Cosa sappiamo e cosa non sappiamo in materia di donne e malattie renali: domande senza risposta e risposte da definire. Riflessioni a proposito del World Kidney Day e dell’International Woman’s day

Abstract

Una malattia renale cronica (o CKD da chronic kidney disease) è presente in circa il 10% della popolazione mondiale: la CKD è riconosciuta a livello mondiale come una delle 20 principali cause di morte e l’impatto sui pazienti e sui loro familiari può essere devastante. Nel 2018, la data dei due eventi World Kidney Day e International Woman’s day, coincide. Questa sincronia può portare a riflessioni sullo stato di salute delle donne, sia rispetto alle comunità in cui vivono ed operano, sia rispetto alle generazioni future, focalizzando l’attenzione sulla salute dei reni e sugli aspetti peculiari delle malattie renali nella popolazione femminile, per una migliore consapevolezza delle malattie e delle terapie.
Le ragazze e le donne, che rappresentano circa il 50% della popolazione mondiale, apportano un enorme contributo alla società e alle famiglie. A livello mondiale, una discriminazione di genere limita la possibilità di accesso alla scolarità, alle cure mediche ed al coinvolgimento in studi clinici.
La gravidanza è una situazione esclusiva delle donne, nel cui contesto possono svilupparsi malattie renali acute e croniche, con un impatto a breve lungo termine sulla salute, e potenziali  ripercussioni sulle generazioni future; la gravidanza è però anche un’occasione preziosa  di diagnosi tempestiva di una malattia renale preesistente. Numerose malattie autoimmuni sono più frequenti nelle donne; anch’esse possono compromettere la gestazione e la salute del feto.
Le donne in dialisi hanno comorbilità differenti rispetto agli uomini; per quanto riguarda il trapianto renale, le donne sono più propense a offrirsi come donatrici piuttosto che ad esserne beneficiarie.
In questo editoriale abbiamo focalizzato l’attenzione su alcuni temi importanti che riguardano le donne, la salute dei reni e le malattie renali. Ci siamo interrogati su domande rilevanti che al momento non hanno risposta, auspicando di offrire un aiuto concreto per un domani caratterizzato da outcomes adeguati per tutte le donne del mondo.

Parole chiave: donne, accesso alle cure sanitarie, salute renale, malattie renali acute e croniche, medicina di genere

Kidney Health e Women’s Health: l’occasione per ottimizzare le risorse di oggi e migliorare gli standard per le generazioni future

 

Introduzione

Una malattia renale cronica (CKD, da Chronic Kidney Disease) è presente in circa il 10% della popolazione mondiale adulta: la CKD è riconosciuta a livello mondiale come una delle 20 principali cause di morte e l’impatto sui pazienti e sui loro familiari può essere devastante (1). Nel 2018, la data di celebrazione dei due eventi World Kidney Day e International Woman’s day coincide. Questa sincronia può indurre a riflessioni sullo stato di salute delle donne, sia a livello delle comunità in cui vivono ed operano, sia per quanto riguarda le generazioni future, focalizzando l’attenzione sulla salute renale, per aumentare la conoscenza e la consapevolezza degli aspetti peculiari delle malattie renali nell’universo femminile.

Le ragazze e le donne, che rappresentano circa il 50% della popolazione mondiale, apportano un enorme contributo alla società. Le donne danno alla luce i figli e ne curano la salute; contribuiscono a sostenere il benessere della famiglia e della comunità. Tuttavia, ancora nel XXI secolo le donne non vedono sempre riconosciute le loro potenzialità in ambito professionale e devono spesso ancora lottare per ottenere i diritti che sono concessi “d’ufficio” alla controparte maschile; in molte realtà socio-culturali non è riconosciuta l’eguaglianza di genere in ambito lavorativo e sociale.

A livello mondiale esistono realtà in cui la disparità di genere è estrema, sia in termini di diritto allo studio sia di accesso alle cure sanitarie. In ambito scientifico, le donne sono rappresentate in misura statisticamente inferiore in molti studi, per cui le raccomandazioni di buona pratica clinica si basano in genere su dati meno consolidati (Figura 1).

