• L’interruzione volontaria del trattamento dialitico (Editoriale)
    L. Migone
  • Il metabolismo proteico nei pazienti con insufficienza renale cronica (Editoriale)
    G. Garibotti, A. Tizianello
  • Quantificazione della dose dialitica in ’emodialisi breve’
    S. Di Filippo, C. Manzoni, M. Corti, F. LocatelliIn emodialisi ‘breve’ la validità del modello cinetico single pool variable volume (SPVV), comunemente utilizzato per la determinazione del Kt/V (Kt/Vc), è pesantemente limitata dalle modalità di rimozione dell’urea di tipo bicompartimentale, condizionate dalla più elevata efficienza e dalla limitata durata del trattamento. Scopo del nostro lavoro è stato quantificare la differenza fra Kt/Vc e Kt/V determinato col metodo dl riferirnento, la quantificazione diretta (Kt/Vqd), e verificare la validità della correzione del Kt’Vc mediante impiego del valore dl urea finale determinato a rebound postdialitico esaurito. I nostri risultati dimostrano che, anche in sedute dialitiche di efficienza non particolarmente elevata, il Kt/Vc risulta sempre sovrastimato (differenza media = 0.215 +/- 0.08; +19%). Tale sovrastima appare totalmente imputabile alla sottostima del volume di distribuzione dell’urea conseguente alla mancata considerazione del rebound postdialitico: quest’ultimo risulta infatti strettamente correlato alla differenza tra Kt/Vc e Kt/Vqd (r2 = 0 82; p>0.001) 1l Kt/V determinato cineticamente. ma con impiego dei valori di urea postdialitici all’equilibrio, risulta perfettamente corrispondente al Kt/Vqd (differenza media pari a 0.001+/- 0.034) dimostrando come tale correzione restituisca piena validità al modello anche in emodialisi ‘breve’. La limitata variabilità intrapaziente del rebound da noi riscontrata a parità di efficienza dialitica, se confermata stabile nel tempo, potrebbe ovviare alla necessità del prelievo ematico a distanza di almeno 30′ dal termine della seduta, consentendo di ricavare il valore di urea all’equilibrio dal valore di rebound determinato una tantum. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 303-310)
  • Vaccinazione anti-epatite B nell’emodializzato: valutazione dell’efficacia della via intradermica rispetto alla via intramuscolo
    M. Terribile, L. Di Nuzzi, G.B. Stasio, P. Iuliano, G. Iulianello, L. TufanoAbbiamo effettuato uno studio multicentrico su 30 pazienti emodializzati negativi per HBsAg, HBsAg e HBcAb per valutare comparativamente l’efficacia della vaccinazione anti-epatite B per via intradermica (i.d.) rispetto alla classica via intramuscolo (i.m.). Quindici pazienti (gruppo 1 ) sono stati vaccinati per via i.m. con 40 microg di vaccino Engerix B ai tempi 0, 1, 6 mesi per una dose totale di 120 microg/pz. Quindici pazienti (gruppo 2) sono stati invece vaccinati per via i.d. con 5 microg di vaccino Engerix B ogni 15 giorni per 6 mesi, con una dose totale di 60 microg. I due gruppi erano comparabili per età, sesso, numero di mesi di trattamento dialitico e peso corporeo. E’ stato effettuato dosaggio dei livelli anticorpali a mesi 2, 4, 6, 8 dall’inizio del ciclo vaccinale. I pazienti con titolo >10 mUI/ml sono stati considerati non responders. Al secondo mese i livelli anticorpali erano significativamente più alti nel gruppo 1 (p>0.05) Gli esami effettuati al 4o, 6o e 8o mese evidenziavano al contrario titoli anticorpali molto più elevati nel gruppo 2 (p>0.0005). Alla fine del periodo di studio 11 pazienti (73%) del gruppo 1 e 14 pazienti (93% del gruppo 2 hanno sviluppato titoli anticorpali protettivi. Tra i responders ed i non responders non vi erano differenze significative riguardo all’età dialitica, al peso corporeo ed al sesso. E’ stata invece riscontrata un’età più avanzata nei non responders (p>0.05). In conclusione le piccole e ripetute dosi di vaccino somministrate per via i.d ci hanno permesso di ottenere una più alta percentuale di immunizzazione, con una dose totale di antigene sensibilmente minore rispetto al classico schema i.m. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 311-318)
