‘70, quando iniziasti la tua attività come medico volontario presso la Nefrologia dell’Ospedale S. Giovanni – Molinette di Torino (novembre 1971), inserendoti in un piccolo gruppo di giovani entusiasti che avrebbero poi dedicato la vita a questa nuova disciplina. 

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In memoria di Giovanni Civati (14/11/1939-12/7/2020)

Per chi ha iniziato il lavoro di nefrologo all’ospedale Niguarda negli anni Settanta è facile ricordare Giovanni Civati come un “maestro” che possedeva il raro talento di coniugare la passione per la professione medica con una grande umanità nel rapporto con i pazienti, che lo ricambiavano con una fiducia in lui veramente speciale.

Civati ha fatto parte della prima generazione dei collaboratori del Professor Minetti, che aveva seguito dalla Medicina Interna dell’ospedale di Sesto S. Giovanni al Niguarda per l’apertura del reparto di Nefrologia, diventandone il primo aiuto e succedendogli poi come Primario nel novembre 1994.

 

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Ricordo del Professor Cambi

Il Professor Vincenzo Cambi è stato un clinico di grande spessore scientifico, un innovatore nel campo dell’emodialisi e una pietra miliare nella storia della nefrologia italiana ed internazionale.

Nato a Varese, in Lombardia, nel 1937, si era laureato in Medicina all’Università di Parma. Nel 1969 iniziò a frequentare come Senior Fellow la divisione di malattie renali dell’Università di Washington a Seattle (USA), diretta dal Professor B.H. Scribner e centro all’avanguardia della terapia dialitica a livello mondiale. Se a Seattle la dialisi era diventata una terapia applicabile anche ai pazienti con insufficienza renale cronica, e non solo agli acuti, questo era merito del prof. Scribner che aveva inventato un accesso vascolare riutilizzabile, lo shunt artero-venoso. A Seattle il professor Cambi si inserì nel gruppo di giovani medici, futuri grandi della nefrologia come H. Tenckoff, J.W. Eschbach, G.Stricker, attratti dal carisma del professor Scribner e dalla sua capacità di geniale sperimentatore e affascinante didatta. Ma la dote del professor Scribner che più aveva colpito il professor Cambi era la sua sensibilità umana, che si traduceva nell’ansia di salvare con la dialisi pazienti altrimenti destinati al decesso. Con la stessa determinazione e con l’entusiamo dell’innovatore rientrò in Italia e lavorò come Assistente e poi, dal 1972, Professore Associato nel dipartimento di Medicina e Nefrologia dell’Università di Parma, diretto dal Prof. Migone, grande maestro e caposcuola della nefrologia italiana.

 

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In ricordo di Giuseppe (Peppe) Enia

È venuto a mancare il 28 dicembre scorso Giuseppe (Peppe) Enia. La mia amicizia con Lui risale ai primi anni ’70 quando, assieme a Silvio Maringhini suo amico di studi negli anni dell’Università a Palermo, fece un giro delle nefrologie Italiane per cercare opportunità di formazione ed esperienza professionale. Entrambi decisero di fermarsi per qualche tempo a Reggio Calabria nel reparto allora diretto dal prof. Quirino Maggiore. Peppe si fece subito apprezzare per la sua perspicacia e la sua applicazione che erano un tutt’uno con la sua gentilezza e disponibilità. In quegli anni conobbe la sua amata consorte Silvana, una valente archeologa, e questo contribuì a radicarlo a Reggio Calabria.

Peppe amava l’attività clinica e la sua dedizione era proverbiale. Il suo rapporto con i pazienti era ricco ed empatico. I casi complessi lo intrigavano e i pazienti in cui le sofferenze della malattia si accompagnavano a problemi sociali lo addoloravano. 

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In ricordo di Umberto Buoncristiani

È venuto a mancare l’11 maggio Umberto Buoncristiani, punto di riferimento della nefrologia e primo responsabile della unità di nefrologia dialisi e trapianto di Perugia.

Un male incurabile, veloce e subdolo ha portato via Umberto Buoncristiani alla sua famiglia e all’effetto dei sui cari.

Buoncristaini è stato un nefrologo di fama mondiale che ha creato la nefrologia in Umbria partendo prima come assistente del Prof Gigli, poi diventando primario del Servizio di Dialisi di Perugia.

Da allora ha fatto crescere il centro dapprima facendolo assurgere a Struttura complessa di nefrologia e Dialisi con letti propri e poi ha permesso, incentivato e creato il programma di trapianto renale in Umbria che ha consentito a centinaia di pazienti umbri, e non solo, di abbandonare la macchina per una vita migliore e di alto profilo.