In questo editoriale abbiamo focalizzato l’attenzione su alcuni temi importanti a proposito di donne, salute dei reni e malattie renali. Ci siamo interrogati su alcune domande rilevanti che al momento non hanno risposta. In tal senso, auspichiamo che il nostro lavoro possa essere una base per un domani caratterizzato da outcomes equi ed adeguati per donne e uomini a livello mondiale.

 

Cosa conosciamo e dovremmo conoscere

La gravidanza è la prima causa di insufficienza renale acuta (altrimenti nota come Acute Kidney Injury (AKI)) nelle donne in età fertile. Sappiamo bene che AKI e pre-eclampsia (PE) possono esitare in CKD, ma non esistono dati sufficienti per quantificare l’entità del rischio (25).

Anche, la presenza di una malattia renale cronica può avere ripercussioni negative sulla gravidanza, ed un aumento di rischio si registra a partire dalle fasi iniziali della CKD (6, 7).

Il rischio aumenta con la progressione della CKD, creando difficili interrogativi, anche di carattere etico, sull’avvio e sull’eventuale interruzione di una gravidanza in donne con malattie renali gravi (6-8). Sappiamo inoltre che la PE aumenta la probabilità di ipertensione e CKD a distanza di anni-decenni dal parto, ma non c’è ancora un accordo sulla strategia di sorveglianza o di reno-protezione per ridurre il rischio di contrazione della funzione renale post pre-eclampsia (912).

Malattie sistemiche come il Lupus eritematoso Sistemico (SLE), l’artrite reumatoide (RA) e la sclerosi sistemica (SS) colpiscono più frequentemente le donne. Mancano dati per stabilire il contributo che queste malattie, acute e croniche, apportano alla prevalenza dell’insufficienza renale terminale (ESRD) nel sesso femminile.

Nei trials e negli studi di coorte sulla CKD, la popolazione femminile è in genere statisticamente inferiore rispetto alla popolazione maschile; d’altro canto, la progressione verso l’ESRD (end stage renal disease, malattia renale terminale) è generalmente più lenta nelle donne (1315). Non è dato sapere se questo derivi da un bias di campionamento, da una difficoltà di quantificare in fase precoce la disfunzione renale nel sesso femminile (in quanto vengono spesso utilizzate formule standardizzate per il sesso maschile), da un accesso meno precoce alle cure sanitarie o se effettivamente vi sia alla base una reale differenza di gravità e prevalenza del CKD nei due sessi.

Le donne con CKD hanno un rischio cardiovascolare superiore alle donne non affette da CKD (16), ma tale rischio è inferiore rispetto a quello degli uomini affetti dallo stesso grado di compromissione funzionale renale.

Negli studi di coorte in emodialisi la distribuzione del tipo accesso vascolare è differente negli uomini e nelle donne, con una prevalenza inferiore di fistole arterovenose nelle donne, probabilmente legata a fattori costituzionali. Anche la scelta del trattamento, dialisi peritoneale o emodialisi, è influenzata dal sesso del paziente.

Le donne sono più spesso donatrici di rene mentre più raramente, rispetto agli uomini, ne sono riceventi. Non è chiaro se ciò dipenda rifletta esclusivamente da una differente prevalenza della CKD tra uomini e donne, o se siano in casa fattori culturali o motivazioni differenti.

In diversi Paesi del mondo l’accesso alle cure sanitarie non è garantito equamente nei due sessi; ancora una volta, non disponiamo di dati sufficienti per valutare l’entità di tali differenze, soprattutto nei Paesi più poveri.

 

Gravidanza, pre-eclampsia, disturbi ipertensivi della gravidanza e salute del feto. La salute della donna come punto focale della salute, presente e futura, del rene.

Ciò che sappiamo

La PE rappresenta la principale causa di AKI e di mortalità materna, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (2, 17). La gravidanza è la più comune causa di AKI nelle donne in età fertile (10, 18, 19). Numerose malattie e condizioni, tra cui la PE, i disordini ipertensivi della gravidanza e la CKD possono esitare in AKI in gravidanza. Vari fattori scatenanti sono presenti in diverse realtà mondiali. Le complicanze dopo aborto settico rappresentano la principale causa di AKI nei Paesi dove l’interruzione di gravidanza è illegale, mentre la PE dopo fecondazione assistita rappresenta una causa emergente nei Paesi industrializzati (12, 2022). 

La PE ed i disordini ipertensivi della gravidanza si manifestano nel 3-10% di tutte le gravidanze (2, 3, 18). Nell’ambito di tali condizioni il rene è il bersaglio principale di un disequilibrio tra fattori pro-angiogenici ed anti-angiogenici, che esitano in ipertensione, proteinuria e disfunzione endoteliale. L’incidenza della PE, più elevata nei Paesi a reddito medio-basso (probabilmente anche per la mancata diagnosi di fattori predisponenti) e raggiunge un picco agli estremi dell’età fertile (12, 2022).

La relazione fra rene e placenta è biunivoca e la presenza di CKD rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di PE e di disturbi ipertensivi della gravidanza (Figura 2). A parte la malattia renale stessa, le principali condizioni riconosciute come fattore di rischio per la PE (diabete, malattie immunologiche, ipertensione, obesità, sindrome metabolica) sono anche fattori di rischio per la CKD, sottolineando il legame tra le due condizioni. In molte di queste malattie sono presenti alterazioni morfo-funzionali renali, e questo sottolinea ulteriormente il rapporto tra malattia renale, anche iniziale, e PE. Le recenti acquisizioni sulla PE, e l’uso dei nuovi markers angiogenici-antiangiogenici stanno portando ad una distinzione tra PE “placentare” e “ materna”, che può giocare un ruolo importante nel guidare la gestione della gravidanza e del post-parto (23, 24).

 

Cosa non sappiamo

Esistono ripercussioni a lungo termine della PE sulla salute materna e sulla salute del feto, ma la ricerca è in corso e le incognite sono numerose.

La PE rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di CKD e di ESRD  (3-5), ma il nesso causa effetto non è completamente chiaro. Un segno distintivo della PE è rappresentato dalla perdita dei podociti, condizione che suggerisce un danno glomerulare permanente (25). L’endoteliosi, associata alla PE, ma anche riscontrabile nella gravidanza non complicata, può rappresentare un segno premonitore della glomerulosclerosi; il danno tubulare e vascolare possono coesistere (26, 27).

Oltre ai rischi materni, la PE è associata a morte intrauterina e perinatale, parto prematuro e ritardo di crescita intrauterina; questi due ultimi fattori sono responsabili di “bambini piccoli” (2, 3, 5). I “bambini piccoli” e i bambini nati pretermine hanno un aumentato rischio di deficit neurologici e complicanze post-natali, in particolare sepsi (2832). Tale rischio è superiore nei Paesi poveri, poiché la sopravvivenza, e l’esito senza deficit dipendono anche dall’accesso alla terapia intensiva neonatale (20, 21). In età adulta, i bambini “piccoli” sono a rischio di sviluppo di diabete, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e CKD (3337). Poiché lo sviluppo del rene si conclude nelle ultime fasi della gestazione, si ritiene che una crescita renale non adeguata sia responsabile di un basso numero di nefroni alla nascita, e di conseguenza dell’aumentato rischio di CKD nella vita adulta (3337).

 

Gravidanza in corso di malattia renale, dialisi e trapianto renale

Che cosa sappiamo e cosa non sappiamo: Malattia renale cronica

La CKD è un fattore di rischio per eventi avversi in gravidanze fin dai primi stadi di malattia (Tabella 1) (6, 38, 39). Questo rischio tende a crescere con la progressione del danno renale, dallo stadio 1 allo stadio 5, soprattutto in presenza di glomerulonefriti, malattie autoimmuni e nefropatia diabetica (6, 7, 3841). I dati sulla gravidanza in donne donatrici di rene suggeriscono che la riduzione del parenchima renale possa comportare un aumentato rischio di PE e di disordini ipertensivi della gravidanza (42, 43).

I valori pregravidici di pressione arteriosa e di proteinuria rappresentano importanti modulatori dei rischi connessi alla gravidanza, nella CKD; in sintesi:

  • il rischio di malformazioni non è aumentato rispetto alla popolazione generale (ad esclusione delle malattie ereditarie come la nefropatia da reflusso, la policistosi renale o alle anomalie congenite a carico di reni e vie urinarie),
  • la morte materna è rarissima (almeno nei Paesi ad alto reddito),
  • l’incidenza di parto pretermine o di basso peso alla nascita, tra loro connessi, è aumentata in corso di CKD, a partire dallo stadio 1, ed aumenta con il progredire dell’insufficienza renale.

Analogamente, l’effetto della gravidanza sulla progressione della CKD non è completamente elucidato; rendono conto delle incertezza l’eterogeneità degli studi, le differenti pratiche cliniche ed ostetriche e le diverse durate dei follow-up. Complessivamente, nei primi stadi della CKD una riduzione della funzione renale a breve e lungo termine è rara, mentre negli stadi più avanzati il rischio aumenta in proporzione alla gravità della contrazione della funzione renale (6, 7, 3841, 4448).

La gravidanza può anche essere un’occasione preziosa di diagnosi tempestiva di CKD. Nei Paesi in via di sviluppo, una malattia renale cronica è spesso scoperta in stadio avanzato, e le implicazioni legate all’avvio della dialisi comportano importanti problemi di carattere clinico ed etico.

Nei Paesi più ricchi, la diagnosi di CKD è posta in gravidanza soprattutto in stadi precoci, dove può essere un’occasione di avviare tempestivamente le terapie ed il monitoraggio della malattia (4951).

 

Dialisi e Trapianto

La malattia renale cronica terminale comporta d’abitudine una riduzione della fertilità; studi australiani ed europei riportano una riduzione della natalità di circa 1:10 tra donne con trapianto rispetto alla popolazione generale e di circa 1:10 tra donne con trapianto renale e in trattamento dialitico (il rischio di concepimento si riduce quindi in dialisi a circa 1:100 rispetto alla popolazione generale) (52, 53).

Nonostante ciò, il primo caso di gravidanza in emodialisi è stato descritto già a inizio degli anni ’70 e nel nuovo millennio la gravidanza in dialisi si sta configurando come una reale possibilità (8, 54, 55). Attualmente sono presenti in letteratura dati su più di 1000 gravidanze in pazienti dializzate (55). Il miglioramento dei risultati deriva principalmente dalla dimostrazione di una relazione stretta tra intensità del trattamento dialitico (inteso come frequenza e durata) e outcome della gravidanza: pertanto lo standard attuale è quello di praticare l’emodialisi con frequenza giornaliera e durata variabile, sono ad 8 ore per dialisi (8, 54).

Dopo il trapianto di rene la fertilità è in parte ripristinata (5660). Tuttavia, anche in una situazione cinicamente ideale (funzione renale nella norma, assenza di ipertensione o proteinuria, almeno due anni dal trapianto, in assenza di episodi recenti di rigetto), il rischio di complicazioni è più elevato nelle donne portatrici di trapianto renale rispetto alla popolazione generale. È interessante notare che, in assenza di farmaci teratogeni (quali micofenolato e rapamicina), gli outcomes della gravidanza nella donna trapiantata di rene condividono gli stessi fattori di rischio della CKD (grado di disfunzione renale, ipertensione, proteinuria) (59).

Tuttavia, mancano dati sull’esito della gravidanza in donne con un trapianto renale mal funzionante, probabilmente per la tendenza a sconsigliare questa scelta (61, 62).

È noto, infine, che le tecniche di fertilizzazione assistita si stanno diffondendo in donne con trapianto renale, ma non esistono ancora studi mirati a riguardo; va ricordato a questo proposito che le gravidanze multiple possono apportare un rischio aggiuntivo nelle pazienti affette da CKD, con o senza trapianto renale.

 

Malattie autoimmuni, donne, malattia renale.

Che cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Le malattie autoimmuni come lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide (RA) e sclerodermia (o sclerosi sistemica, SS), caratterizzate da infiammazione sistemica che porta ad una disfunzione di diversi organi, tra cui il rene, colpiscono preferenzialmente le donne. La maggior incidenza e gravità di queste malattie nel sesso femminile deriva dalla complessa interazione tra fattori ormonali, genetici ed epigenetici (Tabella 2). Le malattie autoimmuni, che rappresentano nella loro totalità una delle principali cause di morbilità e mortalità nelle donne in età adulta, hanno un peso rilevante sulla salute pubblica (6365).