  • Ruolo del biosensore dell’urea nella valutazione dell’efficacia depurativa in paired filtration dialysis: prime esperienze
    S. Costantini, C. Massimetti, S. Feriozzi, M. Galliani, G.P. Curti, P. Riveruzzi, E. AncaraniLo studio riporta le prime esperienze cliniche con un sensore per l’urea (Urea Sensor Bellco) in corso di Paired Filtration Dialysis (PFD). Sono stati studiati i tracciati relativi a 18 pazienti suddivisi in tre tempi: 1) Tempo A: calibrazione del sensore (10 minuti), 2) Tempo B: dialisi (210 minuti), 3) Tempo C: rebound (R) postdialitico di urea (20 minuti). Nel tempo A esiste una differenza fra prima rilevazione stabilizzata e quella al termine della calibrazione; nel tempo B sono stati identificati due tipologie di profili: biesponenziale in 13 casi (G1), lineare in 5 casi (G2). Infine si è riscontrata una variabilità importante nell’entità e nei tempi del R nel tempo C. In G1 I’entità di R e del 13.5 +/- 7.5% vs 6.3 +/- 1.9% nel G2 (p = 0.06); il tempo medio di R è 16.8 +/- 6.1 minuti in G1 vs 9.0 +/- 3.4 in G2 (p = 0.02). G1 e G2 non differiscono per età (51 +/- 15 vs 53 +/- 19 aa), anzianità-HD (60 +/- 9 vs 53 +/- 14 mesi), peso post-dialisi (69.3 +/- 9.7 vs 65.0 +/- 7.6 kg), volume di distribuzione di urea (47.1 +/- 6.8 vs 44.2 +/- 5.7 It), Kt/V raggiunto (1.06 + 0.2 vs 1.02 + 0.1) (p = NS). Il modello cinetico a flussi regionali (RBF) può essere in grado di spiegare diversi profili di rimozione di urea e la variabilità del rebound ottenuti. I nostri dati dimostrano come l’uso dei sensori offra la possibilità di interpretare anche fenomeni di distrettualizzazione e di disequilibrio oltre alle già note possibilità di ottimizzazione delle variabili di trattamento e di controllo delle prescrizioni dialitiche. (Giorn It Nefrol 1996; 13: 319-325)
  • Polisulfone sterilizzato a vapore e con ossido di etilene: valutazioni cliniche in pazienti con eosinofilia
    G. Ferrari, A. Santoro, A. Francioso, P. Zucchelli, E. Duranti, M. Sasdelli, A. Rosati, M. Salvadori, G.M. Sanna, M. Briganh, M. Fusaroli, G. Lindner, A. Stefani, P. Borgatti, F. Badiali, R. Mignani, L. Cagnoli, F. Aucella, C. Stallone, M. Massazza, M. BorghiL’utilizzo dell’ossido di etilene (ETO) per la sterilizzazione dei dializzatori capillari può indurre, nei pazienti in emodialisi cronica, reazioni di ipersensibilità con importanti manifestazioni cliniche. La finalità di questo studio è di valutare gli effetti clinici di due differenti dializzatori capillari con membrana in polisulfone sterilizzati con ETO e a vapore in 31 pazienti in trattamento dialitico cronico con eosinofilia. Nel corso dello studio, che veniva effettuato utilizzando per 2 mesi una membrana in Cuprophan &174;, in polisulfone-ETO e polisulfone-vapore, sono stati rilevati e confrontati una serie di parametri clinici e metabolici e l’attivazione e la produzione del C3a e C5a. Non sono state rilevate differenze per quanto riguarda la capacità di depurazione dei tre tipi di dializzatori valutati; veniva invece confermata la maggiore biocompatibilità delle membrane in polisulfone rispetto al Cuprophan &174;. Utilizzando la membrana in polisulfone sterilizzata a vapore si registrava una più fisiologica cinetica intradialitica degli eosinofili rispetto al polisulfone-ETO. In alcuni dei pazienti che avevano elevati livelli di IgE ETO-specifiche si aveva una tendenza alla riduzione. Infine la sintomatologia intradialitica non sembrava essere influenzata dalle due differenti metodiche di sterilizzazione, mentre invece la sintomatologia ascrivibile a fenomeni di ipersensibilità era inferiore in alcuni pazienti in cui veniva utilizzata la membrana in polisulfone-vapore rispetto a quella sterilizzata con ETO. (Giorn It Nefrol 1996; 13 327-335)