Ha introdotto, per primo in Umbria e tra i primi in Italia, la tecnica dialitica che ha consentito la vita a migliaia di persone, ha migliorato la terapia domiciliare con innovazioni tali da essere considerato uno dei più importanti nefrologi internazionali esperti di dialisi permettendo l’applicazione di sistemi e modalità che ancora oggi tutto il mondo usa, facilitando la qualità della vita a tutti i dializzati.

Ha contribuito in prima persona all’affermazione della Scuola di Specializzazione di Perugia, cosi tanto apprezzata che molti dei giovani nefrologi formati a Perugia hanno trovato collocazione in prestigiosi centri nefrologici nazionali ed internazionali fuori dai confini umbri.

I nefrologi lo ricordano per la creazione della “Y” in dialisi peritoneale, rilanciando tale metodica e facendola diventare uno standard, per le prime sperimentazioni della dialisi senza acetato, per la dialisi domiciliare e quotidiana che, a distanza di anni, sono state oggetto di pubblicazioni nelle riviste internazionali più prestigiose.

Le sue geniali intuizioni sono ancora attuali e non passa mai tanto tempo che qualcuno non citi il suo lavoro. Le sue intuizioni e suoi risultati sono tuttora alla base delle nuove sperimentazioni ed apparecchiature di dialisi domiciliare quotidiana.

Ma non sarebbe giusto non parlare di altri aspetti del suo lavoro che lo hanno reso simpatico e conosciuto nel mondo nefrologico sia medico che infermieristico. Sua, con il collega Di Paolo, è stata l’idea del corso di aggiornamento in Tecniche Nefrologiche e Dialitiche che distribuiva come atti dei convegni libri diventati miti e si svolgeva ad anni alterni a Perugia e Siena. Sono rimaste leggendarie le partecipazioni di centinaia degli infermieri da tutta Italia, primo esempio di coinvolgimento e partecipazione attiva alla cura nefrologica di tutto lo staff sanitario, così come sono rimasti mitici i momenti conviviali che accompagnavano questi eventi e che lo hanno sempre visto a fianco della adorata moglie Renata.

Al convegno e ai libri si affiancò presto la rivista di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche ora diretta da Marco Lombardi che ha saputo conservare e preservare un patrimonio di conoscenza ed innovazione importante e innovativo per il periodo in cui si svolgeva.

Come tutte le persone eccellenti ha dovuto lottare perché la vita gli ha riservato momenti non certo piacevoli colpendolo nei suoi affetti più intimi con la perdita della figlia Cristina. Ha superato con forza e dignità questi momenti ed ha continuato nella sua missione per il bene comune.

È stato vicino alla moglie Renata e vicino a Lei ha passato le ultime ore testimoniandole ancora una volta il suo affetto e il profondo legame.

In sintesi ha creato la nefrologia umbra con riconoscimenti nazionali ed internazionali di alto livello, non solo testimoniati dall’alto numero di pubblicazioni su riviste scientifiche al top del grading mondiale (alcuni dei suoi lavori sono entrati nel gruppo alla base delle linee guida americane ed italiane sulla dialisi) ma anche per i premi internazionali assegnati alla carriera, premi, riconoscimenti ed apprezzamenti che evidentemente non gli hanno permesso di evitare le amarezze, la delusione e la tristezza dell’ultima parte della carriera quando, massimo esperto di dialisi, si è visto smembrare il reparto da lui diretto e togliere la responsabilità della sezione di dialisi.

La sua perdita amareggia pazienti, colleghi, nefrologi italiani ma soprattutto chi, come noi, nati professionalmente con lui e grazie a lui come nefrologi. Abbiamo iniziato giovanissimi e tra tante baruffe, incoraggiamenti e delusioni ci ha permesso di conoscere la nefrologia spronandoci a fare sempre meglio e sicuramente dobbiamo ai suoi insegnamenti, alle sue invenzioni e alla sua collaborazione la nostra carriera scientifica e di prestigio nazionale.

Lo ricordiamo con affetto e riconosciamo in lui colui che ha creato e spinto sempre verso il passo successivo ogni iniziativa, non accontentandosi mai dell’ottenuto ma cercando sempre il nuovo e il migliore. Qualche volta ci è riuscito, altre volte no e altre solo in parte; ma ha sempre e comunque voluto costruire riuscendo a fare della sua struttura un punto di riferimento scientifico internazionale tra i più importanti nel panorama nefrologico.

Esprimiamo, a nome mio personale, della SIN e credo a nome di tanti colleghi che lo hanno conosciuto ed apprezzato, le condoglianze alla sua adorata Renata e ai figli ricordandolo con affetto.