Il lupus è una malattia autoimmune caratterizzata da interessamento multi-organo, con una prevalenza calcolata di 5.000.000 di persone nel mondo; il LES colpisce in maniera preponderante il sesso femminile (con un rapporto di 9:1 femmine vs maschi) e l’etnia non caucasica. La prevalenza è massima in età fertile (con un rapporto di 15:1).

Le ragioni di questa distribuzione sono varie:

  • maggior numero di cromosomi X e presenza di variazioni genetiche su tale cromosoma (6668),
  • ruolo degli estrogeni. Gli effetti degli estrogeni sono mediati dall’attività di trascrizione dei recettori intracellulari, il cui profilo è alterato nelle cellule T delle donne affette con LES (69, 79),
  • la Catepsina S, recentemente identificata come coinvolta nella patogenesi del LES, può fungere da trigger per il sistema immunitario nel sesso femminile (71),
  • numerosi markers genetici non legati all’HLA possono predisporre al LES individui di discendenza europea, ispanica o afroamericana (72).
  • La suscettibilità allo sviluppo di lupus durante la gravidanza riconosce una genesi multifattoriale che comprende l’incremento dei livelli di interferon alfa (durante la gravidanza i livelli ematici sono aumentati poiché tale citochina è fisiologicamente espressa dalla placenta (73)) ed anomalie strutturali e funzionali a carico delle cellule T regolatorie, cellule chiave per la modulazione della tolleranza materno-fetale.

L’interessamento renale nel LES è evidenziabile in circa metà delle pazienti, e può portare ad alterazioni a carico di glomeruli, interstizio e vasi. La nefrite lupica rappresenta il maggior fattore di rischio di morbilità e mortalità in corso di LES e, nonostante i progressi terapeutici, continua ad esitare in una compromissione della funzione renale in un elevato numero di pazienti (75). La malattia renale è un nodo cruciale nel counseling pre-gravidico delle pazienti con LES: la presenza di danno renale e di ipocomplementemia si associa ad un rischio elevato di attività della malattia renale in gravidanza (76).

La salute delle pazienti con LES è anche strettamente collegata al loro status socio-economico: la povertà è associata con un aumento significativo della mortalità e della morbidità. La frequenza di eventi avversi in gravidanza è doppia nelle donne afroamericane ed ispaniche rispetto alle donne caucasiche. Studi clinici indicano come, nelle donne di afroamericane, lo status socioeconomico rappresenti il determinante principale negli outcomes in gravidanza (77, 78).

Anche l’artrite reumatoide (RA) colpisce preferenzialmente le donne (rapporto 4:1 rispetto agli uomini) con un picco di incidenza a 45-55 anni, in coincidenza con gli anni perimenopausa, il che suggerisce una possibile associazione tra deficit di estrogeni e insorgenza della malattia. Il rapporto di incidenza maschi:femmine dopo i 60 anni è, infatti, di circa 1:1. L’influenza degli ormoni sessuali nello sviluppo di RA è ben riconosciuta, ed è descritta la possibilità di miglioramento dei sintomi o di remissione durante la gravidanza (7981). Il rischio di CKD è significativamente più elevato nei pazienti con RA rispetto alla popolazione generale ed il coinvolgimento renale nella RA è relativamente comune e multifattoriale ed è un predittore della mortalità. Lo sviluppo della CKD può derivare da diversi processi: un coinvolgimento renale specifico (ad esempio, glomerulonefrite, nefrite interstiziale), l’infiammazione cronica, le comorbidità e farmaci antireumatici nefrotossici. Lo sviluppo di amiloidosi AA aumenta la morbilità ed è la causa principale di malattia renale terminale. È importante sottolineare che parte dei farmaci, spesso necessari a vita, possono comportare una nefrotossicità (82-84).

La sclerodermia (SS) colpisce prevalentemente le donne (rapporto femmina maschio tra 3: 1 e 14: 1), con un picco di incidenza nella quinta e sesta decade di vita.