  • Malattia di Evans nel trapianto renale. Correlazione tra i decrementi eritro-piastrinici e gli episodi di rigetto (Caso clinico)
    F. Zanchelli, C. Campieri, S. Stefoni, V. BonominiLa piastrinopenia autoimmune può verificarsi nel paziente trapiantato (1) e ‘drops’ nella conta piastrinica possono essere l’unica espressione clinica della malattia (2). La piastrinopenia autoimmune può essere associata all’anemia emolitica autoimmune nella malattia di Evans (3, 4). Descriviamo il caso di, una paziente trapiantata in cui l’analisi retrospettiva del dati clinici disponibili ha condotto al sospetto clinico e alla conferma diagnostica di malattia di Evans. In questa paziente abbiamo analizzato i valori sequenziali della creatinina sierica, delle piastrine e dei globuli rossi ottenuti nel corso di 8 ricoveri ospedalieri (3 ricoveri per rigetto del rene trapiantato 5 non correlati a rigetto). Abbiamo osservato una stretta correlazione tra l’ipercreatininemia degli episodi di rigetto ed i cali della conta piastrinica (p>0.001) e della conta dei globuli rossi (p>0.001). Prospettiamo che un’attenta valutazione dei valori di piastrine e globuli rossi in un paziente trapiantato, affetto da malattia di Evans, possa contribuire alla diagnosi di rigetto. La normalizzazione del numero delle piastrine e dei globuli rossi può esprimere l’efficacia terapeutica della terapia immunosoppressiva. P.S.: ‘Gli Autori comunicano di avere individuato nel maggio 1996 un ulteriore caso di malattia di Evans in un paziente di 57 anni portatore di trapianto renale dal 1977. La diagnosi è stata posta in seguito alle indagini per il riscontro occasionale di piastrinopenia’. (Giorn It Nefrol 1996; 13 337-341)
  • La sistematica disinfezione del monitor previene la trasmissione nosocomiale dell’infezione da virus C (HCV) in emodialisi (Comunicazione breve)
    F Aucella, A. Cicchella, M. Piemontese, G.C. Pompa, C. StalloneE’ stata valutata l’efficacia della sistematica disinfezione dei monitor nella prevenzione della diffusione nosocomiale dell’HCV in emodialisi. Sono stati reclutati 123 pazienti in 4 centri che adottavano le misure generali di prevenzione, ma non isolavano i soggetti anti-HCV+. Nel periodo A, 12 mesi, dopo ogni seduta dialitica si procedeva alla disinfezione del monitor con ipoclorito di sodio; nel periodo B, 10 mesi, mentre 3 centri (70 pts) proseguivano tale strategia, uno (53 pts) applicava anche l’uso di apparecchiature dedicate per i soggetti positivi. Veniva eseguita ogni due mesi la ricerca degli Ab anti-HCV con test ELISA di 8a generazione. Sia nel periodo A che nel B non si verificavano sieroconversioni. La sistematica disinfezione dei monitor è una misura preventiva semplice ed efficace che ha consentito di annullare l’incidenza di nuovi casi di infezione da HCV in emodialisi. Con tale strategia l’uso di apparecchiature dedicate non sembra invece necessario. (Giorn It Nefrol 1996; 13 343-346)
  • Bioimpedenziometria e idratazione (Lettera alla Redazione)
    T. Talluri
  • Limiti e utilità di uno score linico nella valutazione dei volumi liquidi nei pazienti in dialisi (Lettera alla Redazione)
    G. Trovato, G. Carpinten, E. Iannetti
  • Boli di calcitriolo ed iperfosforemia (Lettera alla Redazione)
    L. Baldrati, D. Docci, C. Capponcini, F. Facchini, A. Giudicissi, C. Feletti
  • Abstracts della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica
  • Internet e Nefrologia
    G. Colasanti, S. Di Giulio, P.M. Ghezzi, F. Quarello, M. Salomone, C. Zoccali
  • Recensioni
  • Riunioni e Congressi