Gli inibitori del segnale di proliferazione (inibitori di mTor) nel trapianto di rene

Abstract

I protocolli immunodepressivi più comunemente usati nella terapia di mantenimento del trapianto renale, che includono un inibitore della calcineurina (CNI), un derivato dell’acido micofenolico e gli steroidi, hanno ridotto notevolmente l’incidenza di rigetto acuto, un effetto che non si è però tradotto in un aumento della sopravvivenza a lungo termine del rene trapiantato. Un recente approccio al trattamento immunosoppressivo nel trapianto di rene considera un’ottica più ampia che include non solo il rischio di rigetto, ma anche gli effetti avversi dei farmaci, il profilo di rischio infettivologico, il rischio oncologico e cardiovascolare. Osservazioni recenti indicano che l’introduzione precoce di mammalian target of rapamycine inhibitor (mTORi) in associazione a CNI a basso dosaggio nel paziente a basso rischio immunologico possa fornire questi vantaggi sistemici. Questa revisione si propone l’obiettivo di riassumere i principali vantaggi e svantaggi dell’utilizzo di mTORi nei protocolli di immunosoppressione del trapianto di rene.

Parole chiave: trapianto di rene, mTOR inibitori, terapia immunosoppressiva

Introduzione

I protocolli immunodepressivi più comunemente usati nella terapia di mantenimento del trapianto renale includono un inibitore della calcineurina (CNI) (più spesso tacrolimus -Tac che ciclosporina -CsA), un derivato dell’acido micofenolico (micofenolato sodico o micofenolato mofetile– MMF o MPA) e gli steroidi (CS).

 

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