Gli estrogeni possono svolgere un ruolo nella patogenesi della sclerodermia attraverso un effetto stimolatore sul recettore del transforming growth factor-beta 1 e sul recettore del platelet-derived growth factor (85). La vasculopatia è una manifestazione importante della SS, e il basso tasso estrogenico associato alla menopausa può aggravare il quadro (86). Tra le alterazioni renali che possono comparire nella SS, la più grave è la cosidetta “crisi renale sclerodermica”, che rappresenta una forma di ipertensione maligna con insufficienza renale acuta; più comunemente, in corso di SS, una nefropatia ischemica può portare ad una CKD lentamente progressiva, accompagnata da ipertensione e albuminuria (78). Tra i quadri meno frequenti, un’insufficienza renale acuta normotensiva può essere causata da una nefrite interstiziale o da una vasculite ANCA positiva, un’entità con prognosi sfavorevole (8789).

 

Donne, malattia renale cronica e accesso alle terapie sostitutive

Che cosa sappiamo e cosa non sappiamo

Sebbene la terapia renale sostitutiva (RRT), dialisi o trapianto, sia indispensabile alla sopravvivenza nell’uremia terminale, il trattamento non è disponibile uniformemente nel mondo. La prevalenza di dialisi e trapianto differisce notevolmente e dipende in modo complesso dall’economia dal sistema sanitario di ciascun Paese (90, 91). In tutto il mondo, solo il 50% dei pazienti ha accesso ad una terapia sostitutiva (92), con livelli molto bassi in zone a basso e medio reddito; in gran parte dell’Africa sub-sahariana, per esempio, meno del 2% di dei pazienti ha accesso alla terapia sostitutiva (93). L’accesso alla RRT è inferiore per le donne e le ragazze, e ciò è particolarmente preoccupante perché, in molte società, le donne sono svantaggiate da una discriminazione radicata in fattori socioculturali (94, 95).

 

Differenze di sesso nell’accesso alla dialisi

Oltre due milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa della mancanza di disponibilità di RRT; il gap tra richiesta e disponibilità è più marcato nei Paesi a basso reddito, con stime prudenti che indicano in Asia e Africa rispettivamente un deficit di trattamento per 1,907 milioni e 432.000 di persone. Secondo un’ampia revisione sistematica, entro il 2030, la prevalenza stimata dei pazienti in RRT dovrebbe essere più che raddoppiata, a 5,439 milioni (3,899-7,640 milioni), con la maggior crescita in Asia (92).

Ci sono pochi dati precisi sulla discriminazione di genere per l’accesso alla RRT. Studi in Africa mostrano che gli uomini hanno maggiori probabilità di ricevere RRT rispetto alle donne (96, 97).

Nei Paesi industrializzati, come il Giappone, l’incidenza della RRT nelle donne è circa metà di quella nei maschi (3.287 nei maschi contro 1.764 donne pmp) (91), manca tuttavia una spiegazione chiara di questo risultato. Uno studio statunitense riportava che le donne hanno una probabilità significativamente più elevata (Odds ratio: 1.70) di un inizio tardivo della dialisi rispetto agli uomini (98). È stato descritto che il livello di consapevolezza della malattia renale nelle donne è molto inferiore rispetto a quella degli uomini (2.9% ± 1.6% nelle donne vs 17.9% ± 5.9% negli uomini), il che può contribuire a un avvio tardivo della RRT (99).

In dialisi, i tassi di mortalità sono simili negli uomini e nelle donne, ma l’incidenza di alcune complicanze associate alla dialisi è più elevata nelle donne. Secondo uno studio USA, su 111.653 pazienti sottoposti a emodialisi, i tassi di ospedalizzazione erano più elevati nelle donne, che presentavano anche un più elevato rischio di riammissioni entro i 30 giorni (100).

Inoltre, l’impiego di fistola artero-venosa, che è associato a ridotta mortalità, complicanze e costi, è inferiore nelle donne in emodialisi (101). Ciò può essere dovuto a diversi fattori, tra cui problemi anatomici / chirurgici relativi alla dimensione dei vasi, alla tempistica di riferimento al nefrologo o a scelte personali; ancora una volta, mancano studi esaurienti in merito.

