Medicina e Nefrologia dai Social Networks

LA TRASFORMAZIONE DEL JOURNAL CLUB DOPO L’AVVENTO DEL SOCIAL MEDIA

Vincenzo Montinaro

L’aggiornamento del medico è avvenuto storicamente con diverse modalità, come abbiamo descritto nel primo numero di questa rubrica (GIN anno 33, vol. 6). Per una pratica della professione medica aggiornata allo stato dell’arte della conoscenza scientifica su uno specifico settore, è imprescindibile ricorrere a fonti di aggiornamento in ambito accademico. Una modalità che storicamente ha avuto una certa popolarità, specie nei paesi anglosassoni e nel Nord-America, è il Journal Club (JC). Il primo ad usare questo termine sembra sia stato James Paget che frequentava abitualmente tra il 1835 e il 1854 una sala collocata giusto fuori dal Saint Bartolomew’s Hospital di Londra, dove altri medici socializzavano e leggevano giornali scientifici. Fu tuttavia Sir Will Osler, il gigante canadese della Medicina che alla fine dell’800, e precisamente nel 1875 alla McGill University di Montreal, cominciò a proporre a colleghi e allievi di riunirsi periodicamente per leggere e commentare gli articoli della letteratura medica, ancorché l’accesso ai giornali scientifici a quell’epoca fosse appannaggio di pochi. Il modello del JC della McGill fu presto copiato dalle altre Università nord-americane come la John Hopkins University, dove si diffuse in tutti i Dipartimenti. Inoltre, era tipico a quel tempo ospitare le riunioni per il JC nelle case dei Direttori di Dipartimento. Così faceva Tinsley Harrison, il generatore dell’omonimo trattato di Medicina Interna, che usava ospitare i colleghi ogni due settimane per discutere e criticare nuovi articoli rilevanti per la pratica medica. Progressivamente, nelle scuole di Medicina americane questa pratica prese piede tant’è che come descrive Mattingly, nel 1980 circa l’85% dei dipartimenti di Medicina delle Università americane adottavano questa modalità di aggiornamento professionale che lo stesso autore definiva come: “un gruppo di dottori che si riuniscono periodicamente per discutere articoli scientifici di interesse comune, pubblicati in riviste mediche”. E’ caratteristica del JC l’attiva partecipazione di ogni membro, anche se questo non presenta direttamente il lavoro in discussione. Secondo questo stesso autore e in quel periodo storico, il JC per essere proficuo doveva comprendere tra 6 e 12 partecipanti. Gli incontri dovrebbero tenersi in un clima informale, che predispone alla discussione tra pari, e preferenzialmente al di fuori dell’Ospedale. Il JC nella sua evoluzione come strumento didattico medico ha quindi acquisito un ruolo di formazione mirata all’insegnamento della lettura critica degli articoli scientifici.
 

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