The Prehistory of Transplantation: up to the 1950s

Abstract

The “prehistory” of organ transplantation began in the 19th century, and clinical transplantation might have begun in the 1920s, decades earlier than it did. Organ transplantation required surgical vascular anastomoses, achieved in the late 19th and early 20th centuries. Guthrie and Carrel showed from 1902 that autografts could function, and along with others attempted renal xenografts. But the main result of this activity was the emergence of the idea that some “biological incompatibility” caused their failure.

Its complexity was realized as the many components of the immune reaction were identified – particularly lymphocytes. Modification of this “bio-incompatibility” using benzol, gamma radiation and nitrogen mustard were rapidly described. Thus by the early 1920s, the possibility of organ transplantation with suppression of the reaction by chemical agents and/or irradiation became possible, but in fact were delayed for another 30 years. During the 1920s organ transplantation was hijacked by dubious practices, such as “monkey gland” testis xenografts. Work in the area was shunned as career-damaging for serious scientists.

In 1935 Voronoy first realized the potential of the newly-dead as cadaver donors, but all his grafts failed. Around 1950 transplantation again became a problem which surgeons were prepared to attack, principally in Boston and in Paris. Although all the 30+ grafts in the next 5 years failed, much was learned. Then as predicted by skin transfers, identical twins were transplanted – and succeeded. For other grafts no modification was used at first, but from 1958 radiation was used, new drugs such as corticosteroids then 6-MP and azathioprine were synthesized, and transplantation was launched.

Keywords: Renal transplantation, history of transplantation,  immunology of transplantation

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La terapia immunosoppressiva del trapianto renale: ai limiti tra efficacia e tossicità

Abstract

Il trapianto renale rappresenta la terapia di elezione per i pazienti affetti da insufficienza renale terminale.

Nonostante la riduzione dell’incidenza di rigetto acuto e di perdita precoce del graft, grazie all’introduzione, nelle ultime decadi, di nuovi agenti immunosoppressori, si è assistito ad un limitato progresso nell’allungamento nella vita media del trapianto.

Le principali cause di fallimento tardivo sono la morte del paziente per complicanze infettive, tumorali o metaboliche e il progressivo deterioramento della funzione renale sia a causa di fattori immunologici che non immunologici.

La terapia immunosoppressiva può essere distinta in due componenti: la terapia di induzione che ha lo scopo di attuare un’immunosoppressione intensa ed immediata. La sua utilità è riconosciuta nei trapianti a rischio immunologico superiore allo standard a discapito di un maggior rischio di insorgenza di citopenie e infezioni virali; la terapia di mantenimento, il cui razionale è prevenire il rigetto dell’organo nel tempo, riducendo al minimo la tossicità farmacologica. E’ costituita generalmente dall’associazione di due o tre farmaci con differente meccanismo d’azione.

Lo schema più comunemente utilizzato prevede un inibitore della calcineurina in associazione ad un antimetabolita e basse dosi di steroide.

La terapia immunosoppressiva è correlata ad un maggior rischio di sviluppo di infezioni e di neoplasie.

Ciascuna classe di farmaci si associa ad un diverso profilo di tossicità. La scelta del protocollo terapeutico dovrebbe tenere in considerazione le caratteristiche cliniche del donatore e del ricevente e potrebbe richiedere eventuali modifiche in occasione di variazione delle condizioni cliniche o di insorgenza di complicanze.

Parole chiave: protocolli immunosppressivi, terapia di induzione, terapia immunosoppressiva, trapianto renale

Introduzione

Il trapianto renale è la terapia che garantisce la maggior aspettativa di vita e la migliore qualità tra le terapie proponibili ai pazienti affetti da IRC terminale, con costi complessivamente ridotti rispetto alla dialisi [1234].

Nelle ultime due decadi, grazie alla progressiva conoscenza dei meccanismi alla base della risposta immune all’innesto nell’organismo di cellule e tessuti eterologhi (attivazione e proliferazione dei linfociti T e B, citochine e chemochine di segnale, attivazione del complemento), sono entrati nella pratica clinica agenti immunosoppressori in grado di bloccare a vari livelli la cascata della risposta immune e di ridurre più efficacemente l’incidenza di rigetto acuto e di perdita precoce del graft.

Nonostante la riduzione del tasso dei rigetti acuti e di fallimento precoce, vi sono stati solo limitati progressi nell’allungamento della vita media del trapianto. Le principali cause di fallimento tardivo sono la morte del paziente con rene funzionante per complicanze infettive, tumorali o metaboliche, eventi cardiovascolari ed il progressivo deterioramento della funzione renale causato sia da fattori immunologici (rigetto cellulare tardivo, rigetto anticorpo-mediato, recidiva di nefropatia autoimmune) che da fattori non immunologici (nefrotossicità da CNI o altri farmaci, diabete, ipertensione arteriosa, invecchiamento dell’organo).
 

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