 

Differenze di sesso nell’accesso al trapianto renale

Il trapianto rappresenta la migliore forma di RRT nei pazienti senza controindicazioni. A livello mondiale, le donne hanno meno probabilità degli uomini di essere trapiantate di rene, da donatore cadavere o vivente, ma hanno maggiori probabilità di fungere da donatrici per il trapianto di rene da vivente (102104). I dati provenienti da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Cina e India, confermano tassi differenti di trapianto di rene (inferiori nelle donne), minori probabilità di inserimento in lista di attesa e tempi più lunghi dall’avvio della dialisi all’inserimento in lista. Le madri hanno maggiori probabilità di essere donatrici per i figli, come lo sono le donne in generale (91, 105108). La disuguaglianza di sesso esiste anche a livello pediatrico. Un sondaggio condotto da 35 Paesi partecipanti alla Società Europea di Nefrologia Pediatrica – Registro Europeo di Dialisi e Trapianto, ha riportato che le ragazze avevano una minore probabilità di accesso al trapianto renale rispetto ai ragazzi (109).

Fattori socioeconomici giocano indubbiamente un ruolo nella disuguaglianza della distribuzione dei trapianti di rene, specialmente nei Paesi e nelle regioni a basso e medio reddito. Generalmente, gli uomini forniscono il reddito maggiore per la loro famiglia, il che può scoraggiare alla donazione. Differenti condizioni lavorative e di reddito possono contribuire alle differenze di sesso per quanto riguarda i trapianti, anche perché l’occupazione ed il reddito sono solitamente associati a una migliore assicurazione sanitaria, che copre i costi del trapianto in alcune sedi. È stato anche suggerito che fattori psicosociali e culturali contribuiscano alla disparità delle cure. Alcuni dati provenienti dagli Stati Uniti hanno rilevato che le donne afroamericane avevano meno probabilità di voler sottoporsi a trapianto di rene da donatore vivente rispetto agli uomini, mentre gli uomini ricevevano il doppio di offerte di donazione di rene; le donne, inoltre, avevano meno probabilità di essere valutate per l’inserimento in lista trapianto (110). Altri studi, che descrivono disparità di età e sesso nell’accesso al trapianto di rene, suggeriscono che queste abbiano origine al momento delle discussioni pre-inserimento in lista trapianto; indipendentemente dall’età, era più probabile che le donne non avessero discusso con medici e personale sanitario sulla loro salute e sulle cure. Questi dati possono sottolineare l’esigenza di azioni che si focalizzino sull’educazione terapeutica nelle donne (111).

 

Presente e futuro: ciò che non sappiamo

dati sopra riportati, relativi alla gravidanza, all’AKI, alle malattie autoimmuni, alla CKD, alla dialisi e al trapianto, lasciano molte domande ancora senza risposta.

Ad esempio, nei Paesi ad alto reddito, l’aumento dell’età materna e della fecondazione assistita porteranno ad un aumento della PE? Questo potrà avere un impatto sulle generazioni future? L’aumento delle tecniche di fecondazione in vitro in età materna avanzata può portare a gravidanze multiple, che possono predisporre a PE, restrizione della crescita intrauterina o entrambe. Ciò porterà ad un aumento della CKD in futuro?

A causa dell’elevata eterogeneità della CKD, non sappiamo se e come i risultati della gravidanza siano modulati dalle diverse nefropatie poiché, al di là delle malattie più comuni, come la nefropatia a depositi di IgA, il LES, la nefropatia diabetica e la nefropatia da reflusso, l’evidenza è scarsa (44, 45, 112114). Come dovremmo gestire il counsellig preconcezionale rispetto alla proteinuria? Le indicazioni su quando iniziare la dialisi in gravidanza non sono ben stabilite, né sono incontestabili le indicazioni rispetto alla frequenza e alla durata delle sessioni. In donne con trapianto renale, le recenti politiche di più vasta accettazione dei donatori, l’età più elevata al trapianto e la ridotta fertilità legata all’età potrebbero portare a modificare l’atteggiamento rispetto alla gravidanza nelle pazienti con funzione renale non ottimale (56, 60). Non è chiaro come ciò possa influire sui risultati a breve e lungo termine delle madri e dei loro bambini.

