Analisi dei costi delle infezioni correlate al catetere venoso centrale per emodialisi attraverso il sistema dei DRG, “per conto del Gruppo di Progetto degli Accessi Vascolari della Società Italiana di Nefrologia”

Abstract

Le infezioni correlate al catetere venoso per emodialisi (CRBSI) rappresentano una complicanza che comporta spesso un ricovero ospedaliero ed un impiego di risorse economiche. In Italia mancano lavori che considerano i costi delle CRBSI per cateteri tunnellizzati (CVCt). Scopo del lavoro è valutare i costi relativi delle CRBSI attraverso il sistema dei DRG. Dal 2012 al 2017 sono state analizzate 2.257 Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), delle quali 358 relative a pazienti emodializzati. I pazienti con CVCt (167), rispetto alle FAV (157), presentano degenze medie più lunghe (10 contro 8), costi superiori dell’8.5% e un maggior numero di ricoveri per infezioni (+114%). L’incidenza di CRBSI è stata pari a 0.67 episodi per 1000 giorni di CVCt. Le CRBSI rappresentano il 23% delle cause di ricovero dei pazienti con CVCt ed il 5.2% delle spese totali dei ricoveri. Le CRBSI complicate comportano un 9% in più di costo medio rispetto a quelle semplici, con giornate di degenza tre volte superiori. Il costo di una CRBSI varia da €4.080 fino a €14.800, con costo medio pari a € 5.575. I costi da noi calcolati sono meno di un terzo di quelli riportati dalla letteratura americana, ma ciò è spiegabile con i diversi sistemi di rimborso. La metodologia dei costi delle CRBSI attraverso i DRG appare semplice, il limite principale consiste nella corretta compilazione della SDO, e occorre ricordare che la SDO è parte integrante della cartella clinica ed assume un importante aspetto economico per il riconoscimento delle prestazioni erogate.

 

Parole chiave: Costi, CRBSI, catetere centrale venoso

Share

Introduzione

Il catetere venoso centrale tunnellizzato (CVCt) rappresenta, dopo la fistola artero venosa, l’accesso vascolare più frequentemente utilizzato nei pazienti in emodialisi in Italia. Gli ultimi dati ufficiali riportano una prevalenza del 18.4% della popolazione (1), ma è verosimile ipotizzare che tale dato sia abbastanza sottostimato e che almeno un terzo della popolazione ne sia portatore. 

La visualizzazione dell’intero documento è riservata a Soci attivi, devi essere registrato e aver eseguito la Login con utente e password.

Share

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi