Impiego del citrato nel paziente con Nefrolitiasi

Abstract

Il Citrato è un acido tricarbossilico ed è un metabolita intermedio del Ciclo di Krebs. Contribuisce al metabolismo ossidativo del rene e del fegato. I suoi sali alcalini rappresentano basi potenziali e contribuiscono pertanto alla riserva alcalina. Viene completamente filtrato dal glomerulo, con una frazione escreta pari al 10-40%. L’insufficienza renale, l’acidosi metabolica, la deplezione potassica ed alcuni farmaci inducono ipocitraturia. Il Citrato ha una spiccata affinità per il calcio con cui forma complessi solubili e svolge anche un’interferenza negativa con i processi di cristallizzazione dei sali di calcio. Si ha dunque un’inibizione termodinamica, la prima, e cinetica, la seconda. Inoltre l’azione alcalinizzante ha mostrato effetti positivi sulla mineralizzazione ossea. Si tratta pertanto del più importante e fisiologico inibitore ionico e questo giustifica il suo largo impiego nella prevenzione della nefrolitiasi calcica. Inoltre l’effetto alcalinizzante sulle urine è alla base del suo impiego anche nella NL urica e cistinica. L’ipocitraturia ha una incidenza significativa nei pazienti con NL calcica, sia quella secondaria di cui si è detto sopra, sia quella idiopatica, a volte famigliare. Nella prevenzione delle recidive viene utilizzato in dose di 0.1 mmol/kg/die, diviso in 2-3 dosi, in forma di sale tripotassico o di potassio-magnesio. Nella calcolosi urica l’aumento del pH a valori mantenuti costantemente intorno a 6.5 può indurre la chemiolisi di calcoli renali. Il suo effetto sull’osso, mediato dall’aumento della riserva alcalina, è stato dimostrato sia attraverso una riduzione dei marker di riassorbimento scheletrico che da un miglioramento dei dati densitometrici.

Parole chiave: citrato, citrato di potassio, ipocitraturia, nefrolitiasi calcica

INTRODUZIONE

Il Citrato è un acido tricarbossilico con formula di struttura C6H8O7 e peso molecolare di 192 daltons. Le costanti di dissociazione sono le seguenti: pKa1= 3.13, pKa2 = 4.76, pKa3 = 6.40. Pertanto al pH del sangue la maggior parte del citrato è sotto forma trivalente (Cit3-), mentre al pH urinario, che può variare fra 5.0 e 7.0, si ha la presenza, in varia proporzione, di Cit2- e Cit3-. La sua importanza fisiologica deriva dal fatto che il Citrato è un metabolita intermedio del Ciclo di Krebs e, come tale, rappresenta una fonte energetica, che contribuisce in modo significativo al metabolismo ossidativo del rene e del fegato (1). Inoltre, i suoi Sali alcalini di sodio e potassio rappresentano basi potenziali e contribuiscono pertanto alla riserva alcalina. Il Citrato plasmatico viene completamente filtrato dal glomerulo ed una sua frazione, dopo handling tubulare, viene escreta. La sua spiccata affinità per il Calcio con formazione di complessi solubili e la sua funzione di interferenza negativa con i processi di cristallizzazione dei Sali di calcio rendono questa molecola estremamente importante nella fisiopatologia della calcolosi urinaria. Infine, l’effetto alcalinizzante dei suoi sali può avere conseguenze positive per la salute dell’osso.

In questa breve rassegna prenderemo in esame i vari aspetti inerenti il ruolo fisiopatologico del citrato, in particolare, lo handling renale e intestinale, l’influenza della dieta sulla sua escrezione, gli effetti inibitori sulla litogenesi calcica, i potenziali benefici sul metabolismo scheletrico, i risultati clinici del suo impiego nella gestione del paziente litiasico.
 

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