Le gravidanze in età adolescenziale sono molto comuni in alcune parti del mondo e sono spesso associate a bassi livelli economici e culturali; il rischio di PE è aumentato, ma non del tutto quantificato. Le disparità normative per la fecondazione assistita e la mancanza di una valutazione sistematica della funzione renale indicano la necessità di ulteriori studi in merito.

Nonostante le eleganti dimostrazioni sul ruolo degli ormoni sessuali sulla salute vascolare e sull’immunoregolazione, la predominanza femminile in malattie come LES, AR e SS rimane ancora non del tutto elucidata, in particolare rispetto ad altre malattie sistemiche come la vasculite ANCA positiva e la sindrome emolitico-uremica. Si noti che la porpora trombotica trombocitopenica ha un’incidenza più elevata nelle donne, sebbene ciò sia probabilmente dovuto all’associazione con altre condizioni tipicamente femminili, come la gravidanza. L’incidenza del coinvolgimento renale nel LES in gravidanza e le somiglianze / differenze con la preeclampsia non sono ancora chiare. Anche la modulazione del sesso sull’azione e sulla risposta a diversi farmaci nelle malattie autoimmuni non è ancora sufficientemente studiata.

Una maggiore attenzione a somiglianze e differenze tra le diverse malattie, all’importanza degli ormoni sessuali nell’infiammazione, nella modulazione immunitaria e nella salute vascolare potrebbero portare a importanti intuizioni e scoperte cliniche.

Le donne hanno maggiori probabilità di essere donatrici di rene; l’impatto sul rischio cardiovascolare e di malattia renale terminale non è chiaro: rimane da studiare la miglior maniera di calcolare la riserva funzionale renale. Qual è l’impatto della menopausa sulla salute vascolare dopo la donazione di rene? I rischi di CKD e PE sono aumentati nelle donatrici che affrontano una gravidanza?

Nel contesto di terapie specifiche che ritardino la progressione della CKD, sappiamo se ci sono differenze di sesso nelle risposte terapeutiche, per esempio ad ad ACEi-ARB? C’è bisogno di aggiustamenti di dose per sesso? Conosciamo l’impatto dell’assetto ormonale sulle terapie immunomodulanti o sull’albero vascolare? Nei Paesi a reddito medio-basso, in che modo il cambiamento culturale, economico e sociale influisce sulla salute delle donne e qual è l’impatto dell’epidemia di obesità, diabete e ipertensione sulla CKD?

 

Sintesi

Le malattie renali hanno rischi specifici nelle donne; le malattie renali, così come l’accesso alle cure, hanno un profondo impatto sulla generazione attuale e su quelle future. Sostenere un migliore accesso all’assistenza per le donne è fondamentale per mantenere la salute di famiglie, comunità e popolazioni.

Studi mirati sul contributo degli ormoni sessuali e sull’interazione tra ormoni sessuali e vari aspetti della fisiologia potranno migliorare la nostra comprensione della progressione delle malattie renali. Studiare più a fondo condizioni come la gravidanza (vista come uno stato di tolleranza verso il non-self), il LES e altre malattie autoimmuni comuni nelle donne, potrà aumentare la comprensione della tolleranza immunologica e migliorare le cure per tutti.

Abbiamo bisogno di maggiore consapevolezza per giungere ad una diagnosi tempestiva e garantire un adeguato follow-up della CKD in gravidanza. A sua volta, la gravidanza può essere un’occasione preziosa per la diagnosi precoce della CKD, consentendo la pianificazione di interventi terapeutici mirati.

Quest’anno la Giornata mondiale del rene e la Giornata internazionale della donna cadono lo stesso giorno, offrendoci l’opportunità di sottolineare l’importanza della salute delle donne, cominciando da quella renale. Nel suo tredicesimo anniversario, la Giornata mondiale del rene promuove un accesso equo all’educazione alla salute, all’assistenza sanitaria e alla prevenzione per tutte le donne e le ragazze del mondo, per ottimizzare i risultati di tutte le persone che hanno una malattia renale o sono a rischio di svilupparla.

 

Ringraziamenti a Giuseppe Leonardi e Giovanna Pisanu per avere contribuito alla traduzione in italiano del testo

 

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