Iperuricemia e Malattia Renale Cronica: un update

Abstract

L’iperuricemia è definita dalla presenza di valori sierici di acido urico superiori ai 6 mg/dl ed è una condizione che si verifica o per effetto di iperproduzione o per mancata escrezione di urati a livello renale, che superi il compenso intestinale. In Italia la prevalenza di tale condizione si attesta intorno al 12% della popolazione generale e aumenta al ridursi della funzione renale fino a percentuali del 60%. Recenti studi sperimentali hanno dimostrato un ruolo dell’acido urico nello sviluppo di ipertensione arteriosa e arteriosclerosi sistemica, con un aumento del rischio cardiovascolare. Da numerosi studi osservazionali è emerso, inoltre, che livelli elevati di acido urico sono un fattore di rischio indipendente associato alla comparsa di malattia renale cronica de novo anche dopo aggiustamento per le altre variabili confondenti. I pazienti iperuricemici trattati con febuxostat, un inibitore selettivo dell’enzima xantina ossidasi hanno mostrato negli RCT praticati in confronto con l’allopurinolo un migliore controllo dei valori di uricemia. Recenti studi osservazionali indicano che la terapia ipouricemizzante potrebbe essere utile nella riduzione della comparsa di eventi cardiovascolari, nonché nel rallentamento della progressione dell’insufficienza renale cronica. Ulteriori studi controllati e randomizzati disegnati col fine di valutare la funzione renale come outcome primario e verificare il potenziale effetto nefroprotettivo della terapia ipouricemizzante sono attualmente in corso.

Parole Chiave: iperuricemia, farmaci ipouricemizzanti, malattia renale cronica (MRC)

EPIDEMIOLOGIA DELL’IPERURICEMIA

Si definisce iperuricemia il riscontro di valori di acido urico (UA) sierico >6 mg/dl; tale condizione può essere il risultato di un’iperproduzione o, più frequentemente, di un’inefficiente escrezione urinaria per ridotta secrezione a livello tubulare renale. Quando i livelli sierici di UA raggiungono il fisiologico limite di saturazione, si può osservare una precipitazione di cristalli di urato a carico delle articolazioni, fino alla comparsa in circa il 10% dei casi di un attacco gottoso (1).  

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